Una calda estate

3_news-img-740x350I. 15 Luglio 2008, h.10,30

– Mamma che caldo! Ma oggi si muore, mi manca l’aria. Poi qua dentro, c’è da impazzire. Non funziona niente in questa città di merda! A Roma o a Milano tutto è super aerocondizionato! E qui? Per fare cinque km di strada ti devi subire sta pena corporale, come se fosse una colpa non essere ancora adulti e non poter portare la macchina! Ma vaffanculo! Dai, signor autista, sei lentoooo. Corri, accelera che non ce la faccio più ad asciugarmi. Per fortuna che non ci sono specchi in quest’autobus scassato! Almeno non sono costretta a vedermi con quelle odiose palline di sudore sul labbro e sulla fronte!

Sono nervosa, oggi più di ieri.
Mi tremano le gambe. Mi devo calmare, altrimenti non riesco ad arrivare neanche alla porta del lido.
Non ho alternative. Non posso nascondermi, ci devo passare davanti per arrivare da Gemma e dagli altri.
Non ce la faccio. Non li voglio incontrare! Staranno beati a prendere il sole come due attori famosi. E certo la fama quest’estate se la sono davvero guadagnata. Ancora un po’ di casino dovevano fare!
Ma io dico? Che bisogno c’era di mettersi così a nudo? Di spiattellarlo a tutti per forza? È impazzito. Mio padre si è totalmente rincoglionito, non c’è altra spiegazione.
Ogni volta che lo vedo mi verrebbe voglia di gridargli: “bastaaaaa! Smettilaaaaa. Hai quasi cinquanta anni cazzo. Sei ridicolo, lo capisci? Ma che ti sei messo in testa? Di tornare a fare il ragazzino? Vuoi fare a cambio con me? Vuoi tornare ad avere quattordici anni? Bene! Facciamolo, sono certa che io al tuo posto riuscirei ad essere più matura e sensata!”.
È successo tutto così in fretta che ancora devo realizzare.
Dal silenzio è passato all’indifferenza, poi alla pazzia e, infine, all’abbandono.
Puff! Un giorno ha presso due sacchi con quattro cose buttate lì dentro, alla meno peggio e se n’è andato.
Niente di grave, ho pensato, la solita crisi periodica con mamma. Una settimana e passa tutto, come sempre. Lei lo lascerà in pace per un po’, lui si raffredderà i bollori e tutto tornerà come prima!


