Parcheggia questo

Parcheggio-230x230Basta poco per provare ad affrontare il lunedì mattina con un minimo di entusiasmo. Il sole aiuta e non poco. Così, appena seduto alla scrivania, decidi che la pausa pranzo la trascorrerai in un parco. Uno non molto distante, anche se è necessario comunque uno spostamento in auto. Trascorri le ore seguenti quasi felice dell’idea, che reputi unica, originale, fantastica, fino al momento di metterla in pratica: quando realizzi con poco che la metà dei lavoratori attivi in città ha avuto la tua stessa brillante e trafficatissima idea. Per diversi minuti combatti con l’inappropriata sensazione di condividere metaforicamente lo stesso destino di una supposta, finché non cerchi di ritrovare l’entusiasmo che andava scemando, giusto per non farti rovinare la pausa. Motorini adolescenziali ti sfrecciano accanto nel sottile interstizio che separa la tua auto dalla vecchietta col trepiede, speditamente avviata al suo posto su una panchina. Pochi metri, che riempi cantando, e sarai al parcheggio del parco. Resisti e ti carichi, proprio come pensi di fare col fresco e tiepido sole che ti attende.

Sicuramente troverai parcheggio. Lo senti. Non sai perchè, ma lo avverti, portato all’auto illusione. Sei il prossimo! Il primo posto che si libera sarà tuo. Eccolo. Ti prepari alla manovra nello spazio ristretto portandoti giusto giusto poco più avanti. Sistemi lo specchietto retrovisore, abbracci lo schienale del posto passeggero, proprio come ti hanno insegnato a scuolaguida e una smart dietro di te si è già accaparrata il parcheggio. Suoni gentile col sorriso – “Non si sarà accorta” – poi inizi a sbracciati e abbassi il finestrino cercando di mantenerti calmo e ancora disponibile al dialogo. La gentilissima conducente della smart ti fa notare che “Scusi, ma era andato avanti, pensavo che…” “Pensavi? Con quella faccia non credo” La seconda parte della frase la ometti augurandoti che la bocca abbia obbedito al cervello. “Ormai ho parchegiato”. Chiuso il discorso. C’è il sole. Cerchi ancora con zelo encomiabile di mantenerti calmo. Ma scorgi sul viso della ladra di parcheggio quasi una velata soddisfazione mista alla certezza di averla fatta franca grazie a chissà quale sublime arte della seduzione. Si getta con tutto il busto nel piccolo bagagliaio e ne estrae un borsone da spiaggia, di quelli trasparenti, che urlano a tutti le tue intenzioni. Quella borsa diceva esattamente: “vado a mangiare al parco in questa bella giornata di sole e mi porto un libro da leggere, nello specifico “Angeli e Demoni di Dan Brown”.
Disincastrato dall’angolo di intenzioni e miseria ispirazionale nel quale ti sei cacciato, decidi per un mesto rientro in ufficio. Non prima di esserti accorto che la ladra di parcheggio deve ancora passarti accanto. Approfitti del finestrino ancora abbassato. Le rivolgi un ultimo sorriso quieto. Giusto il tempo di dirle “L’Assassino è il Camerlengo”! Che anche lei abbia qualcosa di rovinato. La mela che avevi deciso di mangiarti al parco, a quel punto, anche in auto avrà un ottimo sapore.

Gianluca Meis

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3 pensieri su “Parcheggia questo

  1. RobyLepri

    A tal proposito, urge aneddoto. Molti anni fa a Perugia accadde un fatto simile. Giovinastro su Fiat 500 rubò parcheggio ad elegante anziano su Lancia. Il signore chiese spiegazioni e il furbetto rispose “Il mondo è dei furbi!!”. L’anziano non si scompose, rientrò in auto, fece retromarcia, ingranò la prima sgassando e si catapultò contro la fiat 500, distruggendola. Poi sfilò biglietto da visita e lo passò al ragazzo dicendo “Il mondo è di chi ha i quattrini”. Si recò quindi alla propria compagnia assicurativa e dichiarò di essersi trattato di danno volontario, e di non procedere al rimborso del danno, in modo che l’indennizzo venisse richiesto a lui direttamente. Il giovane fece causa, e la vinse. Ma si sa come procede la giustizia italiana, erano passati anni, l’anziano era morto e il furbetto restò con un palmo di naso e le spese legali da pagare.

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  2. anna wood

    Altro che dirle a voce il finale del libro, troppo poco ..avrei aspettato che si allontanasse poi con la chiave glil’avrei inciso sulla carrozzeria della smart.

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