“Bere, mangiare… Scrivere” – Quinta serata

Emoticon Cin Cin

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La quinta serata del Festival di Serravalle ha ospitato Raimondo Quagliana che ha letto il suo racconto “Una voglia” selezionato per il contest “Bere, mangiare…scrivere” e , a seguire, lo spettacolo della compagnia teatrOrtaet “Vietato calpestare i sogni” di Carlo Bertinelli, con Carlo Bertinelli e Alessandra Brocadello, per la regia di Luisa Baldi. Il tutto si è svolto all’interno del Castrum di Serravalle, a causa del maltempo. Nella suggestiva enoteca scavata nella roccia ha avuto luogo la lettura, insieme alla degustazione dei prodotti dell’azienda Borgoluce di Susegana, il Prosecco di Valdobbiadene DOCG e i formaggi di bufala e i salumi a chilometro zero. Lo spettacolo teatrale si è svolto invece negli spazi del gazebo con grande goduria del pubblico che era giocoforza a strettissimo contatto con gli attori.
Sono riuscita a strappare un’intervista a uno dei protagonisti prima che mi sfuggisse trascinato da un fiume di prosecco.


Bea Ary: Raimondo Quagliana, plurisegnalato al Premio Calvino, hai avuto soggezione a lasciare il tuo profondo sud per avventurarti, come dici tu, nel ‘prosecco nord’?
Raimondo Quagliana: Lo ammetto, ho dimenticato ogni soggezione sotto la promessa di un lago di prosecco, non riesco a trovare altre scuse per aver prosciugato gran parte delle bottiglie. Aggiungo anche, e non ultima, la curiosità di leggere un mio pezzo di fronte a un pubblico nuovo, per scoprire le sue reazioni divertite. Al Premio Calvino giuro che ho dedicato molti dei miei brindisi di ieri sera.
B.A.: Ma sveliamo qualche retroscena: com’è stato il tuo arrivo al Castrum? So che dovevi incontrarti con la direttrice artistica, Luisa Baldi, per una prova di lettura.
R.Q.: Il Castrum di Serravalle è un posto fantastico e mi ci hai portato proprio tu, strano che non te lo ricordi. Mi aspettavo comunque di trovare un’accoglienza molto formale e invece ho scoperto una direzione artistica e un’organizzazione che mi hanno immediatamente messo a mio agio. Luisa Baldi mi ha conquistato, è stata subito disponibile e rassicurante, facendomi ben sperare per il mio destino, e mi ha mostrato la location del Castrum dove, sotto un sole splendente, tutto era stato allestito in attesa della serata che come sappiamo si è svolta sotto un temporale scrosciante.
B.A.: Il pezzo che hai presentato si intitola “Una voglia” e lo spettacolo teatrale in programma “Vietato calpestare i sogni”. Non trovi ci sia una curiosa coincidenza che lega in qualche modo questi due lavori?
R.Q.: Inseguire un sogno può voler dire anche cercare il giusto punto di cottura di un piatto, bilanciare le dosi e le spezie senza strafare, l’importante è inseguirlo mantenendo una giusta leggerezza e un senso della realtà, l’equilibrio tra gli ingredienti che compongono la ricetta, saper affrontare gli imprevisti per non ritrovarsi nel piatto brutte sorprese.
B.A.: Per esempio un naso che non si trova, come si è visto nello spettacolo di Carlo Bertinelli e Alessandra Brocadello , vero?
R.Q.: Beh, lo spettacolo, che si è svolto forzatamente a causa del maltempo nello spazio angusto del gazebo, ha comportato alcuni episodi di comicità involontaria, come quello della scomparsa del naso da clown, ma proprio lì gli attori hanno saputo dimostrare la loro capacità di improvvisazione, grazie anche alla regia attenta di Luisa Baldi.
B.A.: Ma torniamo al momento della lettura del tuo racconto. Come ti è sembrato il pubblico?
R.Q: Ringrazio te per la domanda e il temporale improvviso per averci fatto riparare dentro un’enoteca scavata nella roccia, proprio il fatto di leggere in uno spazio molto raccolto mi ha permesso di guardare negli occhi il pubblico e rilevare i più piccoli cenni di insofferenza (inesistenti) e le espressioni divertite. In una lettura pubblica cerco sempre il contatto diretto.
B.A.: Certo, una degustazione ‘grottesca’ in una grotta imbandita di ogni ben di dio. Prosecco, soppressa e mozzarelline di bufala, mischiate a gomitate involontarie tra i presenti, hanno contribuito a creare un clima di cordialità e buon umore.
R.Q: Di tutto il ben di dio, mi pare si debba dare onore alla supervisione di Ada Marcantonio, che da perfetta padrona di casa, ha accolto sfamato dissetato un buon numero di amanti della letteratura e della buona tavola. La ringrazio per la sua squisita ospitalità.
B.A.: Quindi, se vogliamo rapportare questa esperienza alla ricetta del tuo racconto, qual è il segreto per un successo sicuro?
R.Q: Innanzitutto le prugne. Ogni successo è il frutto del giusto compendio dei contrasti, il salato della soppressa e il dolce dello sguardo vigile di Luisa Baldi, il caldo del pomeriggio e il freddo del temporale serale, il croccante dell’energia inesauribile di Ada e il morbido della mia guida padovana Arabella.
B.A: Basta con le smancerie. Andiamoci a prendere un altro calice, va!