E invece no. Questa volta è passata la prima settimana, poi la seconda e ancora un mese, un mese e quindici giorni ma lui niente. Non è tornato a casa il mio papà.
Non ce la fa a fare finta che sia tutto uguale, oggi è diverso, dice che lui è cambiato!
Ho pianto un casino e ho aspettato.
Perché lui, il mio adorato papino non mi ha mai deluso. Io lo conosco, meglio di tutti gli altri. Basta un’occhiata tra di noi per capirci e sapere di cosa abbiamo bisogno, io da lui e lui da me!
Ma questa volta, mi è sfuggito qualcosa. O meglio, ho temporeggiato un po’ prima di comprendere cosa stava succedendo alla mia famiglia.
Vorrei non essere come tutti quelli che ci stanno intorno e che non fanno altro che parlare male di lui:
– È impazzito! O chissà cosa sta combinando e con chi! Stai tranquilla, adesso gli passa. È la crisi dei cinquant’anni anni! Capita a tutti gli uomini, lo sai. E noi donne, beh, dobbiamo pazientare e riaccoglierli. Perché sono come dei bambini i nostri mariti. Hanno sempre bisogno della mamma, e noi sappiamo essere mogli e mamme sempre!
Che discorsi assurdi! Papà non è affatto un bambino. E’ il mio eroe, lo è sempre stato. Non l’ho mai visto fragile, casomai sensibile e dolce come un bimbo. Emozionato davanti a un film sul divano, io e lui abbracciati. Oppure ad una recita della scuola, quando io facevo la presentatrice, perché mi facevano sempre presentare, e lui che mi guardava innamorato. Io ero la sua principessa!
Ecco, questo è mio padre. Io sono la bambina e lui è il papà.
Ma che cavolo state dicendo tutti quanti? È un delirio. Non è impazzito solo lui, qui è uscito fuori di testa il mondo intero!
E oggi so cosa è successo. Sono stata la prima a scoprirlo.
Negli ultimi tempi era triste, nervoso, agitato. Mamma tornava dal lavoro e lui usciva. Era evidente quello che accadeva, si stavano allontanando e papà stava prendendo un’altra strada.
Il primo vero segnale è stato il silenzio.
Stop. All’improvviso a casa mia non si sentiva più gridare. Lui, che mi risvegliava con l’urlo di Tarzan alle sette del mattino, si alzava dal letto, si avvicinava al mio e mi sussurrava dentro un orecchio, capito? Mi sussurrava che quasi non lo sentivo:
– Felicia, svegliati. È tardi.
E basta. Nessuno scossone, neanche il piumone sollevato con forza o quel solito tono di voce capace di trapanare i miei timpani.
E io, stranamente, mi svegliavo subito. Mi assaliva un senso di sconforto, di angoscia. Era chiaro. Stava cambiando tutto. E papà, il mio adorato papino, non stava bene, proprio per niente.
È andata avanti per un po’ questa storia. Un giorno gliel’ho anche chiesto.
– papà?
– dimmi amore.
– ma ti senti male? È successo qualcosa di grave?
– no Felicia. Non è successo niente. Perché?
– com’è che non gridi più? Perché non ti incazzi più? Mi manca il tuo risveglio violento.
Lui non ha risposto, mi ha guardata con i consueti occhi innamorati e mi ha sorriso.
Mi sono sentita gelare. Quello sguardo non me lo scorderò mai più: non c’era più solo tanto amore per me, ma anche tanta tristezza. Ho avuto paura, di non ritrovarlo fuori, in macchina, ad aspettarmi all’uscita della scuola.
E poi non ce l’ha fatta più e se n’è andato davvero.
Avrei dovuto dire che “sì, tanto me l’aspettavo” e invece, sono rimasta a bocca aperta. Come se fosse tutto imprevisto e/o imprevedibile. Perché mai e poi mai avrei voluto che accadesse. Lo volevo con me il mio papà. A casa con noi, con mamma, Elena e me. E invece se n’è andato e non è più tornato.

