Domande sbagliate

punto-interrogativoSi tratta di un vecchio indovinello: tre amici fanno uno spuntino al bar e danno trenta euro alla cameriera per pagare il conto. Il totale però è di venticinque euro quindi la ragazza restituisce loro 5 euro di resto. Per evitare problemi di divisioni ognuno dei tre prende un euro e gliene lasciano due di mancia. Però… se ognuno ha ritirato un euro significa che ne hanno pagato nove a testa. Nove per tre, più i due di mancia fanno ventinove. Che fine ha fatto l’ultimo euro?
Non sono bravo a raccontare questa storiella, ogni tanto però la leggo in rete o la ascolto al bar in una delle sue innumerevoli varianti e tutte le volte mi fa sorridere. O meglio, mi divertono le reazioni di chi cerca in qualsiasi modo di venirne a capo tirando dentro curve di Gauss, strani calcoli trigonometrici, frazioni, limiti e chi più ne ha più ne algebra per poi arrendersi sistematicamente. Nessuno troverà mai la risposta corretta a quella domanda, perché è la domanda ad essere sbagliata.
L’indovinello mi torna in mente anche tutte le volte in cui sento nominare il numero quarantadue. Chiunque sappia quanto può essere utile un asciugamano durante un’invasione aliena sa anche che quarantadue è LA risposta che cerchiamo, alla vita, all’universo, a tutto quanto. Solo che nessuno ne conosce la domanda che stavolta non è sbagliata, non c’è proprio. Sempre più difficile, siore e siori.
E mentre mi crogiuolo nell’incertezza del nostro essere (“ah, che bello usare espressioni difficili, cazzarola mi par di essere uno scrittore”) ecco che di punto in bianco compare la Linea. Dai, quel tizio fatto con una linea, quello di Carosello. Faceva pubblicità al caffè o alla moka, qualcosa del genere. O era una lavatrice? Boh? Irrilevante. Il punto è: ve lo immaginate se un bel giorno si fosse accorto della terza dimensione? Cioè, io non so come reagirei. Anni e anni di pare mentali sul senso della vita lungo quella linea nera e poi scopri, di punto e virgola, che se ti sforzi un attimino c’è tutto un altro mondo da scoprire a destra e sinistra. In pratica hai appena assodato che tutte le risposte trovate negli anni erano circa giuste, andavano anche abbastanza bene ma le domande no,facevano schifo, non avevano alcun senso perché c’è una cazzo-terza dimensione che stravolge tutto. Il dramma di non riuscire a scalare quel muro troppo alto e l’autoconvincimento che il muro è una metafora della vita, dei limiti che il cosmo ci impone per ricordarci che siamo solo linee nell’universo senza un reale potere sul nostro immediato futuro che…bastava girarci intorno, PIRLA.
Così ieri ragionavo per finta su tutte queste sciocchezze quando un tizio twitta qualcosa di simpatico sul linguaggio binario e fisso di botto il computer. Lui mica lo sa che ci sono altri modi per ragionare. Acceso, spento,acceso, spento. Ok, e la nebbia dove la mettiamo? Che io sto in Veneto, sai picci pucci pc? E quando c’è nebbia non è che ci vedi ma neanche non ci vedi. Acceso e spento insieme? E’ il caso di porsela la domanda?
Ed eccoci tornare all’indovinello del bar. A volte cerchiamo risposte a domande sbagliate, spesso le troviamo pure. Solo che in questo modo non risolviamo nulla.
Un ultimo ricordo poi la smetto, promesso: il mio filosofo preferito si chiama Leibiniz. Disse una cosa ficherrima, ovvero che il rapporto causa-effetto non è dimostrabile perché la nostra mente ragiona per causa-effetto. Riformulo: noi pensiamo che tutto avvenga a causa di qualcos’altro ma è solo una nostra convinzione e non possiamo dimostrare né che sia vero né che sia falso, perché lo faremmo ragionando per causa-effetto non essendo capaci di usare i neuroni in altro modo. Come il pc di prima che non può nemmeno immaginare qualcosa che non sia in binario. Tipo la nebbia.
Allora Leibniz dice “Uè uè, magari al mondo il rapporto causa-effetto nemmeno esiste, magari tutto funzia così ebbasta!”. Cioè: ti cade un martello sul piede, ti fa male il piede. Ma non è colpa del martello. E’ che va così ebbasta. Piove, ma non è perché i cumulonembi si son scontrati con le cumulo gocce: piove ebbasta. Armonia prestabilita la chiama.
Ecco, magari io la faccio un po’ facilotta (esiste guuugol per ogni chiarimento) ma se Leibniz avesse ragione, allora tutte le domande sarebbero un po’ inutili. Forse anche se avesse torto marcio.
Io non lo so, però so che adesso mi faccio una birretta e vaffanculo alla filosofia.
Domande?

Ale
P.S.: e la soluzione dell’indovinello non ve la dico, perché va così. Ebbasta.

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4 pensieri su “Domande sbagliate

  1. Sandro

    Per me devi drogarti un po’ meno. Sul serio, avere condiviso la tua porcheria nel gruppo sei di Castelfranco se….( tra l’altro gruppo dove regna un livello intellettuale pari a ” el xe un estracomunitario mandemoeo casa sua”) mi fa pensare tu abbia tanto buon tempo.
    Non vanno bene le vendite?

    Sandro.

    Rispondi
    1. Alessandro Il Bottegaro Coppo

      Scusami Sandro, non credo di aver fatto nulla di male. Ho inviato un testo a questo blog, me l’hanno pubblicato, sono contento e l’ho condiviso anche su un gruppo dove ogni tanto scrivo e che viene frequentato tra gli altri da persone che apprezzano i miei testi. Davvero, non ti ho capito.

      Rispondi

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