La verita’ è che non gli piaci abbastanza

imageNadia alzò lo sguardo sull’ orologio per la quarta volta negli ultimi tre minuti: le ventidue e quarantasette.
Sospirò. Guido anche questa volta non sarebbe arrivato. Ma lo aveva giurato a se stessa: se le avesse dato buca ancora una volta, una sola, sarebbe stata l’ultima. La mancanza assoluta di puntualità era uno dei difetti di Guido che la facevano arrabbiare di più. Capitava che lui si dimenticasse del tutto di averle detto che si sarebbero visti e la lasciava lì, sola, a macerarsi tra la paura di aver capito male, l’ansia da incidente e la paura di non essere abbastanza per lui. Solo una volta, all’inizio della loro relazione, aveva provato a chiamarlo sul cellulare, però la reazione di Guido era stata così aggressiva che si era ripromessa di non farlo più, anche per non sembrare una di quelle donne attaccaticce e noiose.
La decisione era maturata grazie a un libro che aveva trovato abbandonato in bookcrossing su una panchina. Era una cosa leggera, molto divertente scritta da due sceneggiatori di “Sex and the City”. Metteva a nudo tutta una serie di comportamenti maschili stronzi ed egoisti che le donne giustificano contro ogni logica. Così, dopo averla divertita, le affermazioni del libro avevano cominciato a ronzarle in testa. Forse davvero lei non gli piaceva abbastanza quando non l’aveva sentito per una settimana e lui era tornato, abbronzatissimo, da una trasferta di lavoro. O quando l’aveva lasciata sola al ristorante il giorno del suo compleanno perché aveva avuto un contrattempo e non era riuscito ad avvisarla per tempo. Nadia si era detta che le avrebbe fatto bene reagire e non stare lì a subire stupidamente quello che nel libro era descritto come il comportamento opportunista di un uomo non innamorato. E poi, chissà, magari uno scrollone avrebbe reso Guido più consapevole del valore del loro rapporto.
Nadia si alzò dal divano con un sospiro e passò in camera. Si spogliò, sfilò le calze autoreggenti e ripiegò accuratamente la sottoveste di seta nera con il perizoma coordinato, sistemandoli nel cassetto in ordine, di fianco alla scatola di preservativi che aveva comprato la mattina.
Sì struccò, tolse le lenti a contatto e s’infagottò nel pigiamone di felpa lilla con gli orsetti, poi non ebbe più scuse. Una promessa era una promessa e la doveva mantenere, almeno per il rispetto di sé.
Dopo un passaggio in cucina tornò in salotto con il suo kit antidepressione: un bicchiere di vino, maionese e un pacco di grissini. Si inginocchiò sul tappeto davanti al tavolino, piazzò il barattolo di maionese di fianco al PC portatile e lo accese.
L’orologio segnava implacabile le ventitré e sedici.

Da: Nadialatenera66
A: Guido
Oggetto: Buena vida

Mio caro, ti scrivo per dirti addio ma anche per ringraziarti.
Sì, ti ringrazio perché stasera finalmente ho riacquistato la capacità di vedere lucidamente le cose come sono.
Ho finalmente capito che tu, sin dal primo momento, sapevi di non volere un coinvolgimento e io ti stavo bene solo per divertirti. Se tu fossi stata una persona seria avresti fatto meglio a scomparire dopo la prima rottura, quella dell’anno scorso quando mi hai lasciata che ero appena uscita dall’ospedale, proprio nel momento in cui avevo più bisogno di te.

Pescò un fazzolettino di carta stropicciato dalla tasca del pigiamone, spostò gli occhiali e tamponò i lacrimoni che le impedivano di mettere a fuoco lo schermo. Trattenendo i singhiozzi spolverò le briciole dei grissini dalla tastiera, poi bevve un paio di sorsi e riprese a picchiare sui tasti.

Hai passato quest’ultimo anno a rimbambirmi di scuse assurde per giustificare la tua latitanza e le tue sparizioni. E io da vera cretina ogni volta ti ho giustificato, perdonato e riammesso nel mio letto. Ma non solo: ti ho anche stirato le camicie e prestato la mia auto mentre tu eri chissà dove o con chi.

Nadia con un colpetto dell’indice spinse a posto gli occhiali e rilesse con attenzione, sistemando un paio di virgole. Prese un bel sorso di vino e si rimise a battere sulla tastiera.

Avresti potuto semplicemente ammettere che con me non volevi impegnarti ma sarebbe stato un agire troppo pulito per le tue misere risorse emotive, perciò hai continuato a sfruttare la situazione fino a quando hai potuto, prendendo a piene mani da un rapporto a senso unico e usando sistematicamente la menzogna per mantenere il posto al caldo.

Cambiò posizione mettendosi seduta con le gambe incrociate. Sfilò un altro grissino dal pacchetto e lo intinse nel barattolo di maionese, rituffandocelo prima di ogni morso.

Purtroppo per te rimarrai sempre e soltanto quello che sei, un uomo mediocre, con sentimenti mediocri, che gioca a fare la persona speciale per nascondere quello che hai veramente nel cuore e nella testa: una briciola in più dello ZERO assoluto.
Mi piacerebbe poter dire che è stato bello averti nella mia vita ma non riesco a trovare un ricordo degno. Non ti auguro nulla di male, perché nella pochezza assoluta della tua vita rappresenterebbe comunque un’emozione, ti auguro di restare sempre così: inutilmente fermo e indiscusso, incapace di impegnarti nelle cose e con le persone.

Mentre finiva di rosicchiare l’ultimo grissino con la maionese il cellulare, che era rimasto per tutto il tempo posato di fianco al mouse, si mise a squillare.
Nadia lo fece cadere due volte sul tappeto prima di riuscire a tenerlo saldo e premere il tasto rispondi. Alla vista del display non riuscì a impedire al suo stomaco di contrarsi e al sorriso di esplodere. Ascoltò annuendo una spiegazione ingarbugliata fatta di riunioni, cellulare scarico e gomma bucata.
Prese il mouse e lo puntò sulla X di chiudi dell’email. Il programma aprì una finestra con la domanda “Salvare le modifiche?”
Ci pensò solo un attimo. Guido non avrebbe letto fino all’indomani.

Perciò se non ti fosse ancora chiaro: vaffanculo,
la (non più) tua,
Nadia

Spostò il mouse sull’icona “Invia” e cliccò.Poi con calma andò in camera per togliersi il pigiamone e rimettere le lenti a contatto.

Manuela Barban

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