Palle di Fiele

31 Giugno 1984
Ricordi di fatti veri mai accaduti

77512d201716ef289b0890c6a8f35fb6Come un rettile schivo, costeggio le pietre roventi del “malasenu” sbrecciato, corroso dal tempo e dall’ incuria eppure agogno l’ ombra che so dietro l’ angolo acquattata e che placida, mi attende. Ecco, svolto a destra e in un istante che a me pare magico, sono lì, esattamente dove voglio essere. Il sole pomeridiano filtra cangiante attraverso le foglie mosse da un benefico vento che scopre i frutti di velluto verde liscio del mandorlo, che è lì da sempre, da che io ricordi, piegato ma mai spezzato dagli anni, come un grande vecchio, stanco e mai arreso.Quasi mimetizzati, le pudiche preziose drupe tra un po’ saranno pronte per essere raccolte e divorate negli affocati ardenti tediosi pomeriggi di una Estate che minaccia un caldo africano disfattista. Nel frattempo ciondolano pigre dalle ombrose fronde.Più in là un gelso nero con le radici nodose e sconnesse e un carrubo con il tronco tutto scavato. Il nonno è seduto sotto il mandorlo indulgente che occupa gran parte del retro del “malasenu” ed ha gli occhi chiusi. Pare che dorma ma sono sicura che stia meditando. Guardo il suo viso abbronzato. Rughe profonde risaltano sugli zigomi scarni.  Mi giungono attutiti i suoni delle case vicine e le voci della mamma e della nonna.

In silenzio mi trascino nell’abbagliante ed indolente luce del pomeriggio fin sotto il mandorlo. L’ odore prepotente del mentastro impregna tutta la natura e un po’ mi stordisce. Nell’aria densa ed ovattata penso al passare del tempo e ai suoi effetti sulla nostra vita. Forse è perché ho letto di recente “Siddharta” che mi sconvolge quando dice che “il tempo è la sostanza di ogni pena, di ogni tormento e d’ ogni paura e che tutto il male, tutto il dolore del mondo sarebbe stato superato e soppresso non appena si fosse trovato il modo di annullare IL PENSIERO DEL TEMPO.

