incipit d’autore : Firenze amara e dolce di Marco Innocenti – Avagliano editore

cover Firenze amara e dolce 150

Ciascuno di noi costruisce, nella città in cui vive, una mappa personale. È un percorso privato che cambia anno dopo anno, ogni volta che si lasciano vecchie strade e se ne percorrono di nuove. Una cartina fatta di luoghi ma soprattutto di persone, con le loro facce e le loro storie. Un intreccio di amori, affetti, amicizie, conoscenze. Certe volte si tratta di incontri casuali, capaci di lasciare in pochi istanti un segno profondo.
Con questi ritratti fiorentini ho voluto disegnare la mia mappa, la geografia umana e sentimentale della città in cui vivo ormai da vent’anni. Alcuni ritratti sono la rielaborazione di brani contenuti nei miei romanzi. Gli altri, la grande maggioranza, li ho composti per questa occasione.
M.I.

Porta Romana
La statua dietro l’angolo

Piazza di Porta Romana è una grande buca appena fuori le mura di Firenze. Le automobili rotolano veloci come bilie, scendendo a picco dalla scoscesa via Senese, dal rettilineo di Poggio Imperiale e dal tortuoso viale Machiavelli, che viene giù dal panoramico Piazzale Michelangelo. Qui a Porta Romana, quando piove, precipita anche altro: rivoli d’acqua che, in caso di temporale, si trasformano in un batter d’occhio in torrenti trascinanti foglie, rami e detriti.
In questo caotico viavai automobilistico, cui non poco contribuisce da nord viale Petrarca, l’unica a restare immobile è la grande statua in marmo al centro della piazza. Raffigura una donna, sulla cui testa poggia un’altra figura femminile, appena abbozzata. S’intitola Dietrofront ed è opera di uno dei più quotati artisti della nostra epoca, Michelangelo Pistoletto da Biella. Sembra che la maggior parte degli abitanti di Porta Romana, a distanza di tanti anni dalla sua installazione, non abbia ancora capito cosa rappresenti. Non chiedetelo a me, non ne ho idea. M’intendo poco d’arte contemporanea.
Una cosa però credo di poter dire: pochi turisti si spingono fino a Porta Romana per vedere la statua del Pistoletto. Non è lui il Michelangelo che si viene ad ammirare a Firenze. Chi passa di qui è interessato a visitare l’adiacente Giardino di Boboli, oppure è in cerca di Piazza della Calza con il suo antico convento, subito dentro le mura, o magari vuol farsi una tranquilla passeggiata all’ombra delle querce, dei tassi e dei platani nel verde parco delle ex Scuderie Reali, fino all’Istituto d’Arte, tra gli studenti che bivaccano fuori dalla scuola e i padroni che portano a spasso i cani, finalmente sciolti dai guinzagli e liberi di scorrazzare nel prato.
La marmorea donna del Pistoletto nessuno se la fila, poveretta. Malgrado la stazza, sembra che la gente neanche la veda. La femmina più bella di Porta Romana è un’altra. Basta svoltare l’angolo sulla Senese e gettare un’occhiata dentro il Bar Tabacchi. Entrate, salutate e chiedete un caffè macchiato. Lei vi trafiggerà con i suoi grandi occhi azzurri. Poi vi saluterà e domanderà se sul vostro macchiato gradite una spolverata di cacao. Rispondetele di sì, prolungherete il piacere di vederla preparare il caffè.
È alta, snella, diritta. Ha il viso regolare, naso sottile e labbra ben disegnate. Poco trucco, un accenno di rossetto. Tiene i capelli biondi raccolti dietro la nuca. Ha un portamento statuario. Anche la pelle, così chiara, richiama il marmo bianco di Carrara.
Prepara il caffè muovendo con grazia le lunghe dita affusolate, mentre i pochi avventori al bancone – il bar è parecchio frequentato ma è piccolo, c’entra poca gente per volta – s’impegnano a far conversazione e tentano di dimostrarsi brillanti. C’è da star certi che qualcuno di loro ci abbia almeno provato, a invitarla a cena fuori. A giudicare dalle facce, direi con scarsi risultati.
Io non sono tra quelli. Ho poche frecce al mio arco ma so riconoscere una ragazza con il cielo negli occhi. È un cielo limpido, senz’ombra di nuvole. Farla volare sarebbe per me un’impresa troppo grande, ai limiti dell’impossibile. Quando capito da queste parti, mi limito a entrare nel bar, la saluto e ordino il mio solito caffè.
Lei sa già tutto. Che lo bevo macchiato. Che gradisco una spolverata di cacao. E che non sono tipo da far troppe chiacchiere, a meno che, per qualche motivo, non sia in vena di battute.


Da quel poco che ho capito, non ha compagnia fissa. Non porta anelli al dito. Insomma, è libera come l’aria. Ma questo non mi riguarda. Tutto quel che ho da fare è fissare un istante in più quegli occhi inarrivabili. Dico inarrivabili a ragion veduta. Nello sguardo della ragazza c’è qualcosa di freddo, come se quell’azzurro servisse a marcare una netta distanza dall’interlocutore.
Mi verso lo zucchero nel caffè – caffè ottimo, uno dei migliori della città –, mescolo, bevo e vado alla cassa a pagare. Un euro tondo per un caffè macchiato con vista sugli occhi più belli di Porta Romana.
Quando esco, spesso capita che il cielo sopra la piazza sia di pessimo umore. Grigio tendente al nero, con minaccia di pioggia e tutto quel che ne consegue. Le auto girano nervose intorno alla rotonda, ammorbando l’aria con i loro scarichi. La donna del Pistoletto è al suo posto. I turisti la ignorano e passano distratti. Non sanno che a pochi passi c’è un’altra statua color marmo, con uno squarcio d’azzurro incastonato negli occhi.

Marco Innocenti

foto Innocenti

Marco Innocenti

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