La Doccia

soffione doccia completo di braccettoDa qualche tempo ho preso l’abitudine di fare la doccia direttamente al lavoro, nonostante non sia l’ideale farla in un bagno che non è il proprio, bene o male non si sa mai in quali condizioni igieniche possa essere esattamente; però così facendo risolvo un sacco di contrattempi: se mi lavo la sera appena arrivato a casa mi passa il sonno, mentre così la cecagna fa tempo a tornarmi; inoltre quando ero troppo stanco per lavarmi una volta rincasato mi ritrovavo sempre a dormir male: è innegabile che puliti si dorma meglio; se quando finisco il turno è giorno e devo andare da qualche parte sono già pronto e non devo passare da casa a travestirmi da persona civile, mettiamo poi che magari potrebbe pure essere scomodo logisticamente; se poi una volta uscito dalla fabbrica devo pigliare e farmi i miei bravi centotrenta chilometri per andare da Alessandro almeno non gli arrivo sudato, pieno di polvere (e magari di colla o colore) e non mi scambia per Chuck Norris… si, è anche vero che per farlo dovrebbe essere ‘mbriaco, ma questa è un’altra storia; per giunta è astemio. Alessandro, intendo, non Chuck Norris.


Che io sappia di docce in fabbrica ne abbiamo: una nel bagno delle donne (credo che siano sei o otto, impiegate escluse, su circa cento e rotti operai); una nel bugigattolo del magazziniere della carta, che però è un cesso coi piedoni sul quale sta sospeso un tubo con la cipolla (c’è pure una sorta di vasca in resina da mettere sulla turca per lavarsi, ma mi rifiuto di toccarla), e una credo nel bagno degli impiegati; notare che nel cesso presidenziale c’è anche la vasca, non si sa mai…
L’altro giorno ero in fila ad aspettare il mio turno e, mentre va a casa, passa per lo spogliatoio uno dei capo fabbrica che mi vede in mutande e mi dice “Che belle mutande a righe che hai, pari l’Ape Maia”: per essere pignoli si tratta di un paio di boxer parigamba grigi con righine orizzontali sottili arancio chiaro ed arancio scuro. Questa cosa mi ha fatto istantaneamente andare col pensiero al racconto fattomi da un’amica una volta, e che ho ritenuto doveroso riportare al de cujus.

Questa mia amica andava all’asilo, come si conviene alle bimbe di buona famiglia, e un giorno una suora che la guardava giocare sull’altalena con un altro bambino la prese da parte e le disse: “Cara, quando vai a casa devi dire alla mamma che domani ti mandi a scuola con un paio di pantaloncini sotto la gonna, perché ti si vedono le mutandine”. Lei, piccina, tutta obbediente ottemperò senza esitazione alcuna, e la mamma la rispedì a scuola il giorno seguente con un messaggio per la suora zelante: “Sorella, la mia mamma ha detto di dirle che deve ringraziare Iddio se porto le mutande”.
Da allora non è stato più sollevato l’argomento, né all’asilo né altrove.

Mauro Melon

Annunci

2 pensieri su “La Doccia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...