Pinocchio

Pinocchio 2.0 : riscriviamo sogni e bugie

Jacovitti

Jacovitti

Lieto nel buio della sua cameretta, pensoso e ben desto sopra al lettino, stava lì al lume d’una lucetta disteso supino un bel burattino.

-Gioioso!- pensava a voc’alta il balocco -felice e contento pel dì di domani son pronto a partir con colpo di stocco una vita serena tra i miei amici umani!-

Un fuoco però lo scosse da dentro, non per davvero ma solo per dire, in quanto, di legno ciliegio nel centro, divenir pira varrebbe a morire!

No, qualcos’altro nel cuore rodeva e sotto sotto (ma anche non troppo) il pargolo ligneo di dentro sapeva che nella sua storia ci fu un bell’intoppo!

La cara fatina, d’elegante postura, costante diceva: -vedrai che sorpresa! Con la mia bacchetta nessuna impostura, diverrai umano, null’altra pretesa!-

-Sembrava sì semplice, eppure puzzava ma sono un bambino ed ingenuo cocciuto mi sono fidato mentr’ella parlava del gaio futuro a me succeduto!

-I giorni passarono e molto imparai, dal gatto e la volpe alla pancia gigante di una balena perfino scappai! Or senza bugie son meno ignorante.

-Purtroppo però non fu sufficiente e la fata turchina partì per levante lasciandomi triste, così senza niente ancora di legno ed il naso allungante.

-Da allor per fortuna crebbi parecchio, di cuore, di testa e ben di statura or ora riesco felice allo specchio guardarmi accettato e in più senza paura!-

Chiarito a sé stesso il triste passato il piccolo gioco si sentì stranito, il fuoco di dentro non se n’era andato: aveva ancor’altro nel cuor custodito?

Non ebbe un momento per altro pensare quand’ecco che un foro nel petto s’aprì, ne uscì trafelato, dopo tanto scavare, un piccolo tarlo che disse così:

-Giovane tronco con gambe e con braccia, io ti saluto ben pieno d’amore e in più mi presento: son Tarlo Focaccia e vivo in famiglia nel centro del cuore!-

-Del cuore?- disse mesto il bambino, era spaventato, certo, ma pure incuriosito -Nel cuore di chi, piccolo albino? Magari l’hai detto, ma io non l’ho udito-

-Nel cuore tuo, mio mastro caverno! Non solo proteggi ma di cibo fornisci me ed i miei figli, onorati in eterno; ma ora son grandi, ti prego gioisci!

Dall’antro più oscuro alla luce saliti per ricevere da te una benedizione. I giorni qui dentro per noi son finiti, è giunto il momento della tua estrema unzione!-

Sgomento e perduto più non si trattenne E dagl’occhi del giovane una lacrima scese di resina densa che scorse tentenne giù per la guancia e poi si rapprese.

-Piangi mio re?- chiese dubbioso Focaccia -Non comprendo il perché, c’è da esser felici!- -Felici di che?- urlò l’altro in sua faccia -Or morirò senz’amor degl’amici!-

-Comprendo mio re- soggiunse il tarlo -ma pensa al bene che hai procurato! Senza nemmeno pensare di farlo a tuo padre e me stesso la vita hai ridato!

-Or giovane sei, ma tanto hai vissuto di certo assai più di molta altra gente che vecchi si trovan, la capa han perduto e della vita non hanno visto niente-

Sorrise d’un tratto ed in alto guardò, con Tarlo Focaccia pieno d’amore un ultimo sguardo e in un soffiò spirò con grandi e pomposi versi d’onore.

Dalla finestra un raggio di luna illuminò mento, poi bocca, poi occhio del viso di legno senza fortuna perito nel sonno il piccolo Pinocchio.

Termina qui questa breve novella ma una cosa in fé mia vi dirò nulla è vero di quella storiella che Tarlo Focaccia a Pinocchio narrò

Null’altro che fame il tarlo portò ad inventare sì in fretta tale favella. Così, senza indugio, il burattino mangiò e, piena la pancia, dormì senza iella.

Fin.

Stefano Coppo

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