Don Giovanni tarlato

grecoQualche sera fa, in un locale di Roma ho conosciuto un uomo che si sentiva in credito con gli uomini, un maschio che si sentiva in debito con i maschi. Il motivo, dal sentore aristotelico, è presto riassumibile: lui è un espertissimo e sopraffino amatore; con le sue arti ha liberato un sacco di donne dalle catene inibitrici del moralismo e le ha iniziate alla pienezza della vita sessuale; gli uomini a cui le passa dopo aver loro donato la libertà, non lo ringraziano mai – dico mai! – per la sua sconfinata generosità.
Oltre che tanta indignazione, questo discorso faceva nascere in chi l’ascoltava un’altalena mentale: bisogna dubitare delle sue parole o del senso estetico femminile? A guardare Totò – chiamiamolo così – si fa un po’ fatica a immaginarselo nei panni senza vestiti di apostolo di Venere. Ha, è vero, i tratti regolari e arabeggianti dell’uomo meridionale. Ma il testone pelato sul viso di trentenne, il corpo cortino sul busto lunghino, le spalle strette e il lieve strabismo, chiaro segno della sua missione venerea, non lo rendono quel che si dice un uomo irresistibile.
Se si tratta di liberare una donna, Totò punta tutto sul carisma. E sulla testa. E tutte le sue fiches le mette sullo sguardo: febbrile, spermatico, alla continua ricerca della penetrazione oculare. E come per spingere le sue parole dentro l’interlocutore, inclina il corpo in avanti. E parla con una voce bassa, insinuante e inguantata di velluto sì ma solo per farti capire che dentro nasconde il ferro. E usa termini ricercati e citazioni colte. E visto che se ne sta sempre impettito e rigido, per far dire al corpo che lui non è solo elegante ma anche un dritto, uno cazzutissimo.


Nonostante questo, si verifica un fatto strano: la sua recriminazione suscita qualche perplessità. E, cosa ancora più incredibile, delle obiezioni. Lui, allora, s’irrigidisce ancora di più. Lì per lì vacilla, pare spezzarsi, ma poi recupera la compitezza e la soavità pretesche, e ci fa, incredulo ma comprensivo: “No, voi non capite. Io vi sto esponendo un concetto profondissimo. Ma voi non capite…”.

 Poi, magnanimo, ripete il concetto a beneficio di noi “infedeli”, paziente e forte come lo è solo chi ha un dio dalla sua parte: “Io, grazie all’esperienza accumulata, so essere così bravo con una donna che se voglio la trasformo. E questo mio concentrarmi sull’aspetto tecnico della parte sessuale, dopo averla separata da quella sentimentale, mi pare un atteggiamento molto generoso, molto nobile”.
Ma l’errore, come si sa, è tenace. Gli infedeli, dall’orecchio della tecnica, non ci sentono. Qualcuno osa pure fargli notare che il problema non è tanto di tecnica quanto, appunto, di sentimento. Quando c’è quello, gli dicono, tutto viene di conseguenza. “No, voi non capite. Io vi sto esponendo un concetto profondissimo. Ma voi non capite…” e accompagna la frase abbandonando con le mani la posizione da preghiera e agitando le dita, curate ma disegnate in modo imperfetto come una figura di El Greco. Anzi, a guardarlo meglio, pare proprio uno dei suoi preti. E come loro suscita una sottile ma profonda inquietudine.
“Ci posso mettere una come cento volte. Ma io una donna la libero. Eppure nessuno mi ringrazia”. Gli viene chiesto se si sia mai innamorato. Totò, ora, dall’espressione, pare aver perso la protezione della sua dea. Sembra smarrito, sembra annaspare, perdere qualunque appiglio e cadere nel vuoto con la mente. Ma poi si concentra, si ricompone :
“No, non mi sono mai innamorato. Non ho mai trovato la donna giusta. Dopo poco capisco che non fanno per me e le lascio”.
“Ah, ecco. Ecco qual è il problema”, fa il coro degli infedeli.
“No, voi non capite. Io vi sto esponendo un concetto profondissimo. Ma voi non capite…”.
Al quinto “non avete capito” le obiezioni si sono via via spente, per lasciare il posto a dei “sì, sì” del capo dettati non dalla convinzione ma dalla pura cortesia. In questi casi, il buonsenso consiglia di far così. Quando la conversazione passa ad altro, lui pare tuttavia visibilmente insoddisfatto. E questo perché parlava non per convincere gli altri ma se stesso. Pareva voler schiacciare una volta per tutte quel tarlo che, forse da tempo, gli rode il legno dell’anima. Il tarlo continuerà il suo lavoro. Non so se lo finirà. Ma se così fosse, a quel punto, se vorrete, potrete soddisfare la curiosità di parlare anche voi con Totò. Lo potrete trovare, cercando la sua faccia rasserenata, a recuperare il suo credito con gli uomini in qualche locale gay.

Martino Scacciati

#MIA14

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