II. 15 luglio 2008, h.11,00

– Finalmente ci siamo! Eccoci arrivati. E che ci voleva a fare cinque km? Mezzora ci ha messo st’impedito! E ora? Li devo incontrare. E che faccio? Mi fermo? E li mando tutti e due a quel paese? Oppure sto calma e parlo solo con lui? No, perché lei non mi deve neanche guardare. Chi cazzo la conosce questa qui? Se si permette di alzare lo sguardo la fulmino e giuro che la riempio di parolacce davanti a tutti. E così facciamo ancora più scandalo!
Il caldo continua a non darmi tregua. È incredibile oggi. Quest’afa mi toglie davvero il respiro. O forse sono io che mi sento così accaldata a causa di questo bollore che sale e sale e sale.
Tutto troppo veloce, e anche lei, è arrivata all’improvviso!
Lo sapevo. Ci avrei giurato che papà non era impazzito. C’era una ragione per tutto: stava male, nessuno lo ho considerato più di tanto, a parte i miei tentativi da figlia quattordicenne che vuole solo trattenere il proprio padre, e lui… zac! Alla prima che gli ha fatto un sorriso, eccolo lì, c’è caduto dentro, come un pollo!
E così che è andata. Ma io me ne sono accorta subito, altro che!
Stava sempre lì, a smanettare con il telefono.
– Con chi parli pà?
– Niente, cazzeggio di qua e di là.
E intanto, sorrideva allo schermo illuminato.
Un pomeriggio, mentre eravamo nella casa di campagna, ha lasciato distrattamente il telefono sul tavolo, per andare a fare una doccia. È stato un lampo. Non ho neanche controllato il mio istinto. Mi sono fiondata sul quel cellulare e subito sono usciti fuori una serie di messaggi, a nome Anita.
– E chi cazzo è sta Anita?
E da lì, tutta la verità. Non ho aspettato molto e l’ho costretto a raccontarmi cosa stava succedendo.
Semplice, come bere un bicchier d’acqua: in quello stato confusionale, aveva cominciato a prendere aria e Anita stava contribuendo a farlo respirare. Tutto qui!
Mi sono chiesta tante volte se fosse arrivata dopo che lui era andato via da casa o se ci fosse già da prima. Anche perché era questo il dilemma di tutti.
– Chissà da quanto dura! Bastardo, è stato un bastardo. E lei? Bella personcina questa qui. A mettersi in mezzo ad una famiglia serena. Dicono che si sono conosciuti dopo? Ma dopo quando? Non è possibile. Ma non si è mai sentito che uno lascia moglie e figlie perché vuole stare da solo! I maschi hanno sempre il paracadute aperto. Altrimenti, non si lanciano neanche.
Alla fine, mi sono risposta che non serviva a niente sapere anche questo.
A me interessa soltanto che oggi, non ieri né l’altro ieri, ma oggi, mio padre fa il cretino con una donna che non somiglia per niente alla mia mamma.
E adesso, proprio in questo istante, si trova a prendere il sole accanto a lei, non a me, né a mia madre o mia sorella! Sdraiato in spiaggia, quella in cui abbiamo sempre trascorso le nostre vacanze di famiglia, incurante degli occhi maligni e curiosi della finta gente per bene e, soprattutto, fregandosene di noi!
Si è rincoglionito, completamente rincoglionito!
Eccolo lì. Lo vedo. Immobile, quasi glabro e abbronzatissimo. Mano a penzoloni e occhiali scuri. E poi, c’è quella lì. Si vede a malapena, per quanto è nana. Ma è proprio bassa! Che ci avrà visto lui così da perdere la testa? Mia madre è molto più bella. Mah!
Niente, non ho scelta. Li devo affrontare, forse dopo mi sentirò anche meglio.
Sento le gambi pesanti, il sudore continua a scendere e a riformarsi nella sua odiosa forma di bolle, il sole mi brucia e mi acceca. Questa luce, poi, è insopportabile e non ho neanche gli occhiali da sole.
Ce li ho di fronte. Non mi hanno neanche vista. Prendono il sole sti stronzi!
– Torno a casa con te, giusto? Sono arrivata in autobus, morta di caldo. Al ritorno mi riaccompagni tu. Sei sempre mio padre, del resto. E io tua figlia.
Matteo, così si chiama mio padre, mi guarda in silenzio.
– Ovviamente senza di lei, non ci salgo in macchina con questa qui.
Lei ha gli occhiali scuri ma mi guarda, io mi accorgo del suo sguardo. Li vedo bene quegli occhi dietro i vetri, puntati su di me.
– Stai parlando con me?
– Si, sto parlando con te? Che hai? Non ci senti? O fai finta di non sentire come MIO padre?
– Felicia smettila, non mi sembra il caso e soprattutto il posto.
– E invece è proprio il caso e siamo nel posto giusto. Che problemi avete voi due? La gente? Ci sta guardando? Ci stanno sentendo tutti? Ma se non ve ne è fregato niente in tutti questi giorni di farvi vedere innamorati come due piccioncini in calore! Oggi, all’improvviso vi preoccupate? Lo sanno tutti che fate le porcherie no? E che tu ti sei rincoglionito fregandotene di me e di Elena. Noi a casa, a piangere insieme alla mamma e tu a prendere il sole, perché ti devi fare bellooo!! E certo… il ragazzino di 20 anni! Insieme a questa sfascia famiglie!
– Adesso basta Felicia. Stai esagerando. Non ti permetto di parlarmi così. E Anita non c’entra niente con tutto questo. Tu lo sai. Lo sapevi già da prima.
– Anita. Che nome del cazzo!!! E chi saresti tu? Una rivoluzionaria come la moglie di Garibaldi? La pasionaria de no arti che è venuta a rompere i coglioni proprio a noi?
Ho gli occhi puntati addosso. L’intera spiaggia adesso ci sta guardando. Non ho mai parlato così a mio padre, non ce n’è mai stato bisogno. Io non dico neanche le parolacce in genere. Ma oggi mi devo liberare di questa rabbia, altrimenti impazzisco. E poi è colpa loro se io sto così, se fa caldo e se tutta questa gente ridacchia e sparla di noi, della mia famiglia! Io ho più diritto di tutti di parlare, di dire la mia. Ognuno si assuma le proprie responsabilità. E che cazzo!
Ho solo quattordici anni e mi sento il mondo addosso. Per quali colpe? Cosa ci posso fare io se i miei genitori si sono persi strada facendo? Ce l’ho con mio padre e glielo grido in faccia, a lui e a questa nanerottola che fa finta di non guardare e non sentire!
– Che c’è? Tu non dici niente? Non hai niente da dire? Io non accetterò mai questa cosa, lo sai vero? Mi stai rovinando la vita, lo capisci? Stai distruggendo la mia famiglia, è chiaroooo? Ma vaffanculo a tutti e due!!!

