Mai baci a colazione

maria ilenia«Mai baci a colazione» era solito dirle «contrastano con il sapore del mattino e disarmano il gusto dell’attesa». Così, mentre lui sorseggiava il suo caffè amaro e lei sgranocchiava la sua ciambella glassata, si perdevano in un singolare rituale: si cercavano gli occhi, si sorridevano, si sfioravano, persino le guance, ma mai le labbra. Il resto era tutto cuore, respiro, immaginazione. Ciascuna cosa restava sospesa negli attimi dei se.

Ogni tanto lei bofonchiava e sbottava: l’attesa, il mistero, il segreto, a volte divenivano insopportabili. Raramente chiedeva, spesso osservava. Come quando un gigante mazzo di girasoli era comparso sul tavolo di lui. Lo aveva guardato e con aria indagatoria aveva cercato di capire. Poi si era arresa, dandosi la risposta più facile o più conveniente, sebbene fosse sicuramente la meno indicata.  Lei si abbarbicava nel silenzio di lui, quasi ci abitava ormai. Quel cuore maschile intermittente era un comodo cuscino, i suoi polmoni erano un ventilatore salvavita e il calore dei suoi abbracci era la migliore difesa contro il freddo delle parole taciute. Eppure i giorni e i mesi diventavano pesanti: il Paradiso di certi istanti si trasformava nell’Inferno delle intenzioni e dei sentimenti negati.  Tante volte lei aveva navigato in quegli occhi scuri e fragili in cerca di risposte alle sue domande, ma vi aveva trovato solo smarrimento e incertezza. Durante le lunghe passeggiate, le loro parole si sovrapponevano come mani delicate, lungo il cammino di una conoscenza che proseguiva a lenti passi, senza mete e senza promesse, eppure con tante speranze custodite nel cuore di lei.  C’erano stati assolati pomeriggi di Primavera a scrutare il mare e serate passate in macchina a parlare; c’erano stati giorni di abbandono e giorni di frenesia; c’erano stati silenzi e compagnia.

Pur senza amarsi si amavano: il loro amore era un tendersi le braccia da lontano per paura di scottarsi. La fiamma tuttavia ardeva e lanciava le sue scintille: bastava davvero poco perché si appiccasse un incendio, fosse gelosia, rabbia o passione. Lei lo aveva capito in tempi oscuri, quando sentiva il suo sentimento per lui come una parte del tutto, come la metà della metà di una condivisione. Si sentiva sola in mezzo a tanti, il rifugio di un momento, il tassello mancante di un mosaico molto più grande e a lei ignoto. Guardava tutte quelle donne diverse da lei, intraprendenti, affascinanti e a volte inconcludenti. Invidiava la disinvoltura dei modi e la semplicità dei loro approcci. A volte la sua diversità la opprimeva, il suo essere al di fuori dalle righe, un po’ solitaria, in quel suo darsi agli altri a tocchi misurati nel tempo.

Era stato così anche con lui. Non era stato semplice per lei avvicinarsi. Non era stato semplice per lei fidarsi. Lo aveva fatto pian piano, goccia a goccia, ma sempre con la sicura inserita. Così in fondo non era andata, non si era lasciata andare. Sentiva, fra le braccia di lui, tutta la sicurezza di un’insicurezza profonda, e si chiedeva se quelle braccia cingessero allo stesso modo altri cuori, e se quei cuori percepissero le sue stesse sensazioni. Alla fine era finita anche lei con il frenare i baci, e non solo a colazione. Frenava il cuore, i desideri, il suo sentire. Il ricordo di una dolce carezza si sovrapponeva al ricordo di altre mille carezze che non erano state per lei. In uno stesso balcone aveva gioito e aveva sofferto: lì era stata felice e aveva sciolto le sue catene, ma quelle catene, poco tempo dopo le erano cadute sui piedi, a ricordarle che le cose belle fanno presto a svanire. E come allora tante altre volte si era ritrovata a raccogliere quelle stesse catene dalle sue gambe insanguinate, fingendo che in fondo non erano poi così tanto pesanti. Ma era sempre da sola a sollevarle. Una sera, aveva persino deciso di dire a lui quanto fossero faticose da portare: sapeva che lui non se ne sarebbe fatto carico, ma sperava che almeno gliele avrebbe alleggerite. Camminavano per strada sotto braccio, mentre dal campanile della chiesa arrivava una musica natalizia. Il mare in tempesta e la pioggia in arrivo riassumevano gli stati d’animo di una pessima giornata. Dopo un dialogo sospeso e faticoso, lei aveva sperato che le catene si fossero trasformate in zucchero filato, ci aveva creduto. Loro invece poi erano tornate, più pesanti di prima.

In quella storia strana, fatta di alti e bassi, lei non riusciva più a raccapezzarsi. Poco più che una ragazzina cresciuta prima, una donna poi, cercava di barcamenarsi nell’ambivalenza dei gesti, in quel dire delle parole che contrastava con il dire dei fatti. Assaporava gli attimi insieme con la consapevolezza di un retrogusto amaro che sapeva di sospetto.

Non ultimo, il sospetto di altre presenze che incombevano sul nascere di quella delicata intesa.

E poi le invidie e le gelosie degli altri, che nella loro perfida incontinenza non riuscivano a trattenere il pettegolezzo su ciò che lui sceglieva, colpevole egli stesso, di nascondere sotto abili parole.

Nonostante le privazioni e le negazioni, lei però lo amava. E lo amò fino al giorno in cui vide con i suoi stessi occhi ciò che lui le negava andare altrove, a caso. Finché vide che lui non dava valore a ciò che per lei era preziosissimo. Era un pomeriggio di Marzo, esattamente come la prima volta che si erano dati appuntamento. Lei corse per la strada piena di coriandoli, libera di una libertà amara: le catene non c’erano più. Le sue lacrime le avevano corrose. Soltanto che lui aveva fatto lo stesso con il cuore di lei.

Maria Ilenia Crifò Ceraolo

Annunci

2 pensieri su “Mai baci a colazione

  1. Pingback: Dei blog che seguo e cose varie part. 2 Incontro “multisocialtasking” con Chrysalide, gli interrogativi che nessuno ti pone. | Nea: NuovaEcologiaArtistica

  2. Chrysàlide

    L’ha ribloggato su Chrysàlisbacke ha commentato:
    È passato già quasi un anno da quando ho scritto questo racconto, pubblicato poi dal blog letterario Svolgimento, che ringrazio sempre per il sostegno. La scelta dell’immagine non è casuale (non lo è mai nel mio caso): si tratta di un dipinto del 1922 di José de Togores, dal titolo “Desnudos en la playa” e pur rappresentando due innamorati, lei guarda lui… ma lui? Lascio a voi ogni libera interpretazione e commento, anche sul racconto ovviamente! Buona lettura!

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...