“Bere, mangiare… Scrivere” – Quarta serata

Il  mio gelato è come un rock! (1)Sensuali contaminazioni di corpi, cibo e funambolico teatro popolare per il quarto appuntamento del Festival di Serravalle. Una magia che, per citare Cervantes, ha come ‘unico limite il cielo’, anche stasera ostinatamente avvolto in una nuvola di beffarda indecisione. Ma niente paura, tutto è pronto al Teatro da Ponte e le dame più chic possono lo stesso osare generosi decolleté e tacchi vertiginosi senza doversi mortificare dentro informi scialli di lana o piatte paperine. I gentlemen, dal canto loro, sfoggiano mise impeccabili o improbabili (a voi il giudizio), nel vano tentativo di emergere dal brusio di fondo che, come al solito, sciama attorno al buffet imbandito di alta salumeria locale e Prosecco Superiore di Valdobbiadene.

In men che non si dica, i foyer è tutto un tourbillon di calici e sguardi ammiccanti alla simpatica e generosa sommelier, mentre i vassoi di soppressa e salame, sempre più vuoti, fanno da sfondo a foto che man mano assumono prospettive a dir poco futuriste. Una signora, spettinata e brilla, si guarda allo specchio ed esclama enfatica: domani è un altro giorno e per fortuna c’è Picasa!

E’ giunto il momento del dessert. Questa sera ci si tuffa nelle ‘parole di panna’ di Arabella Bertola (Bea Ary) e il suo morbido e accattivante racconto ‘Il gelato’, selezionato per il contest “Bere Mangiare… Scrivere”. Il pubblico, incuriosito, prende posto sorseggiando un ultimo calice di prosecco e si lascia cullare dalla voce glassata di meringa e cremosa soavità di Luisa Baldi, che trasforma gelato di Bea Ary in totale affabulazione. Di magia in magia, la serata finisce in gloria con il portentoso ed esilarante spettacolo “Don Chisciotte – la tragicommedia dell’arte” di Stivalaccio Teatro, con la consulenza artistica del grande maestro Carlo Boso, una garanzia di estro e genio assoluto. Il sipario si alza e si assiste a una serie di quadri iperbolici e poetici con un’apoteosi finale che trascina il pubblico in una improvvisazione collettiva degna della più grande tradizione della commedia dell’arte.

Qualche foto della serata e la riproposizione del testo in lettura completano il breve reportage di questa settima.

Il Gelato

I scream, you scream, we all scream for ice cream !
Sorrido ripensando a Benigni e mi diverte quel geniale gioco di parole che poi diventa danza ipnotica dentro una prigione. Daunbailò . E’ un viaggio in bianco e nero di Jim Jarmush. Un viaggio sul confine. Una lingua impastata di erranza che lentamente si contamina di follia.
Tempo di ricreazione:
Comincio a sussurrare la filastrocca: I scream, you scream, we all scream for ice cream ! Improvviso bisogno di tornare bambino, di impiastricciarmi di gelato. Mi sento libero e leggero. Saltello da un suono all’altro. Magia del calembour. Mi piace cullare la mia tristezza con parole di panna. Il mio cuore le scalda finché non si sciolgono in rime d’assenza. E così riesco a evadere dalla mia claustrofobia. Mi basta anche un piccolo cono, mi basta anche solo il suo magico suono. Credo che se dovessi visualizzare la quantità di crema gelato che ho sognato in tutta la mia vita, non basterebbe una misura convenzionale. Dovrei ricorrere a un tipo di capacità che anche la mia pur fervida immaginazione faticherebbe a concepire senza cadere preda di una bulimica vertigine. Eppure, il piacere sempre rinnovato e bambinesco che può recarmi una semplice palletta di morbida crema è inversamente proporzionale a tutte le riserve auree di gelato immaginario.

Non m’importa se finisce. Tanto quella generosa sostanza informe e inattingibile è nella mia mente un dogma, una certezza, una panacea deliziosa. Essa preesiste alla più vorace e divorante libido. Un deposito di felicità intatta e colorata. Come una lingua eterna in attesa di frasi perfette. Un desiderio inesauribile che si rinnova ogni volta in declinazioni diverse. Distese burrose di verde pistacchio, bassorilievi di vaniglia e croccante, riccioli vezzosi di amarena e pinnacoli di cioccolato. Ecco, davanti a me un vasto oceano zuccheroso, una marea di placide ondine al fiordilatte leggermente increspate da meringhe e cassate. Più in là, un vortice di gianduia e baci di dama. E sullo sfondo tutte le sfumature del cielo e del sole d’agosto nel reparto dedicato ai gelati alla frutta. Un cono gelato fu il mio primo intenso bacio d’amore. Lo ricevetti in piccoli cucchiaini dalle mani di mia madre e poi, più grandicello, allungando le mie manine ancora paffute sul bancone del gelataio al mare. E poi ancora molte volte, e tutte sempre nuove e ineffabilmente uniche. Il gelato mi illumina quando sono spento. Mi distende quando sono teso. Mi ringiovanisce quando mi sento un rottame . Il gelato è come un libro amato, più lo divori e più ti manca. Per questo si ricomincia sempre ad averne voglia. Una voglia atavica di ricreazione. La ricreazione della magia perfetta, quella che ci riporta bambini e assetati di meraviglia. La stessa magia che provo nella scrittura.

