Quel giorno, il cielo

8299adbb7c08e4029262de84939ae025Quella mattina dovevo andare a spasso per il mondo, ma la sveglia non ha suonato. Mi sono svegliato due ore dopo, chè l’autobus era bello che andato. Pure lui, con tutti gli amici dentro. Dovevo perché la sera prima affacciato al balcone avevo scoperto che il cielo aveva un altro colore. Era l’interfaccia principale tra me, cliente finale, e gli altri o l’altro che non conosco, un Multivendor alle prese con il creato. In realtà non conosco neanche gli altri. Non so i nomi, dove vivono, quanti anni hanno, perché usare il congiuntivo qui è segno di imperfezione. Sono tempi normali questi. Che più che il presente, il futuro non esiste. E se esistesse (imperfezione) sarebbero cazzi.
Chi contesta, chi s’arrabbia, chi si dà dell’Hitler, chi scodinzola sul bagnato, chi fa il morto ma non in acqua. Ecco perché dovevo partire, perché la Repubblica delle Bananas è questa. E poi, perché dovevo andare a spasso per il mondo, e con gli amici: Clara, la Lepri, il nuovo Morbidangel, la Babs, la birraia, la saponaia (quella dei saponi che vive sulla scogliera), la Carognaz, e un cane, Leo. Leo, che ha avuto una forte infiammazione alla colonna vertebrale e che la cura gliela passa la Mutua: a base di cortisone.


Il viaggio per andare sull’isola deserta era stato da tempo programmato, con varie puntatine nel mondo vivibile, quello in cui le persone camminano in strada senza guardarsi in faccia, rispettando i cartelli e le strisce pedonali. Perché si vive così, tra la regola e il volere del compilatore matematico dell’ingegneria di rete intelligente. Lui, il compilatore, guarda ogni cosa, perlustra ogni tipo di rete di trasporto fisso o di accesso. Una volta l’accesso era libero, tutti si abbracciavano e bestemmiavano, era un diritto. Ora, invece, non si bestemmia e gli abbracci sono frutto di una procedura di cortesia e non voluta. Ma è la regola. Lo Stato è uno stato, un modo d’essere che se sovversivo viene portato alla condanna mediante fucilazione. Non più diritto alla vita, che, poi, la vita ora è quella di affacciarsi alla finestra e vedere che il cielo ha cambiato colore. Ma lo tieni per te, perché se aggiungi un comando “if” al processo, il sistema riscontra il bag e ti fucila.
Che mondo perfetto! Che se volessi (imperfezione), tornerei indietro, non uscirei da quella porta, darei l’ultimo bacio, abbraccerei il mio amore per dirle “ti amo”, non darei per scontato ciò che è scontato. Purtroppo mi dimenticherò (il futuro non esiste) di tutto, perché sull’isola il presente non esiste, esiste il guardare il cielo e vederlo cambiar colore per assicurarmi il domani, quando sarò vecchio, e quando poserò per l’ultima volta i piedi sulla sabbia calda. Perché, se il domani non arrivasse (altra imperfezione), rimpiangerei il giorno che ho lasciato la mia casa e la mia vita lì dentro.

Raffaele Rutigliano

 

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