Guarda se sbava

Quanto c’avrà in banca?
Li tiene alle poste.
Più o meno?
Non lo so. Alla mamma non glielo chiedo.
Infatti.
Nonna, quanto c’hai alle poste? Eh? Quanti cazzo di soldi c’hai alle poste?
E quella fa tipo delle scoregge con la bocca, apre e chiude ansimando. Fossimo in casa magari potremmo intuire.
Hai capito che ha detto?
No, lascia perdere. Poi magari fa pure la spia ‘sta vecchia di merda.
Salve, buonasera.
Mi sa che è l’ultima è? Domanda la Betti che sta ancora innaffiando l’orto e le rose secche. Mi sa che è l’ultima domenica buona.
Eh, vedremo, dice Francesca.
Speriamo di no, via, dico io. Ancora un po’ d’estate non fa male.
Guarda se sbava.
Non sbava.
Tieni, le dico passandole la carrozzina, e vado a vedere la nonna in faccia.
Ti ho detto che non sbava, fidati.
Qui c’ha un pochino di roba.
Che schifo.
Eh, dico, e prendo l’orlo della gonna della nonna e le gratto via quella roba da uno spigolo.
Sembra che caca dalla bocca. Fai vomitare.
E la nonna fa un verso, apre la bocca e una smorfietta di dolore, o forse è il sole negli occhi. Più probabile il dolore.
Aahhhh ahhhh un cazzo nonna. Sarà ora che crepi, le dico sottovoce con un bel sorriso e mi drizzo guardandomi intorno sicura di trovare un paio d’occhi e c’è Mercati che ramazza il vialetto e lo salutiamo. E lui dice Fortuna le nipoti signora Bice. Come sta la nonna, ragazze?
Benone, oggi ha mangiato anche la pasta al forno.
Beata lei, a me è toccato il riso.
Ci scambiamo un saluto e ripartiamo.
Lasciamo le ultime case alle spalle e la linea bianca a lato carreggiata scompare subito. Prendiamo la traversa e poi fino al fiume.
Passamela, dico.
Stringo forte la carrozzina. Inizio a scuoterla. Guarda guarda, dico alla Francesca. Mia sorella ride. Guarda ora. La faccio andare impennata. La nonna spara a salve qualche mozzico di parola.
Cosa dici? Non si capisce, parla l’italiano. Guarda se sbava.
Che palle. No, non sbava.
Va bene.
E ora? domando dopo che ho fatto un terremoto scala 6.
Uhhh nonna, il terremoto. L’hai sentito o sei sorda?
Mi sa che ne arriva uno scala 8 con tsunami.
Ridiamo.
Poi faccio il terremoto scala 8 e Francesca fa lo tsunami che sono tre schiaffi sulla nuca. Ecco anche lo tsunami. Eri pronta?
Guarda se sbava.
No.
Sicura?
Piange.
La nonna ha le ginocchia accoppiate, attaccate che sembrano guardare a destra. Il busto dritto. È altissima. Doveva essere altissima cioè. Quanto era alta? Chiedo a mia sorella.
Torniamo?
Che ore sono?
Tre e venti.
Torniamo. Sei pronta, nonna? Giriamo qui anche se c’è la curva a gomito? Massì.
Alziamo un po’ di polvere sul piazzale.
Devi stare ferma, cazzo, dice Francesca che le da una botta sulla spalla per rimetterla su dritta. Poi gliele prende entrambe e la appiccica allo schienale.
Che vuoi? Ti devo inchiodare? Stai ferma cazzo, devi solo stare seduta.
Sbava?
No.
Spostati che ripartiamo. Passiamo dall’altra parte che c’è più sole.
Dopo facciamo la cera, va bene?
Io non ho bisogno.
Io sì.
Stiamo zitte un po’, solo il ronzio della nonna e delle sue ruote.
Lo smalto prugna te l’ho dato a te?
È sul caminetto.
Sbava?
Sì.
Le vado avanti, le tiro su la gonna fino alle orecchie e lei cerca di abbassarla con queste mani che vanno a vuoto, le braccia lente che pare uno zombie.
Andresti di moda al cinema nonna. Magari ti faccio una foto e la mando in giro. Ti piace l’idea? Stai, stai ferma ho detto. Giù quella mano. Ahi.
Che ha fatto?
C’ha le unghie lunghe, guarda qui?
C’è un graffio sul mio polso. La nonna si succhia il labbro inferiore. Ti volevo solo pulire con la gonna perché sbavi come una lumaca e ti rivolti? Guarda che ti lascio crepare eh. Ti faccio cadere al fiume. Hai capito vecchia di merda?
Francesca le arrossa la nuca con le nocche della mano dandole dei cazzotti senza troppa forza.
Aspetta, faccio io.
Le prendo il fazzoletto dal polsino del cardigan.
Ecco, volevi questo? Tieni.
Glielo ficco in bocca come una pallina e gli stringo le guance e il naso. Mi da un calcetto ma mi prende di striscio.
Provo a toglierglielo di bocca ma è umido. È bagnato da far schifo.
Muoviti che diventa rossa, dice mia sorella.
Prendo un rametto da terra, lo spezzo in due.
Le caccio via il fazzoletto e le do uno schiaffo. Sei proprio una stronza.
Le stringo i lobi mettendomi di lato per non prendere i calci.
Aspetta, spostati, dico a mia sorella e le do una specie di cazzotto sulla nuca.
Con cosa la puliamo ‘sta stronza? È sbavata e sporca e piange come un maiale.
Sara, prendi, dice mia sorella che intanto che rispondevo ad un messaggio sul cell torna dal cestino con l’incarto di un gelato tenuto tra il pollice e l’indice per uno spigolo.
Fai tu, dico. Che io mando un altro paio di messaggi e rimetto il cellulare sul taschino della tuta.

Gianni Agostinelli

Finalista della XXVII edizione del Premio Calvino con il romanzo  “Perche’ non sono un sasso”

 

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2 pensieri su “Guarda se sbava

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