Le pagnotte della Regina

pane (1)C’era una volta una regina buona e generosa tanto amata dai sudditi perché ogni Venerdì impastava con le sue regali mani una farina speciale e ne faceva pagnotte buonissime e dorate su cui apponeva lo stemma del regno che lei stessa distribuiva a tutti gli abitanti del suo felice regno andando personalmente casa per casa. Le pagnotte erano così speciali che si conservavano fragranti per una intera settimana e così , nel suo regno felice non c’ era alcun bisogno di comprare il pane , né di farselo perché ci pensava la regina. Ella aveva un unico amore, il giovane e spavaldo figlio, un principe così attraente da essere ambito da tutte le fanciulle del suo regno e anche da tutte quelle dei regni esistenti. Il principe amava la caccia e i cavalli, i balli e le bevute con gli amici e si preparava a divenire un giorno il re di un regno felice. Quando la regina distribuiva le pagnotte, i sudditi la ringraziavano e la ricoprivano di benedizioni. C’ era chi le baciava l’ orlo del vestito, chi il bordo del cappuccio, i più arditi arrivavano a baciarle le mani sante con cui le aveva preparate e non la finivano più di dirle “ maestà bene e salute ! maestà ogni gioia ! maestà che si avverino sempre i vostri desideri e quelli di tutta la vostra regale stirpe ! “ E così tutti i venerdì il regno era in festa e la regina gongolava perché tutto era perfetto , o meglio, quasi perfetto. Se non fosse stato per una vecchina vestita di nero, con lo scialle sbilenco, gli occhietti cisposi e le scarpe sformate che abitava nella più diroccata delle casine alle porte del felice regno, tutto sarebbe stato perfetto. Infatti quella insopportabile vecchina aveva l’ abitudine di dire ogni qualvolta riceveva le pagnotte “maestà quello che fate lo fate per voi. “.
Alla regina le si stringeva il cuore, anzi se lo sentiva stringere con una punta di lama ogni volta e ogni volta il rancore cresceva perché più che un innocuo auspicio le sembrava una maledizione.

Le si torcevano le regali mani mentre si arrovellava inquieta nelle stanze del castello con le budella attorcigliate. Una volta più inquieta del solito, lo disse persino al re marito e quello scocciato le rispose_ vuol dire che se fai bene raccogli bene , se fai male raccogli male. Ma tu di che cosa hai paura? non fai bene ai tuoi sudditi con le tue pagnotte del Venerdì?_ Ma invece che placarsi , la regina si inquietava sempre più. Un giorno all’ ennesimo ed insopportabile “ maestà quello che fate, lo fate per voi”, livida e ferrea presa la decisione estrema , quella che finalmente l’ avrebbe liberata dalla vecchiaccia per sempre. Prese una buona dose di veleno, la impastò con la farina speciale e preparò le pagnotte del venerdì destinate alla vecchiaccia e mentre le impastava diceva “ così non parlerai più, così tacerai per sempre vecchiaccia ! bene e male tutto tu te lo prendi. È l’ ultima volta che lo dici” e le vigorose manate che diede per sfogare la rabbia, le consentirono di fare le pagnotte più belle e gonfie e fragranti che avesse mai fatto. Quel venerdì uscì dal castello più frusciante del solito e tutta contenta perché era solo questione di ore e quella vecchiaccia sarebbe morta, stecchita e con le cuoia tirate e gongolava così tanto che quando le sentì dire “ maestà quello che fate, lo fate per voi,” un lieve sorriso le increspò la bella bocca vermiglia perché era certa di non sentire mai più quelle parole fastidiose. La regina tornata al castello, fra i marmi, le sete, i velluti, i damaschi e sotto i luccicanti lampadari, si fregava le mani perché era sicura di aver tolto l’ultimo ostacolo che le impediva di essere completamente felice. Intanto la vecchina nella sua misera casetta di legno, col vestito sdrucito e lo scialle sbilenco aveva acceso il focherello e sistemato le pagnotte della regina nella dispensa perché le era avanzata un po’ di minestra ed aveva deciso di scaldarla per cena. Il cielo minacciava temporale e nubi basse e nere si addensavano rapidamente per la tempesta. Lampi e tuoni scuotevano la terra attonita e le strade erano deserte. Il principe era uscito per una battuta di caccia e sorpreso dalla burrasca, avendo visto uscire del fumo dal comignolo della casina della vecchina alle porte del suo regno, bussò felice per trovarvi riparo. La vecchina trovandosi al cospetto del principe poco ci mancò che non svenisse. Era emozionatissima e non sapeva cosa fare per manifestare la sua gioia. Per lei era un onore dare ospitalità al figlio della regina che la beneficiava. Prese la sedia migliore, la portò dinnanzi al fuoco, prese i vestiti bagnati e li dispose per farli asciugare, poi gli offrì del vino, sistemò sulla povera tavola un pezzo di formaggio e un po’ di frutta e disse : Vostra Altezza vi prego di non disprezzare ciò che vi offro , è tutto quello che possiedo. Sua maestà vostra madre stamattina si è degnata di portarmi le sue pagnotte ed io ne do una a voi. È ancora tiepida ed è stata fatta dalle regali mani di vostra madre. Il baldo principe sorrise affabile e rispose_ sono stato fortunato nel giungere proprio da te buona vecchina. Ho molta fame e mangerò volentieri il pane con il formaggio e berrò un bicchiere di vino, anzi dirò alla mia regina madre di portarvi anche del lardo e delle aringhe affumicate per ringraziarvi_. La vecchina tutta contenta mise la pagnotta sul tavolo e per lei riscaldò la minestra. Il principe con l’ appetito dei giovani affondò i denti nella magnifica pagnotta della signora madre e non ebbe nemmeno il tempo di mandare giù il primo boccone che gli si sbarrarono gli occhi e divenne livido. Portò le mani alla gola, tentò di alzarsi ma ricadde sulla sedia. La lingua diventò blu, la faccia color verde muffa e cadde a terra già con le membra irrigidite. La vecchina rimase pietrificata. Solo un potentissimo veleno poteva uccidere così senza dare scampo al malcapitato e lacrime pesanti le rigarono il rugoso viso perché capì che la vittima di tanto odio fosse lei. Solo il Caso aveva voluto che cadesse nel tranello della regina l’ amatissimo figlio, il principe che si era riparato proprio a casa sua. La vecchina uscì mentre imperversava la tempesta e intirizzita e fradicia giunse al castello. La servitù non voleva farla entrare e lei disse _ dite a sua maestà che quello che fatto, lo ha fatto per lei._
Quando la regina lo seppe, vinta dal dolore morì.

Tiziana Sferruggia ( grazie nonna)

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