Le apparenze

matrimonio-allitaliana-638x425Nelle tragedie tutti hanno ragione. La doppietta a canne mozze ancora fumante, pareva ancora vibrare nell’ aria che odorava di polvere pirica, e maligna e metallica, era appena stata lo strumento della follia omicida che ora qualche cretino avrebbe definito “delitto passionale” e avrebbe inceduto sulla parola “passionale” pronunciandola quasi con voluttà, come se lì dentro ci potessero stare tutti i misteri, i segreti, le funamboliche acrobazie dell’ amore, del sesso, della gelosia, del predominio, del diritto di vita e di morte di un maschio tradito su una femmina traditora. Passione. Possessione. Ossessione. Alibi di vigliaccherie mai sopite, geneticamente intrinseche al genere. Enzuccio Lo Cascio, elettrauto con l’ hobby della caccia, con gli occhi spiritati, madido, spettinato, appoggiò il fucile sulla guancia sinistra e sentì caldo. – che strano,-pensò,- caldo sento, no schifo o scanto, manco rimorso o pentimento, solo un grande caldo sento._ E fece per allentarsi il colletto della camicia che era già sbottonata fin quasi all’ ombelico e lasciava scoperto un petto peloso, di un’irsutezza quasi animalesca e spaventosa, a conferma che quei peli indomiti tendenti al grigio.