Una Voglia

Voglia di prugne con la pancetta croccante, come dei piccoli involtini, al centro la prugna secca snocciolata, intorno ci arrotoli la striscia di pancetta e la fermi con uno stecchino. Il compendio perfetto dei contrasti, dolce salato, morbido croccante, caldo freddo.Sono stuzzichini collaudati da lungo tempo, li facevo quando ero ancora sposato, tutte le volte che mia moglie invitava i suoi amici a cena. Sapevo che non piacevano a nessuno, così come io non piacevo molto agli amici di mia moglie, e la bilancia era pari. Gli amici chiacchieravano e si scambiavano gridolini, io mangiavo le mie prugne con la pancetta croccante e mi scolavo pure un paio di bicchieri di vino rosso.

Stanotte non resisto, ne preparo una decina allineate sulla piastra, pronte per l’aggressione veloce del grill che in tre minuti le renderà fragranti e scottanti. Credo che le mangerò tutte, poi ditemi qualsiasi cosa tanto non vi ascolto, qui in casa mia faccio quello che voglio. Dormo mangio guardo la tv, poi mangio di nuovo. Queste prugne con la pancetta croccante non me le voglio fare scappare, ci ho speso anche del tempo per trovare le prugne adatte, non quelle snocciolate della California tutte appiccicose di sciroppo di glucosio, le migliori si comprano nel negozio di alimentari marocchino vicino alla stazione, asciugate al sole mediterraneo, non importa se hanno il nocciolo, toglierlo è una penitenza, ma sono più compatte e consistenti. Basta. Apro il forno, metto dentro, e fra tre minuti tiro fuori gli stuzzichini caldi caldi, un profumo che tutti gli amici di mia moglie arricciavano il naso e cercavano il divano. Intanto che sfrigolano, apro una bottiglia di sirah, ne bevo solo un bicchiere, non devo esagerare.
Toc toc, mi è sembrato di sentire bussare, toc toc toc, come di nocche sul vetro, ma da dove proviene, dal forno? Forse il calore ha risvegliato la pancetta che vuole esprimere la sua gratitudine per essere stata scelta fra tante altre al banco salumeria? In effetti stamattina era ancora tesa, adesso si sta sciogliendo.Ascolti, signora pancetta, non c’è bisogno di ringraziarmi, è una cosa così normale per me, lo faccio con piacere, di mangiarla. Stia buona lì, intorno alla sua prugna secca, che avrà modo di esprimere i suoi ringraziamenti più tardi, nel piatto, e insieme a lei ci sarà il norcino e l’enologo e il contadino, tutta un’allegra compagnia. Anzi, già che ci siamo, apparecchio anche per loro.

Mi giro a prendere delle altre forchette, poi mi rendo conto che mi sto prendendo in giro, nessun maiale sarebbe contento di essere mangiato da me, né sotto forma di pancetta croccante, né di salsicce o altri insaccati succulenti. Si ritroverebbe in un posto di merda, un postaccio buio affollato da parti di animali e altre cose, dove tutti si scambiano gomitate involontarie e bestemmie e stridore di denti. Una discarica dove si sono ammassati per anni i miei peccati di gola, dove convivono formaggi semistagionati e sovracosce di tacchino, pere williams e pane e panelle, verdure gratinate e crema pasticcera, salsicce lunghe col finocchietto e anacardi tostati salati. Tutto il cibo ingurgitato in cinquant’anni è lì a ricordarmi che lo spazio disponibile non è illimitato, già siamo al livello di guardia. Quando il cibo avrà riempito la pancia, strariperà per trovare sfogo nei canali secondari, s’incuneerà nel sistema nervoso, risalirà fino al cervello, prenderà possesso delle sinapsi e allora ci sarà da ridere.

I miei gesti saranno guidati da un broccolo romanesco, da un suino nero dei Nebrodi, oppure avrò uno sformato di fagiolini al posto del cervello, o una gelatina di anguria con gocce di cioccolato e fiori di gelsomino. Una vera sciccheria.Prugne con la pancetta croccante, mi ricordano i tempi del matrimonio, il compendio perfetto dei contrasti, dolce salato, morbido croccante, caldo freddo. Ora che ci penso non mi sono mai piaciute e poi, ogni volta che le preparavo, non c’è mai stato un maiale disposto a ringraziarmi.

Raimondo Quagliana

 

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4 pensieri su ““Bere, mangiare… Scrivere” – Quinta serata

  1. wood

    Raimoticon!! pare che per 6 mesi non consegneranno piu’ prosecco ….tutta colpa tua!!
    Mi han fatto dei gossip…si dice che sei stato braverrimo e che hai incantato tutta la platea! Grandeeeee

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    1. raimondo.q

      Grazie Anna, mizzica dopo tutti sti chilometri e il viaggio periglioso afoso debilitante che ho affrontato, con temperature superiori alla norma siciliana (che non è quella con le melanzane), dovevo bagnarmi l’ugola per riuscire a fare una lettura decente. Sono sicuro che molti proveranno le prugne con la pancetta croccante pensando a me. (emoticon superiore DOCG)

      Rispondi
    1. raimondo.q

      Arabella, sei stata la mia guida e la mia ombra per due giorni, attenta disponibile paziente ciceronica, grazie. (emoticon in saor)

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