#SalTo2014

20140509_182044Di ritorno dal Salone del Libro di Torino mi ritrovo a riflettere su alcuni aspetti di questa esperienza che vanno al di là dell’oggetto promozionato, esposto, ambito, amato, criticato, invidiato, guardato con sospetto, rispetto, con superiorità; con la serena convinzione dell’insostituibilità di odore, colori, rilegature… o, all’inverso, con l’occhio da antiquario e la mente a quei formati che tardano a trasformarsi nell’inevitabile sostituto futuro o futuribile. Il libro è un prodotto dell’uomo, e come tutti i prodotti se ne possono soppesare i più svariati aspetti. Quello che non si potrà mai quantificare è la capacità di questi oggetti di creare relazioni, permetterti di stringere mani, e abbracci. Guardare negli occhi la persona che ha saputo emozionarti col suo lavoro e finire col dargli del tu. Scambiare con lui o lei qualche parola e avvertire immancabilmente di aver compreso tutto con una empatia precisa e quasi dolente. Il Salone del Libro di Torino è oggettivamente stancante: ti puoi anche ubriacare nel dondolio di tutte quelle persone che passano da uno stand all’altro, inforcando occhiali, scorrendo col dito quarte di copertina di tutti i tipi, di tutti i generi. Far di conto, in un angolo, di quanto resta nei portafogli perchè hanno visto qualcosa che li attira ma non sanno se possono permettersela ancora dopo essersi riempiti la borsa nei chilometri precedenti, misurati con la stanchezza delle gambe.
Un’amica ha detto che è come andare in giostra, dopo un po’ di tutto quel divertimento inizia una spossatezza che potrà passare solo dopo un po’ di riposo, solo dopo che avrai ripercorso con la memoria le risate che ti sei fatto o tutto il divertimento che ti ha accompagnato.

Nello specifico dell’edizione 2014 mi lancio lo stesso in qualche critica. Ideologica, ovviamente. Del tutto personale e dunque passibile di qualsiasi levata di scudi o dita medie.
La presenza ossessiva di Papa Francesco che sorrideva da copertine, poster, gigantografie, cartoline e santini aveva qualcosa di ossessivo e del tutto ubbidiente al mercato, nulla di spirituale né tanto meno propagandistico. Pura voglia di fare affari vendendo il “fenomeno” del momento. Quello che negli scorsi anni potevano insomma essere Camilleri o Sepulveda. Con l’aggravante del merchandising dal valore di passaporto per il paradiso. Una comunicazione diretta con l’altissimo avuta per qualche euro. Beati loro che riuscivano però a comunicare. Già, perchè io e molti altri, all’interno di alcuni padiglioni avevamo i cellulari del tutto isolati. Altro che twitter o facebook in diretta “social”. Di sociale sentivo giusto qualche imprecazione di chi non riusciva nemmeno a dire agli amici persi tra gli stand che l’appuntamento per un panino era accanto a Chubecca o il maxi poster di Giordano!

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Con Bea Ary e Paolo Zardi

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Roberta Lepri e il suo “Io ero l’Africa” allo stand Avagliano

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sorrisi reali nati nel virtuale

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con Sabrina Ercole Bidetti e Cinzia Giuntoli

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Con Lorenzo Baravalle di Dudag e la stra mitica Anna Wood

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al Party della Minimum Fax

 

A chi si chiede se il Salone dia o meno delle risposte o delle indicazioni su dove stia andando l’editoria, non credo si possano dare delle certezze concrete e che superino il valore dell’esercizio retorico: il libro economico? Il libro super ricercato in edizione extra lusso? L’edizione esclusiva? La collana dedicata a questo o a quel genere? Ho visto di tutto e di più: un gran calderone in gran spolvero. Come è giusto che sia e come è giusto continui ad essere.

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cedendo al lato oscuro (e idiota) della Forza

Il coraggio di osare resta ad alcuni editori indipendenti, mentre i grandi hanno riproposto la solita versione fieristica delle catene che già gestiscono in tutta Italia. Ecco perchè è meglio soffermarsi laddove qualche espositore è più intento e propenso a parlare con chi si ferma al proprio stand che non ha controllare con ansia che nessuno rubi nulla dalle pile gigantesche dell’ultimo best seller costruito a suon di propaganda pubblicitaria.
E mentre immagino che il prossimo di questi best seller sia un’intervista al papa fatta da Montalbano, ai tavoli di un ristorante di Cracco, aspetto il mio turno per una foto con il manichino di Darth Fener!

Infine, a chi ancora critica i già menzionati twitter o facebook, accusandoli di essere meschini rifugi virtuali per sfigati incapaci di interagire nel mondo vero, farei conoscere i sorrisi delle meravigliose partecipanti a twitteratura. Quelli che mi hanno regalato nel salutarci. Quelli degli amici che mi abitano a centinai di chilometri e che tuttavia “sento” ogni giorno. Ma in fondo che mi frega di difendere questo o quel social network. Non sono loro in sè il problema ma l’uso che se ne fa.

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Torino by Nigth

Gianluca Meis

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8 pensieri su “#SalTo2014

  1. Paola

    È stato bello rivedervi tutti e conoscere chi ancora non avevo conosciuto dal vivo.
    Non ce l’ho fatta a farlo con tutti: sono partita troppo presto!
    Confermo che le empatie che si instaurano sui social sono confermate dalla realtà, se si è ciò che si è, senza maschere né finzioni.
    Questa manifestazione è stata emozionante per molti aspetti, per altri limitante, ma va bene così: sono felice di aver dato ai miei alunni quest’opportunità.
    Molto bello l’articolo!

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  2. RobyLepri

    Salone eccezionale per rapporti umani, il mio libro ha incontrato molti nuovi lettori, io ho incontrato le persone che più mi piacciono al mondo…e il mio cellulare funzionava perfettamente. Credo grazie alla mia energia 😉

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  3. Paolo Zardi

    E’ stato il mio sesto Salone, questo… A ogni edizione ho associato un ricordo ben preciso: quella appena passata è sicuramente caratterizzata dalla vostra presenza – Gianluca, Roberta, Ary. Anna, Giovanni/Roberto. Belle emozioni, insieme: grazie!

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  4. wood

    Che gioa che bello conoscere tutti i virtual friends amici di twitterature notturne ! Siete tutti come Vi immaginavo, corripondete esattamente ai Vostri tweet!
    Una festa , una grandissima festa ecco cos’e’ il Salone del libro per me,. E’ come un giro sulle giostra a catene. finisce che barcollo , ma non mollo perche’ il prossimo giro altro giro altri amici da aggiungere alla lista!
    Vi Sbaciooo

    Rispondi
  5. Pingback: Quel rito chiamato Salone del Libro | scrivere in due

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