Claustrofobia

imageE’ un martedì mattina, ore 7.32, dopo giornate di pioggia è finalmente scoppiata l’estate.
Giulio arriva in via 1° Maggio e parcheggia con calma la sua Golf, a quest’ora c’è un sacco di posto. Attraversa la strada e citofona a Pupino – Grasso, piano 4.
Condominio la Fiorona c’è scritto sulla targhetta fuori dal palazzo, ma lui non la nota neanche, è sovrappensiero.
Gli aprono senza chiedere chi è: da tre mesi ogni settimana, alla stessa ora, è sempre lui a suonare.
Entra con passo deciso, chiama l’ascensore. Vicino a lui una signora bionda, con gonna a quadri bianchi e neri, camicetta bianca, golfino nero e una grossa borsa a mano sta sbuffando.
“Porca miseria, quanto ci mette ad arrivare. Proprio oggi dovevo dimenticare la cartella con i documenti a casa, cosa presento agli americani ? Eh, cosa presento, me lo dice lei ? “ dice, girandosi verso di lui.
Lui alza le spalle, un gesto vago che non significa nulla, nel frattempo è arrivato l’ascensore.
“Prego, vada pure, io lo prendo dopo” le dice, accompagnando le parole con un gesto in avanti della mano.
“Ma si figuri, ci stiamo in due”
Era proprio quello che voleva evitare, salire con lei. Arriva sempre alla solita ora perché è sicuro di non incontrare nessuno, sono pochi minuti di pausa tra gente che va e viene. Le persone sono abitudinarie, si sa.
Ma non oggi, questi cavoli di documenti hanno rovinato tutto.
Macchisenefrega, pensa Giulio, tanto è l’ultima volta che vengo.
“ A che piano va ? ”
“ Quattro, grazie”
“Scende prima di me “, risponde lei schiacciando il quattro e il cinque.
A metà tra il primo e il secondo piano un colpo secco, l’ascensore si è bloccato.
Lei schiaccia ripetutamente i tasti quattro e cinque, poi inizia a schiacciarli tutti, a caso.
“Signora, si è bloccato. Il tasto da schiacciare è quello con il segnale del campanello”
“ Riparti, su, riparti, stronzo di un ascensore, muoviti”. Non sembra averlo sentito.
Giulio schiaccia a malincuore il tasto dell’allarme, fosse solo starebbe lì tutto il giorno, chiuso in ascensore. Non ha voglia di andare a parlarle, ma l’ha promesso, deve farlo.
“EHI, LASSU’ TUTTO BENE?”, la voce arriva dal piano terra. Il portinaio, uscito in vestaglia e pantofole, sta urlando rivolto all’ascensore.
“LE SEMBRA CHE VADA TUTTO BENE ? QUESTO CAVOLO DI ASCENSORE SI E’ BLOCCATO. CHIAMI L’ASSISTENZA, SI MUOVAAAA !!!” gli risponde una voce isterica.

7.35. Silenzio.
7.38 “HO TELEFONATO, ARRIVERANNO AL PIU’ PRESTO”.
Rumore di ciabatte, è il portinaio che scende rapidamente nel seminterrato, imprecando tra sé perché il suo turno inizia alle otto.
7.41 I minuti passano lentamente.
La signora si è tolta il golfino, sta diventando tutta rossa in viso, inizia a battere contro le porte dell’ascensore .
“AIUTOOOOO, MI MANCA L’ARIA !!! STO MORENDO, STO MORENDO !!! “
Giulio le lancia un’occhiataccia, ma viene interrotto dallo squillo del cellulare. Uno sguardo al display e decide di non rispondere.
La signora si mette le mani al collo
“NON RESPIRO, NON RESPIRO !!!”
Sa che dovrebbe fare qualcosa, dire qualcosa, cercare di tranquillizzarla, è in piena crisi di panico.
Invece sta zitto, immobile, se muore veramente tanto meglio, almeno la smette di urlare. Lui ha altri pensieri, altri problemi, ha rischiato di rovinarsi la vita, tutto pe…lasciamo perdere, non ne vale la pena.
7.50 C’è trambusto là fuori. Rumori di tacchi sulle scale, porte che si chiudono, persone che parlano.
Giulio non bene distingue le parole, sembrano imprecazioni “ porca…lavoro di…ascensore…eccheccazzo…”, arrivano da poco sopra la sua testa, cerca di guardare su attraverso il vetro dell’ascensore ma non vede nulla, solo pezzi di muro scrostato e, in alto, il numero due scritto in nero.
La signora torna alla carica, batte sulla porta “AIUTOOO, QUALCUNO MI AIUTI ! STO MAL.E…APRITEEEE !!!”
“SIGNORA SI CALMI, ARRIVERANNO A MOMENTI, SI SIEDA , FACCIA UN BEL RESPIRO”, la voce stavolta arriva dal basso, forse dal primo piano.
Obbediente lei si siede per terra e inizia a respirare, a Giulio ricorda quando sua moglie era entrata in travaglio “ fai dei bei respiri, così, brava” le aveva ripetuto nel tragitto verso l’ospedale.
I suoi pensieri vengono interrotti dallo squillo del cellulare, è sempre lo stesso numero, Giulio spegne il telefono.
Torna il silenzio dentro l’ascensore, c’è puzza di sudore, la signora è ancora seduta per terra, sempre più rossa.
Giulio si arrotola le maniche della camicia, sbottona i primi due bottoni, ora va meglio.
Poi inizia una litania, o forse una preghiera “ aiutami tu…ti prego…padre nostro…”
Non sente tutte le parole, ma ha capito, anche lui comincia a recitare mentalmente …tu che sei nei cieli…non ci indurre in tentazione…amen.
8.13 di nuovo la voce del portinaio “SONO ARRIVATI, STIA TRANQUILLA, ORA SISTEMANO TUTTO”
La signora alza gli occhi al cielo “grazie Signore”
8.17 una scossa e l’ascensore comincia a scendere, sono di nuovo al piano terra.
La signora esce e si siede subito sul primo scalino.
Il portinaio si china verso di lei “ Signora Rivetti, sta bene? Le porto un bicchier d’acqua? ” e, mentre lei fa cenno di sì con la testa , si gira a guardare l’uomo uscito con lei dall’ascensore, pensava di essere sola lì dentro.
Ma Giulio si è già avviato verso il portone, è uscito dal condominio e ha acceso il cellulare.
Al diavolo, sta pensando, Tiziana la mollo con un messaggio poi lo faccio leggere a Carla. L’importante è mantenere la promessa, no ? Carla mi perdonerà, magari non subito, ma lo farà.
E inizia a digitare sulla tastiera.

Sabrina Ercole Bidetti

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