La bimba sotto al neo

imageImmaginate una bimba minuscola, tanto da poter nascondersi dietro ad un neo. Ci siete riusciti? Allora fate un altro piccolo sforzo ed immaginate anche un minuscolo mondo dietro quello stesso puntino nero. Un posto tutto rosa con colline morbide e la casetta in legno alla fine della stradina. Intendo una di quelle fatte d’assi, con la veranda dove c’è un dondolo che gracchia un pochino quando ci si siede, con la porticina ornata dalla tendina bianca coi merletti.
Ecco: in quella casetta viveva la mia bimba.
Era una piccola idea birichina che correva su e giù per il suo mondo morbidoso, sempre con l’orecchio teso ad ascoltare i rumori che venivano da dentro e da fuori quel sogno dietro a un neo. Quando sentiva dei rimbombi sapeva che arrivavano dalla sua mamma e col tempo aveva imparato a distinguerli: BRROOOOMMM ad esempio significava “ho fame” e la bimba doveva farsi trovare tutta pronta perché stava per arrivare anche la sua di pappa! Quando invece la mamma chiacchierava con qualcuno la voce arrivava da fuori e doveva stare molto attenta perché certe volte scopriva un sacco di cose interessanti sul mondo esterno e certe altre pure sul mondo morbidoso…e su se stessa. Un giorno, ad esempio, aveva sentito un’altra voce un po’ diversa da quella di mamma dire “vedrai, prima o poi la nostra bimba sarà qui con noi e sarà il dono più prezioso al mondo”. La mamma chiamava quella voce “il papà”.
Quando c’era papà il mondo diventava un po’ più caldo e tranquillo, come se una grande coperta calda si appoggiasse sopra al neo per proteggerlo. Beh, la prima volta a dir la verità la bimba aveva avuto un po’ di paura perché tutto era diventato leggermente più scuro e non sapeva bene cosa stesse succedendo. Però ascoltando la mamma capì che quella cosa calda era la mano del suo papà che le voleva tanto bene e accarezzava il neo proprio per farglielo capire. Così, col tempo, la bimba prese l’abitudine di allargare le braccia e spatasciarsi sulla parete morbida giusto dietro alla macchiolina per farsi scaldare il più possibile da quella mano. “Il mio papà”, diceva sorridendo.


Capitava che il mondo morbidoso venisse attaccato da degli strani esserini cattivi. La mamma (che sapeva davvero tutto!) li chiamava “dubbi”. Erano brutti, grossi, puzzolenti e facevano proprio di tutto per rovinare quel bellissimo sogno dietro a un neo. Per fortuna la bimba era una tipa tosta e si difendeva alla grandissima! Usciva di corsa dalla casetta, si fiondava nella rimessa e tirava fuori il suo carro armato tutto rosa. Indossava l’elmetto col disegno del coniglietto e ta-dah, via in battaglia! Nessun dubbio sarebbe mai riuscito a farla smuovere da lì, perché quello era il suo mondo e basta e allora pum, pam, spak: andatevene via, zozzoni! E tutto tornava alla normalità…
Un giorno accadde una cosa strana: la bimba se ne stava sul suo dindolò in veranda quando sentì mamma che piangeva, dapprima poco poco poi sempre più forte. Allora si alzò e andò verso la parete rosa dietro al neo e la abbracciò, come quando c’era il suo papà…ma la mamma sembrava non accorgersene. “Caro”, la senti dire, “io voglio la mia piccola. Perché ancora non c’è?”
Quelle parole la confusero. Cosa stava dicendo la mamma?Lei era lì, dietro al neo, come sempre. E la sua mamma le parlava, come sempre. Andavano a fare il bagno insieme, mangiavano insieme, tutto era come sempre. Allora che accadeva?
“Non preoccuparti amore mio, prima o poi arriverà. Forse sta soltanto aspettando il momento giusto” rispose tenero il papà accarezzando quel piccolo neo. La bimba, come sempre, sentì il suo calore e sorrise anche se continuava a non capire.
Il tempo passava tra una corsa sulle colline rosa e una ronda anti-dubbi, sebbene a dir la verità di quest’ultimi se ne vedessero in giro sempre meno. Finchè una sera qualsiasi di un giorno qualsiasi il suo papà appoggiò la mano al mondo morbidoso e disse “Ho pensato a un nome per la nostra bimba, vorrei chiamarla Neve. Perché la neve è la cosa più bella che c’è”. “E’ un nome bellissimo” rispose la mamma, che rideva e piangeva insieme. La bimba si chiese come fosse possibile piangere e ridere insieme, era un’altra delle cose che non capiva. Però quel nome le piaceva.
Le piaceva davvero!
Non sarebbe più stata la bimba dietro al neo, perché non c’erano più i dubbi e il mondo morbidoso le stava sempre più stretto ed ora aveva un nome tutto suo! D’un tratto si sentì riempita da una nuova sensazione: era più…solida. Le sue manine, i suoi piedini, non più soltanto una fantasia. Il suo visino non era più un desiderio.
Lei era diventata lei. La casetta, le colline, il carro armato sfumarono fino a svanire come l’ultimo sogno del mattino, quando ti svegli ma ancora non hai aperto gli occhi e cerchi di raggiungerlo ma già non lo ricordi più e un po’ ti dispiace perché vorresti tenerne con te il ricordo ma sai che va bene così, è così che deve andare e allora sorridi e le palpebre s’alzano per un nuovo giorno di vita.
Ascoltò l’eco lontano della mamma che piangeva ancora e rideva ancora, del suo papà che la chiamava, aspettava e desiderava con la mano sopra al neo finché un giorno,
la piccola Neve fu tra le braccia della sua mamma e del suo papà.
E sorrise.
Questa è la mia bambina.

Alessandro Coppo

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