(non) mangiare, (non) bere, scrivere…

Bere Mangiare…Scrivere

2“Da pelle a pelle c’è scritta una sottile linea di vita
scrivere numeri: ore 15.30 arriva in P.S., vengo chiamata ‘c’è la solita anoressica’
la guardo, mi guarda e devo scrivere numeri
172 i centimetri di altezza
26 i chilogrammi di peso
29 la sua frequenza cardiaca
34,9 la sua temperatura corporea interna
non riesce a bere ed a mangiare
non può bere nè mangiare
c’è in incrocio dei nostri occhi che resterà scritto per sempre nel mio cuore. I suoi sono di un azzurro intensissimo e riempiono completamente il viso inesistente, non sperano niente, ma chiedono, si aggrappano ai miei. la guardo e non riesco a distogliere lo sguardo dalla sua richiesta disperata, non verbale, ha paura. è rassegnata a qualsiasi cosa. Penso non è la ‘solita’ , è impotente.
ho paura. solo io. lei non prova più niente. non ha le forze. non reagisce a niente di quello che le dicono tutti quelli che le girano intorno. mi guarda diritto, occhi negli occhi.
sul suo corpo sono scritti i segni delle piaghe del decubito delle ossa contro la pelle.
attacco un monitor. una linea quasi piatta viene scritta, il cuore non ha più la forza di scrivere altro.
mi guarda e tra di noi ci sono silenzi che non hanno bisogno di essere scritti, perchè hanno significati al di là del verbale.
uno dei pomeriggi più lunghi della mia vita. pensavo che non saremmo arrivati a sera. ma una delle due doveva farsi carico. ero io.
occorre scrivere attimo per attimo i suoi numeri, i numeri di un corpicino che sembra un tutt’uno con il letto dove lei è appiattita. occorrerebbe farla bere e mangiare, ma potrei danneggiarla adesso.
29, 34, 26, 29 i battiti al minuto.
innumerevoli treccine bionde incorniciano un volto che è di una bellezza che lascia senza fiato. gli infermieri la guardano, tutti la guardano, è bellissima. Solo lei non riesce a vedere se stessa.
io la vedo, lei non può vedere nulla se non il desiderio di scomparire, non scrivere più un futuro, non andare avanti, non bere, non mangiare.
non si riesce a prelevare sangue, le vene sono collassate.
devo parlare con i suoi genitori. difficile, potrebbe essere mia figlia. ho dalla mia parte la scienza ma anche il cuore, in entrambi i casi potrei scrivere fiumi di parole. ma adesso non servono tante parole, occorre tenerla in vita. lei non parla, non ha le forze. e non ne ha più voglia. a che serve parlare se nessuno si accorge del linguaggio. del linguaggio del silente del suo corpo, che chiede solamente di staccare ogni comunicazione perchè non c’è nessuno che ascolta.
passo il pomeriggio con lei, non sapendo se sopravviverà. un continuo scambio di sguardi nutrono me e lei, ma il monitor impietoso ma reale scrive una linea sempre più piatta. Da 29 a 26 passa la sua frequenza cardiaca. il cuore non sembra farcela.
E’ stanca, è stanca dei suoi genitori che scrivono la loro vita pensando a loro stessi. E’ stanca del medico che l’ha seguita finora perchè ogni giorno le scriveva un aumento di peso della ricotta che avrebbe dovuto mangiare, senza preoccuparsi del perchè lei non riesce a scrivere una pagina della sua vita e quindi a non immaginare che si può scrivere e mangiare per vivere.
Sotto la coperta termica e l’idratazione lenta e forzata, si lascia andare a me ed il mio occuparmi di lei, si di lei, non di quello che gli altri si aspettano da lei. Io non mi aspetto niente, vivo accanto a lei annotando il silenzio significativo della sua comunicazione con gli occhi.
Non scrive, come tutte le altre ragazze, pagine e pagine di calcoli calorici, non le interessa, lei vuole vivere la sua esistenza, non quella degli altri, come invece le sembra sia andata fino ad allora.
Tra noi non si è mai concordato e contrattato un regime alimentare. Da quei primi due giorni, lei ha capito che io ero lì per lei, non perchè lei dovesse venire incontro a me per gratificarmi od opporsi, ma perchè le stavo accanto assecondando i suoi bisogni. Lei non sentiva il bisogno di desiderare il cibo, io mi sono fatta carico di questo ed ho scritto per lei ciò che doveva mangiare e bere. Ha deciso che avrebbe mangiato e bevuto quello che avrei scelto per lei. E così ha fatto per più di un anno. Poi ha cominciato a desiderare di bere e mangiare per se stessa.
Sono passati 2 anni.
Mangia e beve regolarmente di tutto. Adesso anche scrive.
Adesso mi ha scritto: questo appartiene a me, ma anche a te. l’anoressia è un segno…che porta allo scoperto il dolore interno…per vivere bisogna dare un senso alla sofferenza…non ci sono formule magiche come alcuni pretendono…ma c’è la forza di alcune parole che fa ritrovare il bandolo…quel’istante in cui qualcosa si è interrotto…ma ci vuole qualcuno che ti accompagni. L’anoressia è una malattia…e ci vuole una compagna di viaggio. queste pagine appartengono a me…ma anche a te.”

 Chiara

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4 pensieri su “(non) mangiare, (non) bere, scrivere…

  1. wood

    Grazie Chiara per questa importante testimonianza. Parlare di anoressia non mai abbastanza . Questo racconto manda un segnale positivo. uscirne si puo’-

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  2. ketty (@kettydelbosco)

    si parla tanto di anoressia, poi ci sono le persone. poi ci sono gli individui. ognuno con la sua esistenza, ognuno con il suo personale motivo per non bere o non mangiare. questa constatazione è apparentemente scontata, ma poco praticata nella realtà. quante parole inutili si spendono…a volte passa la voglia di mangiare 🙂

    Rispondi

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