Bea Ary

Annunci

14 pensieri su ““Bere, mangiare… Scrivere” – Quarta serata

  1. sandro pecchiari

    Serravalle…un balzo all’indietro nel tempo, alla mia infanzia passata a Conegliano Veneto.
    A quei tempi (mooolto lontani) si andava a piedi dalla nostra nuova casa di Campolongo lungo una strada sterrata di pozzanghere e grilli che passava oltre il Monticano, si arrivava alla stazione dei treni per recarci tutti a Vittorio Veneto con la littorina.
    Perchè tutto questo andare? Per comprarci un gelato appena fuori dalla stazione di Vittorio e gurstarcelo sulle panchine. C’era una grande fontana, nel mio ricordo, chissà se c’è ancora…
    Ecco, il bel testo così evocativo di Arabella, assieme al paesaggio, al cibo proposto, allo splendido vino, alla gente ritrovata e al dialetto che non sentivo da così tanto, mi hanno fatto fare uno splendido viaggio nel tempo, per scoprire che il tempo, in fondo e per fortuna, nonostante gli anni, non passa.

    Rispondi
    1. beabea414

      Grazie Sandrocchio mio!! Hai scritto un vero racconto poetico in risposta al mio pazzo reportage stralunato. Grazie di cuore e benvenuto su Svolgimento! Aspettiamo anche i tuoi racconti, eh? Smack!!

      Rispondi
      1. sandro pecchiari

        lo farò, sarà un onore, ma dovrai spiegarmi meglio…qualsiasi tipo di racconto o ci si attiene a delle indicazioni di massima etc etc ecciù…

  2. Anna Wood

    Infanzia passata a Conegliano Veneto? Che roba bella! Immagino tutto il prosecco che hai potuto bere in gioventù’ 🙂

    Rispondi
    1. sandro pecchiari

      ahah, magari…erano gli anni di ‘poveri ma belli’ e girava poco prosecco da quelle parti…io però facevo il chierichetto e il vino della messa lo assaggiavo spesso. ero già una giovane promessa! 😀

      Rispondi
  3. raimondo.q

    Cara Bea, questo tuo resoconto (a parte il tempo instabile) mi ha fatto venire una voglia, quasi quasi preparo la valigia. A presto. (emoticon con pancetta croccante)

    Rispondi
    1. beabea414

      Raimondo, tu sai che qui ormai è tutto un baccanale continuo, una festa, un tripudio di letteratura, teatro e leccornie. Aspettiamo solo te per il sole!!! Mi raccomando, portati il costume che, dopo lo spettacolo, andiamo tutti a fare il bagno al Lago di Revine! 😉

      Rispondi
      1. raimondo.q

        Col cavolo! Io non so nemmeno galleggiare. Vengo soltanto se il lago è pieno di vino. (emoticon boccheggiante)

      2. beabea414

        Provvederemo! Un lago di prosecco e vedi se non galleggi per osmosi 🙂 Le bollicine t’aiuteranno a rimanere a galla!E ai bordi del lago,vassoi di tutte le più deliziose leccornie e Wassermusik a nastro (solo quella) 🙂
        Ha da essere un baccanale vero!

  4. sandro pecchiari

    pensavo di commentare questo scritto così bello sul gelato, spero vi piaccia:

    Il gelato è anche un alimento

    Would you scream for ice cream? Certo che sì e il mio grido rivolto all’interno della casa e precisamente verso le orecchie della nonna faceva eco al grido dell’uomo che passava col carrettino sulle strade sconnesse del nostro (ancora per qualche anno) villaggio. Pure Lucio Battisti ne aveva uno…
    Un ricordo uditivo di richiami contrapposti, delle pre-parole o macro-parole perchè gelato gridato così suscitava percezioni gustative e visive di acquoline e colorini pastello direttamente proporzionali. E sensazioni tattili smodate giù fino ai gomiti fino ad arrivare ad un caos primigenio di tipo sinestetico, un LSD autoprodotto da un’anima infantile profondamente casearia. E persino taumaturgico nel fugare tristezze e meditazioni non meno intense di quelle degli adulti. Adulti, poi, è una parola grossa.
    E poco male se finiva sempre (troppo) rapidamente e a volte sul marciapiede con le sgridate della onnipresente nonna che mi intimava di non raccogliere il mio desiderio spiaccicato davanti ai miei occhi increduli e delusi. Ma tant’è…i desideri hanno colori e sapori e possono essere paesaggi e stagioni.
    Se non lo dite a nessuno, voglio confessarvi che pare abbia gli stessi effetti del botulino e del silicone per l’umore e financo per l’anima insaziabile.
    Questo ci dice, ci suggerisce e ci suscita Arabella nel suo trattato sul migliore approccio possibile al gelato che io abbia mai letto. Grazie dal profondo dei miei chili in somma gloria.
    Da leggere quando si è depressi per ricompattarsi, ma soprattutto quando la visualizzazione si concretizza in una smodata coppa di gelati policromi con una bella nevicata di panna a protezione. E mentre si sciolgono e confondono i colori, vale la pena di descrivere la loro lenta caducità da Araba Fenice.

    Sandro Pecchiari

    Rispondi
  5. sandro pecchiari

    grazie a te per queste serate vissute assieme, da sgranocchiare a lungo nel ricordo!!! fino alle prossime…altrimenti il ricordo ingrassa troppo di suo!

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...