Ma di superato e soppresso per ora, c’è questo tenero ed assorto vagheggiamento pomeridiano.
La stridula voce di Concettina Flaccavento, la terribile vicina di casa che litiga e rimprovera tutti e che non guarda in faccia nessuno quando come una invasata impreca e promette ritorsioni e vendette , irrompe brutale nel silenzio bucolico.
Come pungolate da una scossa elettrica, assisto alla metamorfosi delle mascelle del nonno che fino ad un attimo prima languivano appena dischiuse, abbandonate ad un sereno torpore e che ora si contraggono irrigidite mentre gli occhi luccicano felini ed acuti quando la guarda allontanarsi lesta con la solita aria indaffarata dopo averci perforato i timpani. Rozza e sgarbata Concettina.
Oramai del tutto sveglio, catapultato brutalmente dal sonno alla realtà per colpa di quella Santippe aspra e furente, abbozza un mezzo sorriso perché inaspettatamente mi ha trovata lì nel brusco destarsi.
Concettina Flaccavento ci è passata davanti salutandoci appena col solito ghigno di circostanza che consiste in una rapida smorfia che le contrae le asciutte gote esangui. Ma poi pare che ci ripensi, si ferma di botto, si gira e costringe la magra faccia nella parodia del più finto sorriso che io abbia mai visto. Una maschera, ieratica e sfuggente nella quale gli occhi sono la parte più sincera dato che si lasciano sfuggire saette argentee e siamo costretti a difenderci da strali nemici che più che salutarci benevoli, vorrebbero annientarci.
Un sorriso asimmetrico illumina per un istante la magra faccia abbronzata di mio nonno che proferisce asciutto :_ stà fimmina, scaccia serpi cu ì natichi è. Già si scurdà di tuttu chiddu chi successi nà misata n’arrera- d’ altronde, come si dice “ la ruta sicca sia, avi a fari l’azioni sua.
Ridiamo complici mentre guidata da un riflesso incondizionato, allungo una mano per accarezzare il cespuglio di ruta che cresce lì accanto. Strofino le piccole foglie fra le dita ed inspiro. Sento un inspiegabile sollievo alla bocca dello stomaco.
-‘U’ scantu fa passari e puru la matrazza.- Il nonno me lo ricorda mentre io ancora beata ripasso sotto il naso le dita intrise e un ampio respiro liberatorio solleva il mio petto.
Già. Proprio così. Anche il magone fa passare l’ odore della ruta. Ecco perché lui ne ha voluto piantare un bel po’. Non si sa mai. Tutto questo, già lo so, ma sentirglielo ripetere ha un che di rassicurante.
_ Ricordatillu sempri _ la natura nun fa nenti di inutili.-
Sorrido e penso che l’ha detto Aristotele nel 340 A.C circa ma il nonno non lo sa perché lo ha appreso sui libri di scuola. Lo sa perché glielo ha insegnato la vita, la campagna, gli anziani prima di lui, l’ esperienza, quell’empirismo pragmatico prezioso che vorrei tanto fosse anche mio.
Chiedo quello che non so, ovvero cosa sia successo un mese fa perché sono curiosa
di ascoltare le sue storie dalle quali c’è sempre da imparare.
Ma prima di raccontare ai miei lettori la strana vicenda accaduta, è opportuno fare una breve premessa sulla personalità di Concettina Flaccavento.
È antipatica, ma cosa peggiore è che pare ci goda a provocare disagio e malumore.
È consapevole ma anche soddisfatta della propria sgradevolezza.
Si compiace di vedere la mortificazione delinearsi sulle facce contrite e quando è ben certa di essere andata a segno con le affilate stilettate, tenta di addolcire il rimbrotto con frasi del tipo _ “comunque per stavolta facciamo finta che niente sia successo neh? _”(un lustro al nord è bastato per cancellare l’ inflessione sicula e adottarne una più “fine e civile” tipica delle popolazioni delle alte latitudini) con una tale finta gentilezza però, che la vittima di turno ancora stordita e mortificata, la interpreta come una grazia estrema concessa e di solito in tutta fretta ne approfitta per dileguarsi quasi contenta del perdono accordatale, dimenticando che comunque in senso metaforico o meno, sempre una bacchettata sul metacarpo ha appena ricevuto.
E dunque, nessuno dei vicini sopporta lei e il di lei marito, Elvio Menichetti un polentone ombroso e solitario che non da confidenza.
I loro due bambini, Azzurra e Marzio, sono gli incolpevoli frutti degli insopportabili coniugi Menichetti ma pagano il fio della loro condizione. I bambini del vicinato se possono, li escludono. Quando si dice nascere nel posto giusto e al momento giusto. Purtroppo i genitori non si possono scegliere.
E ora andiamo ai fatti così come me li ha raccontati il nonno.
Un mese fa un lampo squarciò il cielo improvvisamente e un tuono scosse l’ aria immota proprio mentre ù zù Cicciu Fontana teneva per le redini Furio, il cavallo impetuoso come il nome che porta (quando si dice “nomen omen”).
Il cavallo impennò e un cane randagio ringhiò in risposta.
In una perfetta sincronia, si manifestarono le condizioni perfette per uno scanto perfetto e Azzurra Menichetti, nel centro del cortile, al centro degli eventi, con occhi atterriti che parevano di smalto, cadde a terra svenuta.
Quando rinvenne, fra grida e preghiere nello scompiglio generale, pareva stordita, assente. La dolce bimbetta di sette anni, cominciò a giocare poco, a mangiare meno e svogliata si trascinava da un posto all’ altro con un colorito sbiadito da far paura. Scantata era, anche se Concettina ed Elvio non lo volevano ammettere.
Mia nonna guardò mio nonno e gli sussurrò_ tu ù sai chiddu chi cì voli-
Partito alle prime luci di un’alba livida, inerpicandosi fra rovi spinosi e cespugli di asparago pungente, mio nonno non aveva nessuna voglia di ammazzare un riccio. A lui i ricci piacciono, pure i topi rovinosi si mangiano, ma come togliergli il fiele e lasciarlo vivo? Sperava di trovarne uno per strada, uno che durante la notte, attraversandola… abbagliato dai fari…anche questa possibilità lo disturbava ma c’era una bambina scombussolata da ristabilire.
Il riccio lo trovò, al margine di una stradina sterrata, quasi intatto e con religioso rispetto lo depose nella sacca.
Sulla balata di marmo gli tolse il fiele, ne fece palline impastate con un po’ di farina e bussò alla porta di Concettina.
Sette nere palline di fiele di riccio per fare passare lo scanto ad Azzurra, mio nonno offrì ad una attonita famiglia che inaspettatamente non fu ostile, non fermò il vecchio che con un gesto invitò la bimba ad inghiottirne almeno una.
_ Amara è, amarissima_ disse Azzurra deglutendo e strabuzzando gli occhi.
Mio nonno sorrise piano_ vero è, ma chissà ti fa passari puru ù scantu di sett’ anni_
Mio nonno uscì piano senza aspettare ringraziamenti.
Quello che contava era la salvezza di Azzurra. E ora Azzurra, poteva ritenersi al sicuro, guarita, liberata da tutti gli spaventi arretrati, dimenticati, accumulati dalla nascita fino a quel momento. Tutti gli spaventi le erano stati condonati.

