Pere e Quattrini

Bere, Mangiare… Scrivere

mercato-rionalePere e quattrini, in un giorno di ordinario mercato, fra cassette odorose e banchi colorati.
Uno sciame di donne serpeggia fra le bancarelle sporche di foglie di verza e di acqua, di legno e di pacchi, di foglie d’albero secche dell’autunno ormai precipitato e di sguardi perduti fra prezzi e pensieri.
Il vociare di un fruttivendolo incattivito fa da sfondo ai passi disordinati e curvilinei di una vecchina, con la sua borsa ed il suo colletto di volpe; il suo sguardo ciondola fra il prezzo delle melanzane e l’offerta di vini di una piccola cantina del Canavese, ciondola fra le pieghe di un giorno qualsiasi, lì in Via Porpora, fra cento altre massaie ed ex operai della Michelin.
Via Porpora, con il suo asfalto lucido dall’ultima pioggia notturna, mostra il suo aspetto mattutino, pieno di negozi dalla saracinesca ancora abbassata e di panifici già spandenti il profumo di pagnotte.
Pere e quattrini e nulla più, fra i mercanti che dalle tre del mattino non smettono di prefigurarsi il tramonto, con il suo richiamo al riposo, allo smontaggio della tenda, al carico del furgone ed al conteggio delle banconote. Qualcuno è vispo, come fosse il suo primo giorno di lavoro, qualcuno è già morto da anni e si trascina in quel mercato aspettando che la vecchiaia, come una pallottola che colpendolo lo renda invalido, gli dia un buon alibi per non scaricare e caricare più quelle cento casse di prodotti della terra.


Il profumo dei pomodori investe il naso di acquirenti e venditori, mentre le zucchine stentano ad attirare l’attenzione dei passanti, così raggrinzite e figlie di un raccolto pessimo, tra malattie ed inondazioni.
Non c’è ortaggio che non venga manipolato, che non venga testato e divorato dalla presa della diffidenza, della verifica. Non c’è melone che non venga spacciato per freschissimo, appena raccolto, a sei settimane dalla fine di Agosto e non venga rifilato a qualche malcapitato di passaggio, che in quel mercato nemmeno ci voleva andare, ma attratto dalle tende colorate, ha legato la bicicletta ad un lampione e ci ha fatto un salto così… tanto per curiosità.
Non c’è sguardo che non si posi ora sulle mele rosse, ora sulle banane e non c’è sguardo che noti la signora con il suo colletto di volpe, indaffarata a rimuovere i suoi offuscati pensieri senili, di rassegnazione e di autocompassione.
La signora ciondola e passeggia, ondeggia fra il profumo del sedano e le urla del pescivendolo: le sue trote oggi son proprio pessime, impossibili da cucinare, ma lui ne parla come se le avesse appena vendute a qualche capo di stato.
La signora traballa, il mondo vacilla, le borse ondeggiano, i piedi si intralciano: in un attimo i capelli bianchi vanno a toccare i piedi di un povero cingalese che tenta di vendere qualche rosa, che tiene in un piccolo vaso fatto da mani lontane migliaia di chilometri. La signora resta per terra mentre un nugolo di persone si raccoglie attorno a lei per aiutarla e mentre le teste d’aglio cadono fuori da uno dei pacchi e vanno a nascondersi sotto una bancarella quasi fossero sfuggite ad una sicura morte.

Gianni Contarino

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2 pensieri su “Pere e Quattrini

  1. lucia

    come conosco questi odori che mi fanno ritornare alla mia terra ed ai suoi mercati rionali. chiassosi, colorati, profumati. un bel modo per un viaggio tra semplicità che vanno perdendosi

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