Arcobaleni

bambini-neri-bianchiMiriam entrò in casa sbattendo la porta. Dopo aver lasciato cadere lo zaino per terra, in corridoio, irruppe in cucina. Si piazzò davanti a sua madre con le mani sui fianchi e le gambe larghe, coi piedini ben piantati sul pavimento.
– Non sei venuta a prendermi. – la accusò, guardandola con gli occhi socchiusi e la fronte aggrottata.
Emma cercò di mantenere la serietà che imponeva la situazione.
– Eravamo d’accordo così, che saresti tornata con Sammy, – le rispose – in fondo l’anno prossimo sarai in prima media e devi cominciare ad abituarti a tornare da sola e aprire la porta con le tue chiavi. Anzi ora tocca a te scaldare il pranzo proprio come se fossi da sola.
– Tu eri d’accordo, io no. – l’accusò – A me Sammy non mi piace, non è mia amica. – ribatté, lavandosi le mani.
– Per piacere tesoro non torniamo sempre sullo stesso punto. Sammy abita nella casa dopo la nostra ed è meglio se fate la strada assieme. Mi fa stare più tranquilla.
– Tanto nelle medie non saremo più nella stessa classe, lo so!
E liquidato l’argomento, Miriam si mise a seguire le istruzioni per usare il microonde.
Emma stava studiando per passare l’esame da procuratore. Una volta abilitata sarebbe entrata come socia nello studio legale in cui stava facendo il praticantato e allora non avrebbe avuto più la possibilità di stare in casa nel pomeriggio. Per questo aveva insistito tanto perché la figlia imparasse a tornare a casa da sola e si scaldasse il pranzo. E in un paio di mesi Miriam era diventata così autonoma da riuscire a preparare un piatto di pasta. Nel frattempo anche l’antipatia per Sammy era sfumata fino a trasformarsi in una bella amicizia. La rincuorava sapere che Miriam avesse un riferimento oltre a lei e che non avrebbe passato tutti i pomeriggi da sola.
***
Emma stava rileggendo per la centesima volta le tracce degli esami degli anni prima quando, sentendosi osservata, alzò lo sguardo dagli appunti. Miriam era appena rientrata e invece di correre subito in camera sua a fare qualche gioco urgente, la fissava dalla porta con un’espressione seria. Le sorrise.
– Cosa c’è tesoro? Come mai Sammy non è con te? – chiese.
– È successa una cosa brutta. – rispose. – Stavamo giocando e il fidanzato nuovo di sua mamma si è messo a gridare.
Emma sentì una fitta d’apprensione. Aveva incrociato l’uomo un paio di volte e le aveva lasciato una sensazione di viscido. Forse era stata la barba incolta o la sciatteria generale ma aveva pensato che si trattasse di un uomo da poco, uno di quei maschi parassiti che passano il tempo a bighellonare tra le macchinette dei videopoker e gli amici del bar mentre la compagna si spacca la schiena per mantenere la famiglia. E magari era pure violento. Ma questa impressione se l’era rimproverata subito: non era corretto giudicare senza conoscere, soprattutto basandosi solo sull’apparenza. Però adesso la diffidenza che aveva provato le tornò subito in mente.
Intanto Miriam proseguiva nel racconto.
– Allora Sammy si è spaventata così forte da tremare e mi ha detto che era meglio andare via, – continuò Miriam trattenendo un singhiozzo – e poi mi ha chiamata sporca negra.
Emma respirò a fondo poi si alzò, la raggiunse sulla porta e si chinò ad abbracciarla forte.
– E perché mai Sammy avrebbe dovuto dirti una cosa così sgarbata? – le chiese con dolcezza.
– Sammy? Ma mica lei. – le rispose Miriam indignata, divincolandosi dall’abbraccio. – È stato LUI. Ha aperto il frigo e si è messo a gridare che non c’era più birra e le ha detto di andare fuori dalle palle. E poi ha detto di portare via anche la sporca negra. Che sarei io. Allora Sammy mi ha detto di venire a casa.

Emma cercò di calmarsi. Sapeva che gli italiani sotto la patina di perbenismo cattolico sono fondamentalmente un popolo razzista e che prima o poi sarebbe capitato. Era solo una questione di tempo. Eppure lo sguardo ferito di Miriam le aveva fatto montare una furia che non sapeva di avere. L’avrebbe voluto polverizzare quello stronzo che si permetteva di sconvolgere la sua bambina; di più, l’avrebbe voluto far soffrire, tanto. Alla faccia della legalità e del rispetto delle leggi.
Cercò di non far trasparire la furia che provava per non turbare di più Miriam.
La bimba intanto, dopo essersi asciugata le lacrime con la manica della felpa, continuava a parlarle.
– Comunque penso che è proprio un cretino a dire così. – Proseguì Miriam – Che c’entra Sammy se non c’è birra, mica è lei che la beve. Giusto? Poi posso telefonarle per sapere come sta? – e se ne andò via, saltellando, in camera sua.

Manuela Barban

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