, il vello di un gorilla parevano. – caldo sento e magari, pure fumare vorrei- Il desiderio della sigaretta contrasse le aride mascelle in una smorfia di disappunto, un muto rimprovero per qualcosa comunque di voluttuoso, che in quel momento terribile stonava. I muscoli facciali contratti da uno spasmo involontario lo costringevano ad una smorfia, una maschera triste per convincere se stesso che tutto era a posto, ma non appena guardò la scena da cui con forza continuava a distogliersi, quella smorfia si ritrasse lisciando le pieghe della lunga faccia grigia, con un gesto repentino, per permettergli di ricomporsi fino ad assumere la decenza che in quel finale di tragedia era necessaria. Gli occhi più di ogni altra parte della faccia, mostravano il cambiamento in atto. La luce che prima brillava vivida si spense, mentre la pupilla ridivenuta fissa, si ostinava imperturbabile a guardare fisso innanzi a sé. – Come una stanza rimasta al buio sono, come dopo che qualcuno, uscendo, ha spento l’ interruttore della lampadina.- Si lasciò cadere su una sedia e appoggiò la doppietta al tavolo rotondo della cucina e cercò comunque con lo sguardo le sigarette. Il pacco delle MS era sulla credenza stile arte povera proprio lì accanto, bastava solo allungare un po’ il braccio. Lo guardò con occhi tristi e decise che il piacere, il suo piacere preferito, era rimandato ad un momento più adatto. Il crepuscolo incedeva lento e violetto e non lasciava scampo alla speranza. A Enzuccio Lo Cascio in quel preciso momento gli fu chiaro che non potevano esserci altri finali per il suo matrimonio. Violetta Mannina, quando si erano conosciuti, aveva sedici anni e mezzo. Una creaturina semplice, capelli di un colore indefinibile, né biondi né bruni né castani, altezza media, né alta né bassa, corporatura normale, né magra né grassa e pertanto né bella né brutta, – una faccia passabile- come aveva detto la signora Lo Cascio quando il figlio Enzuccio gliela aveva presentata. E fu tutto. Per una donna di poche parole come era lei, abbandonarsi ad altre osservazioni, era impensabile tanto più che così a lei piacevano le donne, sobrie e poco vistose perché si sa” donna frivola prima inciampa e poi scivola”. Si sposarono. Violetta, semplice e senza trucco, la moglie perfetta era. Parlava poco, cucinava bene, era pulita ed ordinata e a letto faceva quello che Enzuccio le aveva insegnato. E nonostante fosse tanto dimessa e sottomessa, Enzuccio ne era gelosissimo, cosa del tutto incomprensibile viste le virtù della moglie, ma si sa quanto siano misteriose ed irrazionali certe ossessioni, certi percorsi intricati, labirinti aggrovigliati e bui, vertiginosamente affacciati sull’abisso che ci aspetta ove l’ attrazione di buttarsi è seducente. Una volta mentre Violetta stava sparecchiando in attesa che la caffettiera gorgogliasse, Enzuccio, di buon umore a causa di ù vinuzzu bonu appena bevuto, rigirando lo stuzzicadenti fra le labbra in un andirivieni spasmodico che a fissarlo dava vertigine e metteva a disagio, raccontò le ultime novità di “spallittìu” che giravano in quel momento, momento tragico per i malcapitati protagonisti ai quali viene passata a setaccio la vita passata, presente e perché no futura, dato che ognuno può azzardare ipotesi su chiunque. In quel periodo, infatti, una casalinga del luogo, insospettabile madre di famiglia, aveva tanti amanti e il povero marito, ignaro, oramai lo zimbello del paese era. _mah! Sap’ Iddu cu è sta fimminazza chi ci metti ì corna a so maritu! Poviru curnutu”_ e rideva lisciandosi la pancia piena di cose buone che aveva cucinato Violetta, la quale,mentre stava per servire il caffè , sentì pure dire al marito che _ le femmine, tutte buttane sono, tranne s’intende, la matri, la soru e la mugghieri._ Detto ciò, Enzuccio alzò a mò di brindisi la tazzina continuando a ridacchiare ammiccando malizioso col mignolo sollevato perché convinto che farlo, tanto chic fa. Violetta che non seppe resistere a una tale fesseria disse:- perché, non sono pure io una femmina? Perché io no?_ Enzuccio ancora ridendo con gli occhi lucidi e striati di una luce che è propria di chi è certo della propria salvezza e sa che un simile inferno mai lo sfiorerà, replicò:_ tu? e che c’entri tu? Tu mia moglie sei e per fortuna non ti trucchi, non ti annachi, manco il rossetto ti sei messa mai che certe femmine si fanno certi labbroni che uno mischino, a fare brutti pensieri è costretto e i mariti che si lamentano a fare se le fanno uscire conciate così e se poi i maschi ci provano? Se la sono cercata! E certe minigonne poi!e certe scollature! A toccare ti invitano. Il mondo si è perso per colpa di certe femmine così. Onore, non ce ne è più.- Quando finì aveva un po’ di bava rappresa agli angoli della bocca. Pareva il cane di Pavlov che secerneva saliva al suono della scodella, perché a forza di parlarne, se le era immaginate quelle donne “perdute”, discinte, tentatrici, adatte ed inclini alla fornicazione, sfasciamatrimoni insomma. Poi si ricompose come obbedendo ad un preciso richiamo morale. Continuò serio_ bè comunque, a noi questo non ci interessa. Tu onesta sei e questo è tutto e l’ importante è come appari e come la gente ti vede._ Violetta lo seguì con lo sguardo mentre si alzava, poi sussultò sentendo sbattere la porta dell’ ingresso e aprì le labbra fino a raggiungere un sorriso asimmetrico. Roteò la tazzina per smuovere lo zucchero depositato nel fondo e lo bevve avida come sublime nettare. Tutto sarebbe filato liscio, forse fino alla fine dei loro giorni se un cretino mosso da pietà o da perfidia non avesse deciso che sarebbe stato meglio che l’ elettrauto con l’ hobby della caccia avesse saputo quello che faceva la tanto perfetta dimessa e sottomessa Violetta. Inviò una disarticolata ma comprensibile lettera anonima a Enzuccio il quale dopo che la lesse, dapprima rise, poi impensierì, poi si rabbuiò, poi si sedette, si passò una grossa mano fra i capelli divenuti di colpo argentei, poi cianotico sussurrò _: buttana. Appostato come un ladro, aspettò che lei scendesse come tutte le mattine, poi la seguì felpato fra i vicoli( ma unni va?), poi la vide avvicinarsi ad una macchina che la aspettava a motore acceso. C’era un uomo dentro la 127 bianca e lei scosse i capelli “culuri rì cani cà curri” ridendo prima di salire. Enzino sentì seccare il cuore. Tutto vero era. Quella serpe lo tradiva e tutti lo sapevano, tutti tranne lui. Quando si riebbe, aveva la calma di chi ha già deciso.

N.B. a chi non rispetta le donne, tutte le donne, altro che il cuore gli dovrebbe seccare. AD MAJORA AMICI.

Tiziana Sferruggia

Segnalata alla XXVI edizione del  Premio Calvino  con “La signora Rosetta”  

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2 pensieri su “Le apparenze

  1. woodwood

    Tiziana gia’ te lo scrissi e te lo dissi , la tua capacita’ di parlare di #Femminicidio è pari a quella di Pif di raccontare la mafia.
    Siete entrambi bravissimi a rendere con il cinismo e l’ironia fatti tragici senza per questo tralasciare le riflessioni amare.
    Ti ringrazio per aver accettato di scrivere per #Svolgimento, è un onore ! Ho letto il tuo libro segnalato nella XXVI edizione del Calvino ed è inutile dirti che mi piacque tantissimissimo!!
    grazieeee

    Rispondi
  2. beabea414

    Bravissima Tiziana. Mi è molto piaciuta la distaccata e lucida ironia con cui dipingi la miseria, il delirio di onnipotenza e la vigliaccheria di certi ominicchi infami che dell’amore delle donne non sono degni.

    Rispondi

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