L’asinello marino

Pinocchio 2.0 : riscriviamo sogni e bugie

f7ca2710f8950704f70e8c50e1a336f4Mi chiamo Pino, almeno credo, e vivo in un posto bellissimo, l’isola di Santorini, nel mar Egeo. Le case sono bianche con i tetti azzurri, anche il mare è azzurro e quando l’aria è limpida assume una sfumatura color cobalto, così penetrante da ricordarmi gli occhi di Celeste, una ragazza bellissima, una fata, deliziosa, buona, ma che purtroppo appartiene solo al mio passato.
Le case qui a Santorini sono arroccate su una collina irta e vengono turisti da tutto il mondo per visitarla. Il panorama dall’alto è mozzafiato. La salita è faticosa ma ne vale proprio la pena. La discesa può essere fatta a piedi, ma la maggior parte dei turisti sono stanchi e non ne hanno voglia, oppure si può prendere la funivia, ma è costosa assai, oppure ci sono io, Pino l’asinello marino, che porto i turisti sulla mia groppa.
Sebbene io abiti in un posto incantevole, e non mi manchi da mangiare e da bere, ho la schiena perennemente spezzata dal peso dei turisti, dai loro sederoni ingombranti, dai calci che mi tirano senza alcun rispetto, talvolta per il divertimento, talvolta per la paura. Ma la cosa più terrificante sono le loro puzze. In alcuni casi capita che siano più puzzolenti di me, che sono un animale, e mi fanno dimenticare di essere sull’isola di Santorini. Dalla mia posizione in basso l’odore è così penetrante ed insopportabile che mi sembra di essere finito in un girone dell’inferno.


Sono un animale, ho detto, e così è. Eppure a tratti mi pare di ricordare qualcosa del mio passato, che mi fa sembrare una persona, ma sono ricordi vaghi. Riconosco il loro linguaggio, quello umano, e ricordo un libro, l’abbecedario, per imparare a leggere e scrivere, anche se la voglia di giocare e di divertirmi, di oziare, ha sempre preso il sopravvento su di me. Mi ricordo una bella donna con le labbra gonfie, che io chiamavo mamma, che era come me, nel senso che non aveva voglia di fare niente, e andava in giro a fare i provini per Uomini e Donne e per Il Grande Fratello; e poi un Uomo che invece lavorava il doppio, anche per lei, il mio babbo, che mi voleva tanto bene, che voleva che io studiassi per poi andare a fare gli stages in giro per le aziende. A me però non passava neanche per l’anticamera del cervello di studiare e poi lavorare, senza essere pagato. Adesso mi piacerebbe tanto leggere e scrivere. Oggi tutti vogliono scrivere, perché non lo posso fare anche io che sono un asino? Ma come faccio con queste enormi zampone? Non potrei tenere una penna in mano, né tanto meno battere sulla tastiera di un computer. Ricordo che avevamo anche un cane e un gatto, che convivevano pacificamente e li chiamavamo il gatto e la volpe, ma non era affatto una volpe, bensì un cane di razza volpino, non molto furbo, perché si faceva sempre sopraffare dal gatto.
E così un giorno che ero più triste scoraggiato e depresso del solito, oppresso da questi ricordi e dalla puzza della ennesima scorreggiona, ho chiesto al mare di esaudire un mio desiderio. Il mare che tutto porta via ma che tutto riporta mi ha accontentato.
In realtà non era di giorno ma di sera, al crepuscolo, e nel mare c’era un pesce grande, forse una balena, che spruzzava acqua da tutte le parti.
E così ho iniziato a sentire un moto sussultorio dentro di me, come uno spasmo e immediatamente dopo tutti i peli hanno iniziato a cadermi via, ma non in modo naturale, bensì con gran dolore, come se mi stessero facendo una ceretta su tutto il corpo. Il dolore era così forte che sono svenuto e mi sono risvegliato in un altro posto, in una festa di paese, dove erano tutti ubriachi, cantavano, ballavano, saltavano. Io non ero più asino, ma non ero neanche più bambino, ero ragazzo, ma rigido, come di legno. La gente non parlava greco ma italiano, e anche le scritte sui muri, per indicare le strade o per scrivere porcate, erano in italiano. Ho capito di essere tornato al mio paese quando ho rivisto Celeste, bella più che mai, che mi ha invitato a ballare, io ho accettato, ma ero terribilmente ridicolo e rigido come un tronco di pino.
Sono stato felice di rivedere il mio papà, ma l’ho trovato tanto invecchiato, triste e depresso, dice che c’è la crisi, che ha perso il lavoro, anzi per la precisione è in mobilità ed è troppo giovane per andare in pensione, ma troppo vecchio per trovare un altro lavoro. Che cosa sia questa mobilità per me che sono così rigido è un mistero.
La mia mamma l’ho rivista solo in televisione, ed ha fatto una grande carriera, fa la valletta nelle trasmissioni sportive, sta vicino al signore che intervista i calciatori, lei non dice niente ma mostra tutte le cosce e la pagano bene. Infatti ha lasciato papà perché dice che è un buono a nulla.
Il gatto e la volpe sono morti.
Sono due anni che sono tornato in Italia, ogni giorno cerco lavoro, ho fatto anche dei corsi di formazione, con scarsi risultati, e anche quando ho lavorato non mi hanno pagato.
In televisione, oltre alla mamma, c’è un signore che dice che presto le cose cambieranno, un signore poco più giovane del mio papà, che quando parla spruzza acqua da tutte le parti proprio come la balena. Quasi quasi un giorno gli chiedo se mi può far tornare a fare l’asinello marino sull’Isola di Santorini.

Miriam Caputo
Dedicato al mio papà

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