Le motivazioni della scrittura

[…]

ImmagineAlcune potranno sembrarvi più serie di altre, ma sono tutte vere, e non c’è niente che possa impedire a uno scrittore di essere sospinto da svariate di esse allo stesso tempo, o addirittura da tutte. Sono prese dalle parole degli stessi scrittori, raccolte da fonti di dubbia autenticità come interviste a giornali o autobiografie, ma anche registrate dal vivo durante conversazioni nel retro delle librerie prima di un temuto incontro con i lettori, o tra un boccone e l’altro in un fast-food o in un bar di tapas o in altri tipici covi di scrittori, o negli angoli bui di ricevimenti in onore di altri e più importanti scrittori; ma sono anche le parole di scrittori fittizi – inventati ovviamente da altri scrittori – anche se talvolta nella narrativa costoro sono travestiti da pittori o compositori o altri tipi artistici.

Ecco allora la lista:

Per registrare il mondo così com’è. Per fissare il passato prima che tutto sia dimenticato. Per dissotterrare il passato perché è stato dimenticato. Per soddisfare il mio desiderio di vendetta. Perché sapevo di dover continuare a scrivere, altrimenti sarei morto. Perché scrivere significa prendersi dei rischi, ed è solo prendendo dei rischi che sappiamo di essere vivi. Per produrre ordine nel caos. Per dilettare e istruire (non lo si trova spesso dall’inizio del ventesimo secolo in qua, o almeno non in questa forma). Per compiacere me stesso. Per esprimere me stesso. Per esprimere me stesso in una bella forma. Per creare una perfetta opera d’arte. Per ricompensare i virtuosi e punire i colpevoli; o – la difesa del marchese De Sade, usata dagli ironisti – viceversa.

Per offrire uno specchio al lettore. Per dipingere un ritratto della società e dei suoi vizi. Per esprimere la vita inespressa delle masse. Per dare un nome a ciò che fino a quel momento era senza nome. Per difendere lo spirito umano, e l’integrità e l’onore umani. Per fare marameo alla Morte. Per fare soldi, così che i miei figli possano avere le scarpe. Per fare soldi, così da poter deridere coloro che prima deridevano me. Per farla vedere ai bastardi. Perché creare è umano. Perché non sopportavo l’idea di avere un lavoro. Per dire una parola nuova. Per fare una cosa nuova. Per creare una consapevolezza nazionale, o una coscienza nazionale. Per giustificare i miei fallimenti scolastici. Per giustificare la mia visione di me e della mia vita, perché non potevo essere “uno scrittore” a meno che non mi mettessi a scrivere. Per far credere che ero una persona più interessante di quanto fossi in realtà. Per suscitare l’amore di una bella donna. Per suscitare l’amore di un bell’uomo. Per correggere le imperfezioni di un’infanzia disperata. Per fare un dispetto ai miei genitori. Per inventare una storia affascinante. Per divertire e compiacere i lettori. Per divertire e compiacere me stesso. Per passare il tempo, anche se sarebbe passato comunque. Grafomania. Logorrea compulsiva. Perché ero spinto a farlo da forze al di fuori del mio controllo. Perché ero posseduto. Perché me lo dettava un angelo. Perché sono caduto nell’abbraccio della Musa. Perché aspettavo un figlio dalla Musa, e dovevo partorire un libro (un interessante caso di travestitismo, a cui indulgevano gli scrittori maschi del diciassettesimo secolo). Perché ho avuto libri invece di figli (svariate donne del ventesimo secolo). Per servire l’arte. Per servire l’Inconscio collettivo. Per servire la Storia. Per giustificare il comportamento di Dio nei confronti dell’uomo. Per rappresentare un comportamento antisociale per il quale sarei stato punito nella vita vera. Per padroneggiare una tecnica in modo da poter generare testi (una voce recente). Per rovesciare l’establishment. Per dimostrare che , qualsiasi cosa sia, è giusto. Per sperimentare nuove forme di percezione. Per creare un boudoir ricreativo nel quale il lettore potesse entrare e divertirsi (tradotto da un giornale ceco).Perché la storia si è impadronita di me e non mi avrebbe lasciato andare (la difesa del Vecchio Marinaio). Per mettere alla prova la comprensione del lettore e la mia. Per tener testa alla depressione. Per i miei figli. Per farmi un nome che sarebbe sopravvissuto alla morte. Per difendere una minoranza o una classe oppressa. Per parlare per conto di coloro che non sono in grado di parlare per se stessi. Per denunciare spaventosi misfatti e atrocità. Per conservare la memoria dei tempi in cui sono vissuto. Per dare testimonianza degli eventi terribili a cui sono sopravvissuto. Per parlare a nome dei morti. Per celebrare la vita in tutta la sua complessità. Per cantare le lodi dell’universo. Per ammettere la possibilità della speranza e della redenzione. Per restituire qualcosa di ciò che mi è stato dato.

Evidentemente, qualunque ricerca di una famiglia di motivazioni comuni si rivelerebbe inutile: il sine qua non, la pepita essenziale senza la quale lo scrivere non sarebbe più se stesso, non può essere trovato lì. Mavis Gallant comincia la prefazione dei suoi Racconti scelti con una lista più corta e più sofistica di motivazioni di scrittori, cominciando da Samuel Beckett, che disse che scrivere era tutto ciò che sapeva fare, e finendo con il poeta polacco Aleksander Wat, che le disse che era come la storia del cammello e del beduino: alla fine, il cammello l’ha vinta. “Così ecco cos’era la vita da scrittore” commenta Mavis Gallant “un cammello insistente”.

Margaret Atwood, “Negoziando con le ombre”

Annunci

Un pensiero su “Le motivazioni della scrittura

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...