Il gelato

Bere, Mangiare… Scrivere

coppa-grandeI scream, you scream, we all scream for ice cream !
Sorrido ripensando a Benigni e mi diverte quel geniale gioco di parole che poi diventa danza ipnotica dentro una prigione. Daunbailò . E’ un viaggio in bianco e nero di Jim Jarmush. Un viaggio sul confine. Una lingua impastata di erranza che lentamente si contamina di follia.
Tempo di ricreazione:
Comincio a sussurrare la filastrocca: I scream, you scream, we all scream for ice cream ! Improvviso bisogno di tornare bambino, di impiastricciarmi di gelato. Mi sento libero e leggero. Saltello da un suono all’altro. Magia del calembour. Mi piace cullare la mia tristezza con parole di panna. Il mio cuore le scalda finché non si sciolgono in rime d’assenza. E così riesco a evadere dalla mia claustrofobia. Mi basta anche un piccolo cono, mi basta anche solo il suo magico suono. Credo che se dovessi visualizzare la quantità di crema gelato che ho sognato in tutta la mia vita, non basterebbe una misura convenzionale. Dovrei ricorrere a un tipo di capacità che anche la mia pur fervida immaginazione faticherebbe a concepire senza cadere preda di una bulimica vertigine. Eppure, il piacere sempre rinnovato e bambinesco che può recarmi una semplice palletta di morbida crema è inversamente proporzionale a tutte le riserve auree di gelato immaginario.

Non m’importa se finisce. Tanto quella generosa sostanza informe e inattingibile è nella mia mente un dogma, una certezza, una panacea deliziosa. Essa preesiste alla più vorace e divorante libido. Un deposito di felicità intatta e colorata. Come una lingua eterna in attesa di frasi perfette. Un desiderio inesauribile che si rinnova ogni volta in declinazioni diverse. Distese burrose di verde pistacchio, bassorilievi di vaniglia e croccante, riccioli vezzosi di amarena e pinnacoli di cioccolato. Ecco, davanti a me un vasto oceano zuccheroso, una marea di placide ondine al fiordilatte leggermente increspate da meringhe e cassate. Più in là, un vortice di gianduia e baci di dama. E sullo sfondo tutte le sfumature del cielo e del sole d’agosto nel reparto dedicato ai gelati alla frutta. Un cono gelato fu il mio primo intenso bacio d’amore. Lo ricevetti in piccoli cucchiaini dalle mani di mia madre e poi, più grandicello, allungando le mie manine ancora paffute sul bancone del gelataio al mare. E poi ancora molte volte, e tutte sempre nuove e ineffabilmente uniche. Il gelato mi illumina quando sono spento. Mi distende quando sono teso. Mi ringiovanisce quando mi sento un rottame . Il gelato è come un libro amato, più lo divori e più ti manca. Per questo si ricomincia sempre ad averne voglia. Una voglia atavica di ricreazione. La ricreazione della magia perfetta, quella che ci riporta bambini e assetati di meraviglia. La stessa magia che provo nella scrittura.

Bea Ary

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6 pensieri su “Il gelato

  1. anna wood

    Una lettura morbida come una montagna di gelato al gianduia e fiordilatte ! Ti adoro Bea solo tu sai parlare cosi’ di cibo con tanta passione ! Ora non mi resta che farmi un cono ma qua posso avere solo un banale cornetto Algida 😦

    “Distese burrose di verde pistacchio, bassorilievi di vaniglia e croccante, riccioli vezzosi di amarena e pinnacoli di cioccolato.”

    Rispondi
    1. beabea414

      Grazie Anna!! Sono proprio contenta che ti sia piaciuto…io vivrei di gelato! Anzi, una volta ho pure fatto una dieta a base di coni e coppette e…sono pure dimagrita!!!

      Rispondi

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