Gonne ins Haus

Shoah: bimba ebrea diventò il volto della propaganda nazistaEra stanca di star seduta su quella sedia in legno. Guardava a turno la madre o il fotografo e, per ciascuno, aveva negli occhi una sorta di implorazione: alla donna pareva dire andiamo a casa che non ne posso più, e a quello che continuava a scattare fotografie avvertiva dell’imminente e inevitabile pianto. Che si sbrigasse con tutti quei fastidiosi rumori di clik clak e altri dannati ingranaggi. Nel rinomato studio Von Hauschemberg si erano fatti ritrarre generali col petto rigonfio di medaglie più ancora che di ossigeno, vista l’età dei soggetti. Nobildonne curiose di aggiungere la propria veritiera immagine a quella dei ritratti in salotto, a volte troppo indulgenti con le ave più danarose. Funzionari di partito che avevano già scelto la cornice per l’ingresso della loro parte di Cancelleria. Berlino in quei giorni del 1934 era tutta un brulicare di operai, carpentieri, mastri architetti e marmisti venuti da tutti gli angoli del Reich: la capitale si rifaceva il trucco, proprio come una delle vecchie signore in coda per un ritratto dopo la piccola Margarete, le cui urla ormai deformavano il bel viso e rendevano inutilizzabili ogni nuovo scatto! La madre, in un angolo, cercava di farsi rassicurare da Von Hauschemberg: nessuno avrebbe dovuto conoscere il nome della bambina, né tanto meno il suo.

Prese in fretta dei soldi dalla mano del fotografo e uscì dallo studio permettendo a Margarete di mostrare infine il suo miglior sorriso. Erano giusto quanto mancasse per riuscire a comprare un biglietto per Zurigo, in Svizzera, e da lì riunirsi al marito che era già partito dopo che le SA avevano mandato in frantumi tutte le vetrine della loro macelleria. “Giudei“. Le guance tonde di quella bambina spazientita dallo stare in posa, quegli occhi azzurri così pieni di vita, tutti quei ricci castano chiari e all’apparenza disegnati col compasso avrebbero fatto miracoli di vendita per la cartolina di auguri che Von Hauschemberg aveva in mente: tutti gli operai e i militari che li scortavano e controllavano, avrebbero cercato un ricordo, un’immagine, da spedire ai propri cari rimasti a casa ad invidiare il loro lavoro nella Berlino che si preparava a diventare millenaria. L’adorabile volto della perfetta bambina ariana: un’ebrea in fuga con la madre, la quale voleva ancora poter riempire di baci quelle guance.

Gianluca Meis

(Gonne in haus: il sole in casa)

Annunci

2 pensieri su “Gonne ins Haus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...