Lo spirito del Natale

san-gregorio-armeno-napoli-20121Mancavano pochi giorni al Natale e Santuzza non sapeva come sfamare dieci bocche. Con Piuccio avevano messo su una famiglia troppo grande: dieci figli sono tanti, sono troppi, ma non si dice di no alla Vita se bussa alle porte della propria famiglia. La crisi si faceva sentire e il mercato del pesce era così influenzato dalla pesca quotidiana. Piuccio usciva ogni notte con i due figli più grandi e altri tre pescatori, per essere poi pronti per la vendita delle ottoal mercato di Porta Nolano. La concorrenza era spietata e le vendite non sempre erano buone. Santuzza e Piuccio abitavano nei pressi del porto di Napoli: una casa dignitosa, accogliente, calda, ma troppo piccola per dodici persone. Santuzza pensava a tutto: dalla cucina, al confezionamento degli abiti per la sua famiglia e per le persone estranee. Era un modo per aiutare il marito a sbarcare il lunario. Una delle clienti di Santuzza era la signora Caputo, una nobildonna che viveva in una villa sontuosa in Via dei Mille. La signora Caputo riceveva Santuzza ogni giorno per le pulizie in casa e il mercoledì per le prove degli abiti che le confezionava. La villa dei Caputo era gigantesca, ma senza un’anima. Ecco perché Santuzza, ogni volta che entrava in quella casa per lavorare, per un attimo si sentiva mancare il fiato: non per il lusso ostentato che traspirava da ogni singolo dettaglio (Santuzza sapeva badare all’essenziale), ma per il freddo che si avvertiva in ogni stanza, nonostante ci fossero i termosifoni accessi. In quella casa mancava l’amore e dello spirito del Natale non c’era neanche l’ombra.


In casa dei Caputo, l’albero e il presepe erano stati allestiti da Santuzza, con l’aiuto delle altre due domestiche rumene: ma nonostante questo, essi avevano assorbito il gelo della casa.
Forse per questo Marilena, figlia unica dei Caputo, pur avendo solo quattro anni, aveva lo sguardo senza luce e senza la vitalità tipica dei bambini di quell’età.
La villa dei Caputo era un museo, più che una casa.
Marilena giocava sempre da sola nella sua stanza dei giochi. Ogni volta che Santuzza la vedeva, le si stringeva il cuore. L’antivigilia di Natale venne di Domenica. La famiglia dei Caputo era solita concludere la passeggiata domenicale, passando dal porto: a Marilena piaceva lo spettacolo dato dalle navi e dalle barche. Improvvisamente, la bambina si liberò dalla stretta della madre e iniziò a correre. I genitori iniziarono a urlare il nome della bambina, che era sorda al loro richiamo. La signora Caputo fu colta da un attacco di panico: Marilena era scomparsa dalla loro vista. I pescatori che lavoravano al porto, lasciarono per un attimo la pulizia delle loro barche e accorsero vicino ai Caputo. Raccolsero le informazioni necessarie; la signora Caputo, in preda alle lacrime, riuscì ad estrarre una foto di Marilena. Il signor Caputo stava avvertendo la polizia per denunciare lo smarrimento della figlia. I pescatori si organizzarono velocemente e si divisero i vicoli vicini al Porto: Marilena non poteva esser andata così lontana.

