Incipit d’autore : “I pianeti impossibili” di Riccardo Dal Ferro – Ed. Tragopano

Copertina Pianeti Impossibili

Gargantula
I pianeti e le forze 2

Su Gargantula l’unione disfa la forza.
È uno tra i più grandi pianeti mai conosciuti e la sua esistenza, fosse dipesa dalle sole leggi della fisica, sarebbe terminata già molti millenni fa. Invece, per un motivo ancora sconosciuto agli scienziati, Gargantula continua a sopravvivere ruotando attorno alla sua stella.
L’orbita, secondo i freddi calcoli matematici, sarebbe inevitabilmente destinata a scaraventare il pianeta nel mezzo delle fiamme del suo astro. La complicità tra la forza gravitazionale e la traiettoria del pianeta preannuncia solo un finale di questo tipo. Ma qualcosa resiste a questo terribile destino, un meccanismo che la fisica non può calcolare e che, a quanto pare, possiede l’imprevedibile forza di sconfiggere il destino.
Si sono costruite intere religioni su questo meccanismo, dottrine che credono in un invisibile dito divino che si impegna a deviare costantemente il percorso del pianeta per salvarlo dalle fiamme. Ma non sarebbe più facile, per questo fantomatico dio, modificare permanentemente la traiettoria e mantenere in salvo il corpo celeste senza tutto questo gran darsi da fare?
La spiegazione, prima che io vedessi con i miei occhi questo fenomeno, era impossibile da trovare con il solo gioco dell’immaginazione.
Gargantula è un pianeta popolato di insetti. Brulicante di vita, è ricoperto da coleotteri, farfalle, blatte, mosche, grilli, bruchi, formiche, cavallette, locuste e altri milioni di specie che dominano l’intera superficie del pianeta. Ogni suo anfratto, ogni ambiente, sia terrestre che acquatico, è invaso da piccoli esseri così diversi tra loro da frastornare qualsiasi osservatore. Non c’è angolo di Gargantula che non sia affollato di ogni tipo d’insetto, volante o rotolante, immerso o emerso, e non c’è tipologia di insetto presente nell’universo che qui non ritroveremo.
Traboccante di creature minuscole, coccinelle indifese, timide larve che si nascondono sotto foglie, esapodi fragili e destinati a diventare il pranzo di qualche predatore meglio equipaggiato, Gargantula è il pianeta più densamente popolato dell’universo, anche se questa vita viene sottovalutata perché di natura inferiore, come sono soliti dire gli scienziati.
I colori che occupano il campo visivo di chi osserva Gargantula sono tra i più disparati. Ali di farfalla che tingono l’aria di giallo oro, rosso carminio, blu cobalto si mischiano ai gialli e neri delle api, mentre il verde delle mantidi, il candore delle numerose mosche bianche e il lucente azzurro delle libellule crea un vortice di cromatismo ipnotico che incanterebbe qualsiasi visitatore volesse addentrarsi tra i muschi e licheni nel mezzo delle foreste o tra le dune dei deserti di questo pianeta così vivo.
Ma non è certo per via dei colori o della bellezza che Gargantula è riuscito, durante questi millenni, a sopravvivere al proprio destino. Non è per il battere delle ali né per un qualche potere speciale conferito a un dio capriccioso che la stella di Gargantula non ha ancora consumato il suo lauto pasto.
Quel che ho visto, transitando accanto a questo mondo carnevalesco, ha un che di magico.
Quando l’orbita di Gargantula si avvicina al momento fatale, accostandosi pericolosamente al suo sole, ecco che l’intera popolazione del pianeta, fatta di insetti, ragni, creature minuscole ma numerosissime, si sposta come un sol corpo verso la zona equatoriale, sul lato oscuro del pianeta, muovendosi con la velocità del vento e la puntualità di un orologio atomico. Un’onda anomala di ali, antenne, zampe, colori, esoscheletri, occhi, fauci e pungiglioni; un’orda mostruosa di insignificanti esseri sperduti nel mezzo di questa immensità cosmica, che di fronte alle leggi fisiche sembrano impotenti; uno spaventoso Golia di insetti si spinge con determinazione verso il limite della terra e crea un perfetto sbilanciamento che spinge Gargantula lontano dalla stella, finalmente in salvo dai suoi inestinguibili incendi.
Proprio come l’equipaggio che contro la tempesta si accalca al lato opposto dell’onda distruttrice per bilanciare la nave, allo stesso modo la popolazione di Gargantula, come un corpo solo, si lancia agli antipodi della stella che sta per inghiottire il pianeta, salvandolo dalle sue fauci, combattendo la forza di gravità con la propria voglia di sopravvivere.
Nessuno crederà mai a queste mie parole perché una tale opera richiede una capacità organizzativa di proporzioni incalcolabili, soprattutto tenendo conto dell’immensità del pianeta e della minuscola dimensione di ogni suo abitante. Eppure, ciò che ho raccontato io l’ho visto con i miei occhi ed è un evento che accade due volte nell’arco di una rivoluzione di Gargantula attorno alla stella. Ogni volta in cui il pianeta si trova a dirigersi verso le fiamme, ecco che l’intera sua popolazione si sposta con una puntualità perfetta per difendere la propria casa dall’apocalisse.
Tutto ciò rompe ogni nostra convinzione su che cosa siano l’intelligenza o l’istinto di sopravvivenza e fa emergere la domanda su come possa crearsi una coscienza collettiva così profonda in creature così piccole e insignificanti, fino a sconfiggere il destino già scritto di questo strano mondo.
Per individualisti sfrenati come siamo noi, la risposta appare oscura e ricorreremo sempre alla spiegazione di una qualche magia o di un dio che compie il miracolo. Ma Gargantula è la dimostrazione che nell’universo le dimensioni non contano quando la volontà è così tenace, nemmeno quando si parla di una legge universale oppure del destino.
Su Gargantula l’unione disfa la forza, grazie alla diversità che diventa un corpo solo.

**

Quarta di copertina “I pianeti impossibili”

Un viaggio nello spazio profondo, all’interno di un’astronave alla deriva nella quale si è consumata una tragedia. Il narratore, unico e solitario sopravvissuto dell’equipaggio, registra un messaggio nel quale racconta la sua vicenda, ma soprattutto narra dei mondi che ha osservato da spettatore inerme, affacciato all’oblò della nave che dà sul cosmo. Un improbabile viaggio attraverso i pianeti impossibili che la voce narrante dice di aver visto con i propri occhi. Una fiaba fantascientifica in cui si sviluppano mondi fatti di guerra e violenza, sistemi stellari sui quali le leggi fisiche e sociali sono rovesciate, astri dove la luce si concede una pausa, altri nei quali i desideri prendono corpo. Pianeti dove la memoria acquista forme impensabili, mondi abbandonati, altri fiorenti e felici, ma solo perché riescono a dimenticare il passato. Popoli strani eppure così simili al nostro, giochi di parole, sfide alla logica, paradossi universali, mentre il narratore racconta la tragedia avvenuta a bordo, un giallo consumatosi nel vuoto siderale dove nessun giudice potrà emettere sentenze.
Un viaggio dell’immaginazione che fa incontrare la psicologia di Calvino, la fantascienza di Lem e i labirinti di Borges. L’esplorazione del mondo più lontano e sconosciuto che possiamo visitare: la mente umana. Ma “I pianeti impossibili” è anche un viaggio verso casa, un luogo distante come quei pianeti che esistono solo nel profondo della nostra mente.

Riccardo Dal Ferro

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