Corri Felicia. Scappa via. Lontano da qui, stai per svenire. Le gambe non ti reggono più. Ma non gliela dare questa soddisfazione, sono due stronzi, egoisti di merda! Ma quale amore, io non ci credo all’amore a cinquant’anni!
Papààààà che cazzo faiiiii? E intanto corriiiiii, non ti fermare, che il vento ti asciuga la fronte, le lacrime e anche questo caldo insopportabile se ne va via, insieme a lui.

III. 15 luglio 2008, h.12,00

– Felicia? Ooooo!! Apri gli occhi porca miseria! Ma che hai?
Cosa succede? Non ci vedo bene. Ma che è tutta questa confusione?
Ufff…caldo, non ne posso più oggi!
Gemma? Ma perché mi guarda così? Ha la faccia preoccupata, come mai?
Azz, mi gira la testa…oddio, che maleeee!
E questi qui? Chi sono? Cosa voleteeee? Lasciatemi in pace. Andatevene.
Sto bene, sto bene. Ok. Adesso mi rialzo. Non è successo niente. E’ il caldo, troppo. Ma neanche in Africa!!!!
– Felicia? Stai bene? Tieni, bevi un po’ d’acqua.
– Grazie Gemma. Ma che ho fatto? Perché sono sdraiata qui? Per terra?
– Non lo so. Sei arrivata come un pazza, sembravi fuori di te. Correvi e all’improvviso ti sei fermata di fronte a me, mi hai guardata e booommmm, ti sei accasciata, priva di sensi!
– Ma davvero Ge? Non mi ricordo proprio niente.
– Ok, ok. Grazie a tutti, non è successo niente. Se per favore fate spazio, ha bisogno di un po’ d’aria. Sta bene, si sta riprendendo, andate a fare il bagno và, che fa caldo oggi. Certo che ci mancavi solo tu con la scena madre per attirare ancora l’attenzione. Non basta tuo padre a due passi da qui, che fa il cretino con quella lì?
E tu, amica mia è così che mi aiuti? Io sono appena svenuta perché il sangue mi è salito alla testa e tu? Ti metti a sparlare mio padre? Cazzo. Starà anche passando un periodo discutibile, diciamo così, ma è sempre il mio papà e io gli voglio beneeee e nessuno, dico nessuno si deve permettere di dargli del cretino. Neanche tu, hai capito??
– Sarà stato un colpo di calore. Mi sento bene adesso. Meglio che vada a casa. Non resisto più con questo sole, è accecante. Grazie di tutto…. Amica mia!