Iniziò la ricerca serrata. Dopo un paio d’ore, Bastiano, uno dei figli di Santuzza e Piuccio, scorse Marilena, sorridente e incantata nel vedere giocare dei bambini per strada: erano i fratelli più piccoli di Bastiano.
Il ragazzo le si avvicinò e si piegò alla sua altezza: “Ciao Marilena. Lo sai che tuo padre e tua madre ti stanno cercando e sono disperati perché ti hanno persa? Dai, dammi la manina e torniamo dai tuoi.”
– No, non voglio. – rispose – Voglio restare qui. Non ho mai visto tanti bambini giocare insieme. Io gioco sempre da sola.
“Dammi la mano, Marilena. – incalzò Bastiano – Torniamo dai tuoi e dì loro quello che hai detto a me.”
La bambina acconsentì, a patto che li avessero accompagnati anche i fratelli di Bastiano. Per strada i bambini iniziarono a socializzare con Marilena e per Bastiano era così bello vedere la bambina sorridere.
La signora Caputo intravide la chioma dorata della figlia e le corse incontro per abbracciarla stretta a sé. In quel preciso istante la donna si rese conto di quanto poco dimostrasse il suo amore alla figlia.
Quando tutti si furono calmati, Marilena, con la sua vocina angelica, disse ai suoi genitori, indicando gli altri bambini: “Se non festeggiamo il Natale a casa nostra con loro, io resto qui e voi potete andare via.”
I coniugi Caputo si guardarono sconcertati. Avevano già prenotato per tempo in un ristorante di lusso. La signora Caputo guardò il marito, in cerca di uno sguardo d’intesa, e poi sorridendo prese in braccio Marilena e le disse: “Va bene, piccola peste. Festeggeremo il Natale con loro, invitando anche i genitori di questi bambini. Sarà un Natale diverso.”
I coniugi Caputo rimasero senza parole, appena appresero che erano tutti figli di Santuzza e Piuccio.
Stessa sorpresa ci fu per Santuzza che non credette alle parole di Bastiano: tutta la sua famiglia era invitata dai Caputo per Natale!
I vestiti della festa erano pronti per tutti: le stoffe con cui Santuzza li aveva confezionati non erano certo costose come quelle usate dalla signora Caputo, ma questo non aveva importanza.
La vigilia di Natale, Santuzza andò dai Caputo per ringraziarli per l’invito e si diede da fare per organizzare tutto per il giorno dopo.
Il giorno di Natale, con le campane che suonavano a festa, tutta la famiglia di Santuzza e Piuccio era in casa dei Caputo. Per la prima volta quella casa profumava di festa.
I bambini in coro, insieme a Marilena, recitarono questa poesia:

Suonno e Natale

Mm’aggio sunnato nu presebbio antico
Addò ‘e pasture erano tutte frate,
addò nu zampognaro npont’’o vico,
sunava ancora e ll’angele, ncantate,
pe’ ffore ‘e vasce d’’e chiù puverielle
spannevano ll’addore ‘e ncienzo fino
benedicendo tutt’’e guagliuncielle:
ognuno ‘e lloro nu Giesù Bammino.
Mm’aggio sunnato ciente Governante,
vestite ‘a Magi, nnanze ‘e ccase oscure,
addunucchiate comm’a tanta Sante,
facendo ‘ntennerì pè fino ‘e mmure.
E allora, ncopp’a stu presebbio miotu,
tutt’’e pasture, cu deritte eguale,
hanno cantato: Gloria, gloria a Dio!
. . . Che suonno ch’aggio fatto stu Natale

Pasquale Ruocco

Anche per i Caputo il Natale era davvero arrivato.

Paola Toto

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6 pensieri su “Lo spirito del Natale

    1. piccoleparole

      Grazie mille! Graditissimo commento!
      Tanti auguri di Buon Natale: che ci sia in ogni famiglia questo spirito natalizio.
      Paola

      Rispondi
  1. Miriam Caputo

    Una fiaba nostalgica dei valori perduti, bella! 🙂
    Io mi chiamo Caputo e anche io sono scappata da mia mamma e mi ritrovo’ un pescatore. Non sono ricca come la protagonista di questa fiaba e volevo andare verso l’infinito del mare 🙂

    Rispondi
    1. piccoleparole

      Che coincidenza! Mi sono documentata sui cognomi nobiliari di Napoli e ho scelto “Caputo” dalla lista proposta. Questo racconto nasce da un sogno che ho fatto. L’ho sognato esattamente nella notte tra sabato e domenica e la domenica mattina ho messo per iscritto il mio sogno.
      Tanti auguri di Buon Natale e grazie per questo commento,
      Paola

      Rispondi
  2. piccoleparole

    L’ha ribloggato su Piccole Parolee ha commentato:
    Grazie a @Svolgimento per aver pubblicato questo mio racconto natalizio. Il mio augurio per voi: che lo Spirito del Natale entri in ogni cuore.

    Rispondi

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