#Inclasse il gioco di Antonella Sbrilli su Pagina99

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 #inclasse

Sul numero di Pagina99 di questa settimana :
@AnnaWood @ManuelaBarban  @Tiziana Sferruggia,@Paola Toto @Gianluca Meis
in collaborazione con gli amici di @unblogdiclasse di @ElisaLucchesi 
 Un Grazie speciale  ad Antonella Sbrilli del blog  @DiconodiOggi
 

L’elenco come una preghiera

Recitava l’elenco come una preghiera e la si stava ad ascoltare in silenzio fino al proprio turno di rispondere con un presente. Arrivava ancorata al suolo solo dai libri che teneva sottobraccio. Apriva il registro coi suoi buongiorno, tutti diversi. Bani era il primo ma dall’ultimo banco, conquistato in cortile. Carli lo seguiva in tutto, anche nell’ordine alfabetico. Crespi era la prima voce femminile che squillava alta e dava a tutti il ritmo. Danieli non era da meno mentre ordinava le penne sul banco o accarezzava le copertine dei quaderni senza neanche un’orecchia. Come facesse poi non l’ho mai capito e la invidiavo. Io che cercavo di lisciare con la mano tutti gli angoli che il mio disordine aveva costretto a ribellarsi. Prima di Montanari si avvertiva spesso un salto, un sospiro, qualche distratto sguardo a un banco che era rimasto vuoto. Passanti occorreva chiamarlo due volte, anche tre quando era in forma. Con Rosi si prendeva la rincorsa che Testa chiudeva. Le tabelline, i problemi coi secchi di acqua e i resti da dare in bottega. Le poesie da sapere a memoria senza far inciampare la lingua. Alla campanella aspettavamo di vedere la maestra riprendere il volo. Ma non capitava mai. Se li teneva ben stretti quei pesi che ho imparato ad amare anche grazie a lei.

Gianluca Meis

La compagna del cuore

La prima volta che la vidi fu in IV ginnasio. Entrò con falcata da tigre e si sedette a terzo banco. Prese lo specchio e si passò il lucida labbra alla fragola, tirò fuori il deodorante alla pesca e lo nebulizzò sulle ascelle. Posò sul banco il borsellino col famoso monogramma e mi accorsi che era falso, contraffatto come la cintura che cingeva i jeans. Il prof ci interrogò,lei divagò e lo portò su ciò che sapeva. A ricreazione mi tese la mano e disse piacere Gaia,veramente Gaetana ma capisci, si può? Disse che il papà era professore ma seppi che vendeva lumache in Estate e in Autunno caldarroste. E’un tarocco pensai, ma mi piace. Per 5 anni fummo inseparabili. Aveva ciò che a me mancava, la faccia di ( vero) cuoio

Tiziana Sferruggia

Radical Chic

Negli anni Ottanta frequentavamo il liceo classico più radical chic e culturalmente titolato del capoluogo sabaudo. C’erano quelli che erano lì per studiare e quelli che facevano principalmente altro: politica, spaccio di erba, caccia all’altro sesso. La Rossetti era quella “alla ricerca di marito”, l’unica che sfoggiava autentiche meches bionde fatte dalla pettinatrice e biancheria intima di seta in un mondo popolato da slip di cotone a fiori e fragole. La Rossetti studiava molto con risultati mediocri: appiccicava cose ma non sapeva, ad esempio mi chiese: “ma la terza guerra mondiale, l’abbiamo vinta o persa?”. Io per vent’anni ho creduto che fosse un’oca irrecuperabile e invece era solo avanti: se fosse nata nei tempi giusti sarebbe stata un sottosegretario, almeno.

Manuela Barban

Contro ogni legge dell’amore

Delle elementari ho alcuni ricordi nitidi, altri confusi, altri ancora seppelliti chissà dove. Avevo due amiche del cuore, Maristella e Manuela. Volevo sempre stare con loro. Eravamo un trio, costrette spesso a essere separate da una maestra che prediligeva le coppie, perché, a suo avviso, esse creavano file più ordinate. Un trio rompeva le righe, alterava l’ordine precostituito, creava una dissonanza difficile da gestire. Ad avere la peggio ero sempre io, costretta ad affiancarmi a qualche altro compagno di classe. Le mie due compagne di classe, così buone e così belle, in realtà non lo erano poi così tanto. Ero sempre la prima a essere esclusa: non c’era posto per me, quando eravamo messe alle strette dalla maestra. Restavo così a guardare, con il cuore ferito, loro due che si prendevano per mano, così amiche da non lasciare spazio ad altri. Il numero due è più ordinato del tre, contro ogni legge dell’amore.

Paola Toto

Rocco

Rocco era un bimbo magro  e secco come un biscotto della salute.  Portava  l’apparecchio ai denti   e un paio di occhiali  con la montatura spessa .  Indossava tutti i giorni una camicia a quadretti da boscaiolo di colori diversi su un paio  di pantaloni di fustagno marroni svasati al fondo.  L’avevamo soprannominato “sputacchia”,  perché  quando parlava,  a causa dell’apparecchio,  lasciava sempre qualche goccia di saliva sul banco o sul sussidiario.  In quarta elementare cambiò scuola e nessuno di noi lo vide più, fino al giorno in cui su  una popolare rivista di gossip italiana lo riconobbi sullo yacht di una famosa ereditiera americana avvinghiato come un polipo intento a limonarla.  Anvedi Rocco !

anna wood

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