IV. 05 settembre 2008, h. 14,00

– Ho fatto un giro in moto questa mattina. Settembre da noi, è sempre meraviglioso. È calma piatta oggi, non si muove una foglia. Ti va un bagno più tardi?
– Sì, si può fare. Però non in spiaggia. Non ho voglia di vedere gente. Andiamo in un posto tranquillo?
– Ok. Ci penso io. Oggi ci rilassiamo.
Ha ragione lui. È tutto così calmo qui: una roccia piatta che sembra costruita apposta e, invece, è stata levigata dal mare che è completamente liscio!
Siamo di nuovo noi. Io e il mio papà.
È stata un’estate pesante. Calda, infuocata e troppo piena di emozioni, più brutte che belle.
Papà e mamma si sono lasciati, questo è certo!
Io e Elena abbiamo sperato fino alla fine che tutto si rimettesse a posto ma, non c’è stato niente da fare. Papà non è tornato indietro, coerente a se stesso, come sempre.
Io e mia sorella ci abitueremo a questa nuova situazione. Piano, piano troveremo il giusto equilibrio. “L’importante è che loro ci siano, comunque, per noi”, continuo a ripetermi.
Da circa un mese mi sono trasferita da lui, in campagna. Stiamo insieme, dalla mattina alla sera.
Usciamo in moto la mattina, andiamo al mare, panino e bibita fresca. Sole a più non posso, riposino pomeridiano, spesa e cena all’aperto, sul tavolone di legno.
Io sto bene con lui. E poi la sera, stare di nuovo abbracciati sul divano è la cosa più bella del mondo!
Abbiamo parlato tanto io e il mio papà. Ho provato a capire il suo malessere. Sono troppo piccola per le domande difficili, ma si tratta di mio padre e io voglio sapere come sta.
Fino ad oggi lui mi è sempre stato vicino, adesso è il mio turno, ha bisogno del mio aiuto.
E poi, meglio io che quella lì.
Non c’è più. Forse ha capito, e si è defilata. Papà ha detto che non si sentono più, bene!
Hanno fatto i fidanzatini per un po’ ma, alla fine, è prevalso il buon senso, ossia l’amore per le sue figlie.
Non è vero! Non è andata così. Lo abbiamo messo alle strette, è questa la verità.
Dopo essersi mostrati all’intero paese fregandosene della gente che sparlava e non risparmiava alcun commento anche in nostra presenza, hanno anche avuto il coraggio di partire insieme.
A dire la verità, papà in quei giorni ci ha sempre chiamate, ma noi, noi non abbiamo mai risposto, doveva provare cosa significava perderci.
Ha tentato di farci capire come si sentiva, cosa sentiva, quello che desiderava ma non abbiamo sentito ragioni.
Al ritorno, in lacrime, ha deciso di continuare a fare il papà, lontano da mamma. E va bene così. Meglio da solo che con quella intrusa, ci siamo dette io e Elena.
Sta con me adesso il mio papà.
Ma non sorride più. Mi dice sempre di sì, ogni mia richiesta viene accolta senza problemi.
Dovrei essere felice no? No, non lo sono per niente. Mi sento morire. Forse abbiamo esagerato? Magari si era davvero innamorato? Mi fa impressione pensare a lui che fa il ragazzetto invaghito come un adolescente, però è possibile che fosse vero?
È bello il mio papà. Sta seduto vicino a me, su questa roccia liscia di fronte al mare che oggi sembra olio. Fuma e non dice una parola.
– Pààà?
– Dimmi amore?
– Perché non la chiami?
Gira di colpo la testa verso di me.
– Chi devo chiamare?
– Anita. E chi altrimenti?
– Perché? Sei sicura?
– Si. Sono sicura. Chiamala. Ci facciamo due chiacchiere.
– Non la sento da un po’, non so se accetterà di venire.
– Tu provaci. Dille che c’è un mare splendido oggi.
Ma che mi è preso? Cosa sto facendo adesso? In fondo ho tutto quello che desidero. Siamo io e lui e basta. Lei, eravamo riuscite ad abbatterla e adesso cosa faccio? La faccio rientrare in gioco? Io? Proprio io?
– Ha detto di sì. Tra mezzora arriva.
E sorride. Eccolo di nuovo il volto illuminato di vita. Forse, abbiamo esagerato un po’!
È passata mezzora e Anita è arrivata, puntuale. Appena l’ho vista ho di nuovo pensato:
– Però, è bassina davvero questa qui!-, poi le ho guardato gli occhi. Sono bellissimi, proprio come diceva papà.
Non ha parlato molto. Si è seduta vicina a me ed è rimasta con i vestiti addosso, nonostante il caldo.
Lui era contento. Ha raccontato tutto il tempo di quando io ero piccola. Mi ha fatto sentire importante, come sempre del resto. Abbiamo riso e Anita insieme a noi.
Non è andata così male, devo essere sincera. Avevamo tutti una voce molto rilassata e non è stato ripreso alcun argomento scomodo. Abbiamo solo chiacchierato e finalmente ho sentito ridere di nuovo il mio papà.
Quando Anita si è alzata per andare via io non mi sono mossa. Le gambe erano di nuovo pesanti, come quella volta in spiaggia. Sono rimasta piegata, a portafoglio. Lei mi ha scombinato un po’ i capelli e mi ha salutato:
– Ciao Felicia, buon pomeriggio allora.
Ho alzato la mano in cenno di saluto e sono rimasta nella stessa posizione di prima.
– E comunque grazie. Avevi ragione Matteo, oggi c’è una luce meravigliosa.
Si sono abbracciati, li ho guardati con la coda dell’occhio, stretti, stretti e lei è andata via.

