Gosh

Con tutto l’amore che P/Osso

goshCiao io sono Gosh!. Il mio nome in inglese significa “accidenti!”. Mi chiamo così perché quando fui preso in famiglia la mia padroncina aveva iniziato da poco a studiare l’inglese e, una volta visto, aveva deciso che doveva trovarmi un nome diverso dai soliti Pallina, Puffo, Rocky ecc.. Vi posso raccontare la mia storia in breve, anche se breve non è stata, soprattutto perché alla mia padroncina salgono ancora le lacrime agli occhi da quando me ne sono andato, quasi venti anni fa.. ma. si sa.. la mia padroncina, che adesso è una padronciona, è un po’ “lacrimosa” quando si parla dei suoi amati cani.. per cui perdonatela e andate avanti senza farci troppo caso! Dunque, dicevo, sono nato da mamma sicura e papà incerto, piccola taglia, colore bianco nero, zampette davanti ricurve e un mondo di affetto e allegria da trasmettere a tutti. Fin qui tutto okay. Poi, le mie caratteristiche peculiari erano: giocare a palla, salire in macchina e andare a prendere la padroncina alla stazione dritto come un fuso appoggiato allo schienale della Fiat 500 prima versione del mio amato padrone. Appena arrivati in stazione mi acquattavo sul mio sedile e poi, allo sferragliare di ogni treno mi tiravo su come un’antenna finché padron Tonio mi diceva: “Gosh! Arriva Elena” e allora sì, ogni giorno ero un cagnolino felice… ma non era questa la mia sola passione.. come dire.. ero irresistibilmente sensibile al fascino delle cagnoline… di qualsiasi taglia e razza.. insomma, ero di bocca buona.. Nei periodi “giusti” mi davo alla fuga passando per varchi di fortuna e facevo la posta per giorni e notti a meticce, barboncine e persino a una pastore tedesco… ebbene sì signori! Ce l’ho fatta! Una delle mie conquiste è stata proprio una bella tedescona!! Comunque, da uno dei miei tanti amori ho avuto anche dei figlioli, uno dei quali, Peo, è venuto a stare con noi.

Ma purtroppo poco dopo la mia passione per le signore mi ha portato incontro al destino infame, un pazzo avvelenatore ha riempito i campi di bocconi avvelenati e io e Peo siamo finiti vittime di questi durante la nostra scorribanda. Non mi ricordo molto di cos’è successo, ricordo solo i dolori, ricordo di essermi sforzato, di aver camminato a lungo, con crampi tremendi nel corpo, verso casa, per avvertire che Peo, troppo piccolo, non si era più mosso dalla ciotola avvelenata.. sono arrivato a casa.. padroncina ha pianto tanto, io sono riuscito a vederla ancora una volta e lei mi ha accarezzato mentre me ne andavo. La mia vita è stata tragicamente interrotta da uno stupido essere umano ma io l’ho perdonato perché ho capito che l’ha fatto perché più ignorante di una bestia. Noi siamo molto meglio di loro.

Grazie Gosh di essere stato con noi, come te, nessuno.

Elena Appendino

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Un pensiero su “Gosh

  1. beabea414

    Elena, alla fine avevo le budella intrecciate e le lacrime agli occhi…commovente la scrittura dal punto di vista di Gosh – Lo sapevi che è anche il nome di uno scrittore indiano? Amitav Gosh – E devo dire che Il tuo povero cagnolino avvelenato ha saputo darci una versione degna di un grande scrittore! Attraverso le parole che tu gli hai prestato, Gosh ci ha descritto la purezza e l’innocenza di un cuore incontaminato e indifeso. Sicuramente tutte queste creature vittime della cattiveria e ignoranza umane sanno tradurre in bontà tutto quello che noi sporchiamo, e lo fanno quotidianamente parlandoci di un mistero d’amore che ci unisce su questa terra, e speriamo anche in un’ altra vita. Ci deve essere una dimensione sconosciuta nella quale potremo finalmente convivere senza odio e vendetta. Sono sicura che quando ci arriveremo, Gosh, Peo e tutti gli altri ci faranno tantissime feste!

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