Incipit d’Autore: Una brutta storia di Piergiorgio Pulixi – Collezione Sabot/Age

Visto il successo riscosso dai racconti inediti di Mazzeo, Pulixi ci fa un regalo pre natalizio con il prologo della prima storia che vede protagonista l’ispettore superiore della sezione Narcotici; capo della banda di poliziotti corrotti

10850689_10205496879727316_485927749_nLa bambina non credeva ai propri occhi. Si rigirò la bambola tra le mani con uno sguardo eccitato e incredulo allo stesso tempo.
Guardò il bimbo che gliel’aveva regalata e sorrise.
«Ma è davvero per me?» chiese la piccola, che si chiamava Donna.
Il piccoletto, otto anni e una faccia da monello, annuì. «Solo per te, bellezza».
Donna scoppiò a ridere, gli gettò le braccia al collo e lo strinse forte.
Biagio era il suo migliore amico e sapeva più di chiunque altro quanto lei desiderasse quella bambola. Ma i suoi non potevano permettersi di sprecare soldi per stupidi giocattoli: loro non le regalavano mai nulla. Biagio, invece, era diverso. Era la persona più generosa che conoscesse, oltre a essere il bambino più coraggioso e sveglio del quartiere. Anche la famiglia di Biagio era povera, e Donna non aveva la minima idea di dove l’amichetto
potesse aver trovato del denaro per quel regalo: di sicuro nemmeno i suoi avrebbero sprecato soldi per una bambola. Ma il fatto che avesse pensato a lei, che le avesse donato ciò che più desiderava, la faceva sentire speciale come mai prima in vita sua.
«Non potevo sopportare che tutte le tue amiche ce l’avessero e tu no…» disse Biagio, inebriandosi del profumo dolce dei capelli dell’amica.
«Tu te la meriti molto più di loro».


Sciogliendosi dall’abbraccio, Donna chiuse gli occhi e lo baciò sulle labbra. Un bacio improvviso e tenero. Un bacio da bambini. Biagio, sentendo la morbida consistenza delle labbra della bimba, provò un brivido di piacere che lo fece tremare, lo fece sentire grande, e anche lui socchiuse gli occhi come aveva visto fare nei film alla tv. In quel momento, nel parco immerso nella luce soffusa della sera, tutto sembrava perfetto, come in un sogno. Ma bastò un urlo per rovinare tutto.
«Eccoli qua i piccioncini!».
Biagio aprì gli occhi e si girò di scatto. Conosceva quella voce. Istintivamente chiuse i pugni e i suoi occhioni celesti si ridussero a due fessure.
«Eccolo il ladro e la sua fidanzatina» lo schernì un ragazzino grasso sugli undici anni, raggiungendolo insieme ad altre due brutte facce brufolose. «Lo sa la tua ragazza che quella bambola è rubata? Scommetto proprio di no…».
«Cosa volete? Andatevene» ringhiò Biagio, incassando la testa tra le spalle come un pugile in miniatura.
«Ce ne andremo solo quando mi sarò ripreso la bambola che hai rubato a mia sorella, piccolo delinquente che non sei altro. Sei un ladro schifoso, e i ladri come te vanno bastonati».
Donna sussultò e strinse a sé la bambola per lo spavento. Sì, aveva sperato che Biagio non l’avesse rubata, ma ora della bambola non gliene importava più niente. Voleva soltanto che quei ragazzini se ne andassero.
«Ripeti un’altra volta quello che hai detto, ciccione, e ti spacco la faccia» disse Biagio, guardando torvo l’undicenne che l’aveva accusato.
«Biagio, lascia perdere… Diamogli la bambola e andiamocene».
«No».
«Ascolta la tua amica, se non vuoi che ti ammazziamo di botte» lo minacciò uno dei tre ragazzini, sputando per terra.
«Vieni e provaci, se hai il coraggio».
I tre teppistelli rimasero interdetti dalla temerarietà del monello.
«Tu vuoi proprio una lezione coi fiocchi» disse il ragazzino grasso, e si avvicinò a Biagio, spalleggiato dagli amici.
Donna fece un passo avanti e porse la bambola ai piccoli teppisti.
«Eccola, prendetela e andatevene» disse con una voce incrinata dalla paura.
Biagio, che nonostante fosse più grande di lei di un anno era di qualche centimetro più basso, le fece ritrarre il braccio e la difese col proprio corpo.
«La bambola è tua, Donna. Non gli devi dare proprio nulla, capito?».
«Spacchiamogli la faccia, a questo ladro!» disse il ragazzino grasso.
Biagio lo fulminò con i suoi occhi freddi, e dalla tasca dei pantaloni estrasse un coltello a serramanico. Lo aprì e fece scintillare la lama davanti agli occhi dei teppistelli, che impallidirono. Donna arretrò spaventata.
Mai si sarebbe sognata che il suo amico del cuore potesse girare con un coltello nascosto nei calzoni.
«Allora? Cosa state aspettando?» sorrise Biagio, facendo segno con la lama ai tre di farsi sotto.
«Questo è pazzo!» disse uno dei teppistelli, intimorito.
«La bambola è sua, punto. Se avete qualcosa da dire, io sono qui…».
«Tu sei matto, Mazzeo…».
Biagio Mazzeo alzò il mento con aria di sfida e fece un passo avanti col coltello stretto in pugno. I tre arretrarono e poi si diedero alla fuga, intimiditi più dal suo sguardo che dalla lama affilata del temperino.
«Codardi…» sogghignò il monello grattandosi la gola e richiudendo l’arma che aveva rubato al padre. Quando si voltò verso di lei, Donna fu spaventata dalla strana luce che brillava nei suoi occhi.
«Stai tranquilla. Non ci daranno più fastidio…».
«È vero che l’hai rubata?».
Biagio non rispose e sostenne il suo sguardo.
Donna gli si fece vicino e l’abbracciò di nuovo, questa volta ancora più forte. «Sai cosa ti dico? Non me ne importa niente… Grazie, Biagio».
«Di niente, bellezza» ribatté lui, arruffandole i capelli.
Donna sorrise. In fondo le piaceva che Biagio la chiamasse in quel modo.
«Ho avuto paura, prima…» confessò.
«Finché ci sarò io non dovrai aver paura di niente» rispose Biagio. La sua voce era sicura come quella di un uomo. «Promettimelo».
«Promesso».
I due bambini si presero per mano e si avviarono verso casa.

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