V. 30 gennaio 2010.

– Ticchè tacchè, ticchè tacchè… come fa l’orologio? Ma che casino che fai pupa mia!!! Bastaaaa, mi stai sbavando tutta.. che schifo…noooo che bello… sbavami!!!
– Luceeee, che combini piccola monella? Lascia in pace tua sorella!!! Però siete belle tutte e due piene di saliva!
È tutto un suono, di risate, gridolini e baci sprofondati dentro quel faccino adorabile. Sono la sorella maggiore adesso.
E tu sei la più piccola: Luce.
Sei bellissima e io mi sono innamorata di te. Anche questo è accaduto di fretta.
Non ci è riuscito nessuno a fermare quei due, la tua mamma e il nostro papà. Erano innamorati sul serio e sono rimasti uniti, nonostante tutto.
E poi, sei anche arrivata tu e hai fatto zittire il mondo intero. I tuoi occhi grandi e di un colore indefinito hanno risposto a tutte le domande, anche a quelle maligne.
Ma forse, è anche un po’ merito mio. Perché io ti ho sempre protetta e ti sono stata vicina fin dall’inizio. Agli sguardi maligni della gente sulla pancia della tua mamma io rispondevo avvicinandomi a lei. E così loro abbassavano subito gli occhi.
Ho sempre vegliato su di te. Sarà anche per questo che ci somigliamo così tanto. È incredibile, sembra uno scherzo del destino ma noi siamo due gocce d’acqua, identiche!
Qualche stupido continua a spettegolare dicendo che sembriamo figlie della stessa madre, che cretino! Noi siamo figlie dello stesso padre, il nostro bellissimo papà.
Eccolo lì, ai fornelli che si diverte.
Adesso ti confido un segreto: ho sempre desiderato una sorellina o un fratellino e lui mi ha sempre detto che mi avrebbe accontentata. Certo, non mi sarei aspettata tutto questo casino però è la prova, piccolina mia. Lui mantiene sempre le promesse, possiamo stare serene, non ci deluderà mai!
– E allora? È pronto. Che ne dite di sederci? Forza donneeee … a tavola!

Delia Fabriano

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2 pensieri su “Una calda estate

  1. Delia Fabriano

    Grazie anna…io sono davvero senza parole..e non dovrebbe mai succedere ad una persona che ama scrivere! ! Davvero..grazie per questa bella emozione. Delia

    Rispondi

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