Protocollo

28 gennaio 1986

2011-04_152550Con l’arrivo del sole quella parte della tribuna non era più una buona posizione per assistere al lancio. All’arrivo gli era sembrata perfetta, anche se sua madre aveva già iniziato a tormentarlo affinché si infilasse il suo cappellino col logo della Nasa, ma col passare del tempo l’ombra si era spostata e Phil non faceva che pensare a come raggiungerla per non restare accecato alla partenza di suo padre. Aveva insistito per scendere qualche posto della gradinata ma sua madre lo voleva accanto e non voleva dare l’impressione di essere maleducata magari togliendo il posto ad altri. Alla fine dovette cedere all’insistenza del bambino lasciandolo però andare da solo. Pensava che tanto fosse al sicuro: la tribuna era chiusa su entrambi i lati e gli ingressi sorvegliati. Phil non correva alcun pericolo.

Il bambino si stava preparando a quell’evento da mesi e ogni volta che il padre tornava a casa con un permesso lo costringeva a ripetergli tutte le fasi del protocollo Nasa per la messa in orbita dello Shuttle. Non voleva altri racconti che quello quando il padre lo metteva a letto.
A quarantatré ore dal lancio inizia in countdown; il velivolo e la rampa vengono preparati per il lancio. Si controllano i sistemi di volo, le rampe di accesso al ponte vengono rimosse. A diciannove ore inizia la preparazione e i test di funzionamento dei tre motori principali, viene riempita d’acqua la vasca del sistema di pressurizzazione per ammortizzare le onde d’urto generate dai motori. A sei ore la squadra effettua un ultimo controllo per verificare che non ci siano violazioni alle norme di sicurezza. Tutti i tecnici devono abbandonare la zona di lancio. Inizia il riempimento del serbatoio esterno che richiede circa tre ore.
Phil si era annotato tutto su dei fogli che portava sempre con sé. Li mostrava agli amici a scuola con l’aria di chi era così coinvolto nelle operazioni da conoscerle appunto a memoria.

Non appena si convinse di aver trovato un posto perfetto e ancora per un po’ all’ombra estrasse i suoi appunti e tracciò un segno con un pennarello rosso su quanto prevedesse il protocollo a tre ore dal lancio: gli astronauti indossano le loro tute arancioni, e dopo i saluti con i familiari e le autorità si avviano al portello di accesso alla navetta. Lui a suo padre aveva fatto il saluto militare e non abbassò la mano finché sua madre non ebbe finito di dargli un bacio sulla bocca. Questa cosa dei baci in bocca ancora non l’aveva capita bene ma la giustificò; una volta gli aveva detto che è così che si salutano le mamme e i papà che si amano.

A due minuti gli astronauti chiudono e bloccano le visiere dei loro caschi: questo è il segnale inequivocabile che sono ormai pronti al lancio. A dieci secondi lo speaker dalla sala comandi a terra inizia il conto alla rovescia. A 6 secondi i motori sono accesi e hanno raggiunto la spinta nominale. Lo Shuttle viene sganciato dalla rampa attraverso quattro bulloni esplosivi. Zero Secondi. L’innesco dei booster fa sollevare da terra la navetta spaziale. Lo speaker annuncia il liftoff e inizia il volo.

Ora non restava che accompagnare con il naso all’insù lo Shuttle che prendeva sempre più velocità. Phil dall’entusiasmo si toglie il cappellino e lo lancia in aria. Ma il tiro maldestro lo fa ricadere qualche gradino più in su. Per non rischiare di perderlo si volta di scatto e cerca di raggiungerlo. Ci riesce e mentre si rialza vede sua madre corrergli incontro. Sta piangendo e urla. Lo abbraccia così forte da non lasciarlo quasi respirare. Il bambino riesce solo ad allungare gli occhi dietro le spalle della donna e a guardare i suoi appunti: a otto minuti dal lancio gli astronauti hanno raggiunto l’orbita con l’assenza di gravità. Suo padre ora starà svolazzando per la navicella! In alto, al di là del cielo.

Gianluca Meis

Challenger_explosion

 #MIA14

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2 pensieri su “Protocollo

  1. tizianasferruggia

    caro Gianluca, ai preparativi precisi e sapienti, al volteggiare speranzoso nell’ aere, la caduta maldestra ( fatale?) mi ha riportato con i piedi per terra, è la visione della vita di chi con amaro ( azzardo) disincanto è capace di cogliere il vero senso della vita semmai la vita ne abbia uno. un pugno nello stomaco il finale concitato ma anche io purtroppo ho queste visioni. Bravo come sempre

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  2. #svolgimento Autore articolo

    Io mi ricordo benissimo di questa vicenda … Ne rimasi colpita perché’ morì lacrima donna inviata sullo shuttle .. E dopo quel lancio non ce n’è’ furono altri.

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