Il bollo

6d1d014aa442e1067a79d53484d29764Innanzitutto mancava il bollo. Senza il bollo non c’erano santi, non si poteva fare.
Che poi, a pensarci un attimo, proprio non si capiva il perché di tanta pignola burocrazia.
Oddio, non che fosse diverso dalle altre mille scartoffie che ogni giorno ci vien chiesto di evadere per i più disparati motivi. Ma, in questo particolare caso voglio dire, la cosa risultava parecchio fastidiosa.
Quando aveva conosciuto Daniel, un anno prima, Enrica non si era posta il problema della differenza di religione tra loro due: Daniel era simpatico, tenero, allegro, comprensivo, che non fosse cattolico era l’ultimo dei suoi pensieri.
Ma ora, ora che avevano deciso di sposarsi in chiesa, questa differenza era diventata importante.
Erano andati al consolato britannico, per avere il nullaosta.
“Nessun problema” gli avevano assicurato ed erano usciti con un foglio scritto in inglese, raggianti per aver superato quest’ostacolo.
Ma, ahimè, non avevano fatto i conti con la burocrazia.


“Non c’è scritto nullaosta da nessuna parte qui”, stava dicendo l’impiegata del comune sventolando il foglio sotto il naso di Enrica.
“Certo, è in inglese” aveva risposto Enrica, cercando di mantenere la calma.
“Ci deve essere scritto Nullaosta oppure Nihil obstat. Inoltre manca il bollo”.
“Le ripeto che è in inglese, non ci sarà mai la scritta in italiano o in latino. E poi di quale bollo sta parlando?”, chiedeva Enrica rossa in viso, mentre contava fino a dieci per evitare di insultare l’impiegata.
“Deve esserci scritto Nullaosta e ci deve essere il bollo, o sigillo, della diocesi di appartenenza, questo dice la procedura. Altrimenti niente matrimonio in chiesa” replicava l’impiegata mostrando un libro tutto rovinato, risalente ad alcuni secoli prima.
“Sigillo della diocesi? Ma siete matti? Questa procedura è vecchia di chissà quanto! “Enrica stava ormai urlando, agitandosi davanti allo sportello, il suo training autogeno aveva ormai finito il suo effetto.
“Mi dispiace signora, niente sigillo niente matrimonio” andava ripetendo l’impiegata schiacciando il bottone per chiamare il numero successivo. “ Numero 66, venga pure”.
Enrica era furibonda, rientrata a casa si era messa a piangere mentre Daniel cercava di consolarla.
“Vedrai, ce la faremo, siamo in Italia no? Riusciremo in qualche modo ad aggirare questa stupida legge!”
Erano passate altre due settimane, si erano fatti tradurre il foglio in italiano, ma rimaneva sempre il problema del bollo, il maledetto bollo.
Erano andati a parlare con parroci, avvocati, ma nessuno ne sapeva niente. Infine il colpo di genio, andare da uno storico, come mai non ci avevano pensato prima !
Lo studio di Luigi Anfossi, docente di Storia dell’Università, si trovava in pieno centro della città di Chieri, in uno stabile antico (non poteva essere altrimenti!).
Avevano suonato il campanello fiduciosi e li aveva subito accolti un uomo di mezz’età con una fitta barba grigia, vestito con un gilet e un paio di pantaloni di velluto, il classico gentiluomo di campagna.
“Prego, accomodatevi” stava dicendo “ posso offrirvi qualcosa da bere?”
“Grazie, va bene così” avevano risposto Daniel ed Enrica all’unisono, troppo tesi per riuscire a deglutire anche solo un sorso d’acqua.
“Lo zio di Enrica, mio caro amico, mi ha raccontato tutta la vicenda. Mi sono interessato, sono andato al comune a parlare con l’impiegata e mi sono fatto mostrare la famosa procedura. Si tratta di uno scritto molto antico, specifico per il comune di Moncalieri.”
Enrica si era sporta sempre più in avanti sulla sedia, interessata a quello che stava dicendo il professore, mentre Daniel, in apparenza più compìto, stava in realtà torturandosi le pellicine delle mani.
“La soluzione del vostro problema è molto semplice: sposarsi in un altro comune” .
All’udire queste parole Enrica si era alzata di scatto ed era corsa ad abbracciarlo ripetendo: “Grazie, grazie!“, mentre Daniel era rimasto seduto con un sorriso stampato in faccia.
Finalmente era arrivato il fatidico giorno. Daniel ed Enrica, nella loro Mini decappottabile, avevano chiesto allo zio, loro autista, di passare davanti al comune di Moncalieri. Lì davanti lo zio aveva iniziato a suonare il clacson e quando, innervositi dal rumore, erano usciti tutti per vedere cosa diavolo stesse succedendo, Enrica aveva lanciato il bouquet all’impiegata zelante urlando: “Oggi sposi, oggi sposi!”.

Sabrina Ercole Bidetti

 

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