Pasta al burro

Bere Mangiare…Scrivere

pasta al burroNel mio pensiero lei è ancora lì, in piedi davanti ai fornelli.
C’è un po’ di movimento, come sempre quando io e Benedetta torniamo da scuola. Silenzio, che c’è da ascoltare il telegiornale. Io invece vorrei quello che per me è cielo e figli delle stelle, oppure animali, pulci d’acqua e cinghiali bianchi. Siamo ormai tutti sotto al segno dei pesci, penso sorridendo. Detesto la televisione. Odio quella cosa in fondo alla tavola che mi chiude la bocca, ogni giorno.
Poi nel pensiero c’è il gesto esatto che avrei imparato a ripetere. Gli spaghetti si tirano su con la forchetta, ecco il segreto. L’odore dell’acqua della pasta ha riempito la stanza. Mio padre è in piedi e sta facendo qualcosa, forse affetta il prosciutto, è la sua specialità. Ho in me il movimento del suo polso e quello del lungo coltello che mai si deve lavare, solo passare dentro uno straccio apposito, perchè il grasso della carne fa bene alla lama.

Io di politica non so niente.
Mi incuriosisce che qualcuno rapisca qualcun altro. Perchè lo fanno?
Hanno da poco rubato il corpo di Charlie Chaplin per chiedere un riscatto. Charlot.
A chi può venire in mente di rubare un morto? E’ orribile.Io e Benedetta andiamo a scuola a piedi e per strada si uniscono a noi altre compagne, che ci trattano con sufficienza, perché non abbiamo argomenti. Nessuna notizia di musica straniera, niente che non siano canzonette. Il fratello di Lorella invece è appena tornato dall’estero, e in un pub irlandese ha sentito un gruppo nuovo.
“B2, A2, una cosa del genere….ora mi informo” ha detto lei, imbarazzata per la dimenticanza.
“U2” ha precisato due giorni dopo.

Fare la pasta al burro è una delle cose più difficili al mondo, dice mia madre.
Farla bene, intende.
Il burro a pezzettini aspetta in una zuppiera di coccio. A parte deve essere grattugiata una bella quantità di parmigiano. Gli spaghetti Barilla n.5, ci vogliono.

Quando torno da scuola la fame mi ingoia.
Non lo voglio ascoltare il telegiornale. Ogni giorno, la gente muore. Di destra, di sinistra, ogni giorno. Poi il governo cade. Cosa succede se un governo cade? Chi sono, i politici?

“Disinformata” dice Lorella “sono i padroni, quelli che comandano l’Italia, i nemici del popolo.” Suo fratello ha venti anni, queste cose le sa. Sua sorella invece ne ha venticinque, ed è stata picchiata dai carabinieri durante una manifestazione. I suoi sono separati ma si vogliono bene. Mi vengono i brividi. Provo una specie di vertigine, a guardarla.
Nessuno la controlla, può vestirsi come le pare. E’ creativa e simpatica, ha “ottimo” in tutte le materie. Intelligenza spiccata, si dice di lei. Io invece sono un topo grigio e borghese, lo so, lo sento. Senza infamia e senza lode: è questa, la mia vera infamia.
Il maglione tre taglie più grandi lo porto con un filo di perle di plastica e le polacchine le pulisco ogni giorno. Le altre mi schifano un po’, per questo.
Il rock non mi piace, proprio non lo capisco.

La mia vita è sospesa tra la scuola, la strada che faccio per arrivarci e la pasta al burro che trovo quando ritorno. Si posano i libri di scuola. Si mettono ai piedi le pantofole. Si aiuta ad apparecchiare se ancora manca qualcosa, ma per carità in silenzio.

“L’Italia è nel caos” ha detto lei qualche giorno fa.
“Guerra civile” ha risposto lui muovendo piano la testa. E intanto in tv passavano cinque uomini di scorta uccisi dalle Brigate Rosse. Un rapimento. Quel politico con il ciuffo bianco e il sorriso triste.
“Si chiama Moro e invece ha il ciuffo bianco”. Penso di essere simpatica. Lo sguardo di mia madre mi passa attraverso. Io abbasso gli occhi. Non so cosa darei per accendere la radio. Solo musica. Non si può. Cosa c’entriamo noi con questo?

“Sei una cretina senza coscienza di classe” bofonchiava ieri Lorella, sfoggiando con il primo caldo una maglietta bellissima, Peace and Love.
Non ho un fratello più grande e odio la televisione. Forse mi informo poco. I miei non fanno politica e litigano senza divorziare. Per me non hanno tempo, devono lavorare e se sono liberi guardano la tv. Con una sorella più piccola non ci faccio niente, anche se è più sveglia di me. Sarà per questo che sono così.

Poi nei miei pensieri ci sono loro, un giorno, seduti a tavola, zitti.
Ho chiesto a Benedetta di accendere il fornello e lei ha obbedito subito senza chiedere niente. Quando l’acqua bolliva, ho messo la pasta e preparato il burro e il parmigiano. Ho scolato gli spaghetti con la forchetta, come faceva la mamma e prima di lei la nonna, unica vera regina di tutte le paste al burro. Ho aggiunto qualche cucchiaio dell’acqua di cottura per renderla più cremosa.
Ho portato in tavola la zuppiera e il silenzio non smetteva. Allora, ho acceso la televisione.
In edizione straordinaria da via Caetani a Roma c’era il ritrovamento del corpo senza vita di Moro.
Si chiamava Aldo.

Roberta Lepri

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3 pensieri su “Pasta al burro

  1. Enrico Santinelli

    Maggio 1978. Seconda media. Tornavo a casa a piedi come sempre e mi sembrò inusuale trovare per strada mio fratello che era venuto a prendermi. Aprì lo sportello e disse soltanto: “Moro è morto, lo hanno trovato in una macchina a Roma”. Per strada non disse una parola ed arrivati a casa la TV (ancora in bianco e nero) non parlava d’altro. Ho il ricordo preciso di quegli attimi e delle ore successive dove si aveva la sensazione sgradevole di trovarsi in un mondo sospeso. Poi nei giorni successivi la vita di bambino riprese i suoi spazi e qualche mese dopo arrivo in casa la Tv a colori. Un pò più tardi, negli anni, ho capito; ma il grigio di quei giorni è rimasto appeso nella mia memoria .

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