Viaggiatori celesti

imageLa vedo. Il vento le scompiglia la lunga chioma bionda, sollevandole la gonna corta che lei continua a tirarsi giù nervosamente. Prendo il cellulare per controllare l’ora e scopro di avere già otto chiamate perse. Sono in ritardo di mezz’ora al nostro appuntamento ed Elsa mi aspetta con impazienza davanti all’entrata del locale ultra-moderno. Ovviamente non immagina che le basterebbe alzare gli occhi per vedermi sul tetto del palazzo di fronte, come non immagina il motivo della mia assenza. In realtà ero uscita di casa anche in anticipo, prima che una figura magra e pallida mi si parasse davanti in una stradina secondaria. Spesso sono stata messa in guardia riguardo alla gente che gira per le vie di Stoccolma ma non avevo mai pensato a qualcosa del genere. Ora quella figura mi è seduta accanto, con le enormi ali grigie chiuse dietro la schiena. Giocherella distrattamente con un anello argenteo e gli occhi dello stesso colore mi scrutano curiosi, come a cercare qualcosa nel mio volto vuoto.

– Non posso assicurarti che tornerai, questa potrebbe essere l’ultima occasione per vederla. L’unica certezza è che non le puoi riferire niente di tutto ciò. Nè puoi rifiutarti di seguirmi. Ne andrebbe della tua vita come della mia – afferma in modo secco, con un tono che gli si addice poco, visto che, nonostante l’aspetto alquanto bizzarro, non dimostra più di vent’anni.
Lo guardo decisa e inevitabilmente gli occhi mi cadono sul piumaggio color cenere. Mi domando se tutto ciò sia reale, se non stia immaginando ogni cosa.


– Perché sei venuto qui per me? – gli chiedo col fiato rotto dall’emozione.
– Te l’ho già detto e te lo ripeto: sono uno dei messaggeri di Odino, dio della guerra. E’ raro che uno di noi venga mandato sulla terra e ne deduco che appartieni alla Caccia Selvaggia, anche se non lo sai – .
Il mio sguardo interrogativo lo fa sbuffare e dopo essersi arruffato i capelli bianchi torna a concentrarsi sull’anello, facendolo girare intorno al dito medio nervosamente.
– Sulla Caccia Selvaggia si dicono molte cose, la maggior parte delle quali sono state puramente inventate nel corso dei secoli. Siamo dei cacciatori sì, ma non portiamo alcun presagio di morte e o di distruzione. Ci limitiamo a salvare le anime che vanno perdute nelle tragedie umane, nelle guerre e nelle lotte, anime che senza di noi vagherebbero per l’eternità nel limbo. Il Grande Dio le accoglie sotto la sua ala e le addestra come fossero suoi figli, conferendo loro forza e vita eterna –
– Vita eterna?! Ma se prima hai detto che…-
– Per gli Dei, non sai proprio niente eh? Odino può toglierti la vita come te l’ha donata. Non sai quanti di noi ho visto ridursi in cenere per i motivi più futili –
– Ma quindi cosa siete? Angeli? Demoni? Dovrete pur aver un nome –
– Non ogni cosa deve avere un etichetta, Victoria – dice marcando con forza il mio nome e facendomi sussultare – siamo figli degli Dei ma nelle nostre vene scorre un sangue più impuro, generato dall’unione del mondo mortale con quello celeste. Siamo esseri dagli incredibili poteri al servizio di Odino e di Frigg, la signora del cielo. Adesso loro ci stanno aspettando e non conviene provocare le ire degli Dei, specialmente quando ci è data la possibilità di incontrarli direttamente. Dobbiamo andare –
– Immagino di non avere molta scelta, giusto? – domando mentre una lacrima amara mi taglia la guancia. I suoi occhi gelidi sembrano ammorbidirsi, come volesse rassicurarmi.
– Mi dispiace – dice.

Ora è in piedi davanti a me e mi tende una mano: la scopro incredibilmente fredda quando afferra la mia per sollevarmi dal cemento umido. Con una delicatezza sovrumana mi apre il palmo, dove lascia cadere il gioiello pesante con cui si era distratto fino ad un attimo prima e crea un intreccio tra le sue dita ossute e le mie, in modo che l’anello rimanga bloccato tra di noi.
– Sei pronta? – domanda con gentilezza.
Annuisco lentamente e getto un ultimo sguardo a Elsa, prima che le tenebre mi avvolgano nel loro abbraccio. La sola certezza che ho: le mie mani non sono sole.
E poi, di colpo, la luce.

Giulia Santoro
classe 4C Liceo Scientifico G. Marconi Grosseto

Progetto Scuola Twain #Piovonoparole

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