_U’tempu stà canciannu_ dice mio nonno guardando il cielo rannuvolato. La storia è finita e mentre si alza, prende la sedia e si accinge a rientrare, aggiunge sorridendo:_

Tuttu cancia, tuttu tranni Cuncettina. Idda sempi la stissa è._

N.B.
I personaggi, i fatti e i luoghi, sono frutto della fantasia dell’ autrice. Di autentico ci sono solo i rimedi, con l’ auspicio che “nun possanu serviri mai”.

Tiziana Sferruggia

Segnalata  alla XXVI Ed. del Premio Calvino uscirà’ con il suo libro “La Signora Rosetta” il 23 luglio 2013 ed.  Atmospherelibri !

#MIA14

Se ci leggete e apprezzate dateci un voto per il Red Carpet dei #MIA14 ! 🙂 Grazie!

 

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5 pensieri su “Palle di Fiele

  1. Giuseppe Pippo Visconti

    Che brava che è Tiziana! Pensavo di essere già in ferie in una campagna riarsa ed assolata, e invece finito il bel racconto, mi scopro vestito di troppi vestiti per esserlo davvero!
    Grazie per la parola nuova che mi sono andato poi a cercare, “affocata”, grazie per avermi riletto “SIddharta” … “il tempo è la sostanza di ogni pena, di ogni tormento e d’ogni paura e tutto il male, tutto il dolore del mondo sarà superato e soppresso non appena si troverà il modo di annullare il pensiero del tempo.” , grazie per avermi ricordato che in natura non c’è niente di inutile se esiste e se persiste! Grazie di scrivere cose così belle!

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  2. wood

    Tiziana sei strepitosamente strepitosa, pazzescamente #puzzesca, io entro nei tuoi racconti e quando ne esco dico : azz ma che bello !

    Noi ci si vede Mercoledi’ sempre qua su #svolgimento neeee!
    W La Signora Rosetta che c’ha fatto incontrare

    Rispondi
    1. tizianasferruggia

      davvero Anna, evviva la signora Rosetta che mi fatto conoscere te e tutti quelli che la ameranno come la amiamo noi

      Rispondi

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