Virginia

PRIMAVERA 1861

9fe9226793c0f94948904db3d91f839dCamillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour percorreva a grandi passi il salottino del primo piano di Villa Gloria.
– Non la sopporto più, non posso più vederla. Quella donna è un castigo divino. Altro che Bella. Quella Rosina è brutta e ignorante. – disse.
Seduta su un divano di fronte alla finestra, Virginia sembrava profondamente intenta ad ammirare la curva perfetta del suo piedino che spuntava da sotto la veste di seta, verde come le sfumature dei suoi occhi, e intanto fletteva la caviglia facendo ruotare il piede ora a destra ora a sinistra. La nota aspra nella voce del Conte le fece appoggiare il piede a terra, alzare lo sguardo e aggrottare lievemente le sopracciglia ben disegnate.
– Mio caro Conte, cosa vi ha fatto stavolta la nostra deliziosa amica? – gli domandò.
– Sapete bene che il Re è completamente succube di quella donna. Ora che lei sembrava ben piazzata nel castello di Sommariva si è messa in testa che il Re d’Italia si dovrà trasferire con lei a Borgo Castello, nel parco della Mandria. – e, sempre camminando sul grande tappeto rosso di Aubusson, continuò – Vi avevo raccontato vero del progetto del Re, costosissimo peraltro, di ampliare gli appartamenti alla Mandria? Bene ora ha deciso di aggiungere anche due casini di caccia e un muro che racchiuda la tenuta. È evidente che la nostra nuova Contessa di Mirafiori e Fontanafredda cerca di trattenerlo vicino a lei allettandolo con la caccia. Potessi sfilare il Re dalle grinfie di quell’arpia! – concluse trattenendo un gesto di stizza.
Il Conte si fermò di colpo e sedette di fronte a Virginia. Prendendole una manina candida, ornata da un solo anello con una grossa perla rosata, le chiese:
– Allora cara cugina, quando smetterete con questo capriccio e ricomincerete a mostrarvi in pubblico? Torino vi aspetta.


– Torino aspetta qualcuno con cui gingillarsi, – gli rispose lei, sfilando con garbo la mano e stropicciandola nervosamente contro l’altra, come per scaldarla – e cosa ci potrebbe essere di meglio che strapazzare me, dopo la cacciata da Parigi? Ma ho troppo orgoglio per concedere loro questo divertimento. Sto bene qui in collina. E poi mi piace insegnare le lingue a Giorgio, il mio piccolino.
La pendola rintoccò come a sottolineare la gravità delle sue parole.
– Suvvia Nicchia. – ribattè il Conte – Avete appena vent’anni e siete la donna più bella del secolo. Non resisterete ancora a lungo reclusa in collina senza qualcosa di stimolante a cui dedicarvi. O senza un amante. Intendete forse riaprire le vostre stanze a quel povero diavolo di mio cugino Francesco?
– Non parlatemi di vostro cugino. Era stato avvisato che non l’avrei mai amato eppure ha voluto sposarmi lo stesso. Voleva sfoggiarmi e per un po’ gli ho permesso di farlo. – liquidò il marito con un gesto della mano – Però voi mi sottovalutate, io sto realmente bene anche da sola. Anzi sto decisamente meglio qui che non nei salotti mortiferi saturi del veleno di quelle dame noiose. Dopo la corte di Parigi, Torino ha ben poche attrattive per me. – disse alzandosi di scatto con un frusciare del vestito.
Un bussare discreto annunciò l’ingresso di un cameriere che appoggiò un vassoio d’argento con una bottiglia e due bicchieri di cristallo su un tavolino e uscì in silenzio chiudendo la porta. Virginia versò nei bicchieri una dose di liquore.
– Comunque, – continuò porgendogli il bicchiere – non sono così sola come credete. Ho buoni amici che mi vengono a trovare e con cui faccio lunghe gite in barca sul fiume. – e sedendosi sul divano col suo bicchiere continuò – Ma non sarete venuto a bere qui da me invece che al Fiorio per esortarmi a cercare un amante come diversivo alla noia. – disse. – O forse sì? – aggiunse poi pensosa tornando a sedere e guardandolo con più attenzione.
Cavour le sorrise e cambiò discorso.
– Ho saputo che il D’Ideville è un vostro devoto. Così vi affidereste a un semplice diplomatico sperando che possa intercedere per voi presso l’imperatrice Eugenia? Bonne chance, ma chèrie. – disse accennando a un brindisi.
– Non dubitate Conte, io a Parigi in un modo o nell’altro ci tornerò. – rispose ricambiando il brindisi con un sorriso. – Ma ora venite al dunque.
Il Conte si concesse un paio di sorsi prima di continuare.
– Si dice anche che manteniate contatti con il Re, è vero?
– Solo qualche lettera di cortesia. Sapete bene che la mia bellezza è priva di attrattive per il nostro Sovrano. Probabilmente sono di natali troppo nobili per lui. – aggiunse Virginia con malizia.
– Se alludete allo scambio in culla sappiate che sono solo dicerie popolari. Re Vittorio Emanuele scampò all’incendio per volere della Divina Provvidenza. – e ammiccando da dietro le lenti continuò – Perciò rendiamone grazia al Cielo.
Cavour finì di bere, si alzò e appoggiò il bicchiere sul vassoio.
– Sul serio Nicchia, – riprese in tono grave – sono così preoccupato da perderci il sonno. Quella donna analfabeta e volgare lo tiene in pugno. A breve ci saranno i plebisciti e Garibaldi scalpita. L’Italia ha bisogno di un Re che sia una guida. E di una donna con lui che sia all’altezza del compito. – continuò guardandola intensamente – Una donna molto intelligente che capisca bene la ragion di Stato e lo sappia indirizzare e consigliare, anche da dietro le quinte.
– O da dietro le cortine del letto, dove la ragion di Stato tende a dare il meglio. – rispose lei.
Il languore sembrò abbandonare Virginia. Corrugò la fronte colpita da un pensiero improvviso.
– Avete sempre quel vostro uomo, Costantino Nigra, a Parigi? – gli chiese.
– E voi avete voglia di sfoggiare una delle vostre toelette parigine al Teatro Regio? – le disse il Conte, alzandosi – Sarei onorato di scortarvi nel mio palco, stasera e vedervi sconvolgere le nostre brave dame provinciali.
– E così Papà Camillo, il beniamino del regno, si farebbe vedere in giro con una poco di buono come me? – rispose lei trattenendo a stento un sorriso.
– Diamo loro qualcosa da sgranocchiare oltre alle caramelle di Baratti. Io ne sarò onorato. – disse. E accarezzandosi la barba continuò – Poi con l’occasione, durante l’intervallo potremmo fare visita al palco reale per porgere i vostri saluti al Re.
– Mi vedrò costretta a indossare qualcosa di semplice, non ho certo il tempo per un’acconciatura troppo elaborata. Ho in mente giusto una cosuccia con la scollatura sufficientemente profonda… – acconsentì.

Manuela Barban

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