La memoria degli odori

Bere Mangiare…Scrivere

vinEra scesa dal treno e quel pensiero non l’aveva abbandonata per tutto il viaggio. Gli aveva detto che questa volta non sarebbero andati fuori per il pranzo, come erano soliti fare, ma  avrebbe provveduto lei. “Tu pensa solo al cavatappi” gli aveva buttato li quando si erano sentiti al telefono, “non me ne separo mai” aveva ribattuto ridendo e provando ad immaginare quello che lo aspettava, anzi, non poteva nascondere che il solo pensarlo lo trovava eccitante. Prendere la metropolitana sarebbe stato più semplice per raggiungere quel piccolo negozio di delizie, che aveva scoperto solo per caso, quando, in uno dei suoi giri aveva sbagliato strada e si era ritrovata  in quella viuzza sotto i portici.  La piccola bottega  le era sembrata uno scrigno pieno di tesori e anche adesso tornandovi si era ritrovata davanti un banco frigo da fare invidia alla migliore gastronomia e scaffali ricolmi di piccole meraviglie. Non aveva con sé una lista della spesa, e allora cominciò a scorrere con gli occhi tutto quel ben di dio sentendosi come Hansel e Gretel quando nel bosco sbucano davanti alla casa di cioccolato e marzapane.
Aveva guardato e pescato dagli scaffali, scelto con cura dal banco frigo, passato in rassegna l’angolo del fresco dall’orto, mancava solo il vino, ma quello lo avrebbe preso all’enoteca del loro amico Pietro. Sapeva che una volta li, lui l’avrebbe affascinata con il racconto di questo o di quel vino, non prima di averle chiesto cosa avrebbe preparato per il suo “Cyrano” come scherzosamente lo apostrofava.


“Non sarà un pranzo impegnativo Pietro – aveva esordito lei entrando in enoteca – qualcosa di leggero per una pausa solo un po’ più lunga prima di rientrare al lavoro, ma il vino come sai, non potrà mancare”.  La sua risata era stata piena e sincera quando l’aveva salutata con un abbraccio, ricordandole che a volte le pause pranzo un po’ più lunghe del solito, possono essere molto intriganti se accompagnate anche da un buon vino. “Ecco questo è un inno non solo al vino ma anche alla gioia, ogni sorso richiama il successivo in un rincorrersi di sensazioni positive, così longilineo e raffinato ma al tempo stesso così disponibile a concedersi”. La bottiglia era già tra le sue mani e dopo qualche altra battuta sulla bellezza di quelle mattine di tarda primavera, l’aveva lasciata andare.
L’orologio le ricordava che il tempo cominciava ad andare più veloce del suo passo e allora si affrettò verso casa. Non aveva mai voluto tenere con sé le chiavi dell’appartamento e così tutte le volte che era in città, era Bernardo, l’educatissimo custode dello stabile a consegnargliele. “Ben arrivata signora, le prendo subito le chiavi e le auguro un piacevole soggiorno”.
Quanto le piaceva quella cucina, con tutti quegli utensili, era perfetta per lui che amava rilassarsi dietro ai fornelli, trasformando gli ingredienti in pietanze. La cucina e la tavola per entrambi erano un ottimo antidoto contro le quotidiane corse contro il tempo.
Aveva messo a bollire l’acqua per i taglierini, a parte aveva affettato sottilmente il cipollotto e fatto rosolare in padella con l’olio, aggiungendo poi la pancetta a cubetti e bagnandola successivamente con il vino. Spellati i pomodori e privati dei semi, li aveva tagliati a bastoncini e aggiunti al fondo. A parte aveva preparato le olive divise a metà ed il pecorino. Per cuocere la pasta avrebbe aspettato l’ultimo momento, aggiustando poi con il pepe ed il prezzemolo tritato.
Quando lui arrivò era tutto pronto.
Aprì il vino che appena versato nel bicchiere rivelò tutto il suo profumo, lui l’abbracciò e la memoria degli odori fissò quell’istante per sempre. Quando anni dopo le passarono un bicchiere di cui non conosceva il vino si ritrovò avvolta in quegli stessi profumi. Una memoria totalizzante che la ributtò nel passato. Bevve un sorso, volse lo sguardo di lato: lui era lì e le sorrideva.

Lucia La Gatta

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