Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione

f70d67d26dMio caro Jean, dolce ultimo amico, ti saranno giunte notizie allarmanti sul mio stato di salute. Purtroppo sono tutte vere. Fatico a reggere anche la penna con la quale ti sto scrivendo. Tuttavia non credere ad ogni dettaglio con i quali vogliono farmi passare per una vecchia pazza. Vecchia sì, pazza mi è stato risparmiato. Non c’è nessun velo sugli specchi di casa mia. Guardo il volto sconosciuto che vi scorgo riflesso e con lui ho lunghe conversazioni. Le uniche possibili. I lavoranti che ho a servizio son tutti a stipendio dei francesi. Vedo le guardie appostate al di là del giardino. Si credono furbi a leggere per giorni lo stesso giornale sperando di passare inosservati. La cuoca so per certo ha una tresca con uno di loro; quello che ha il compito di verificare ogni mattina se ancora respiro. Non appena avrò raggiunto mio figlio Giorgio in paradiso – non sorridere, sono certa che andrò in paradiso: Dio non può essere così meschino come lo dipingono a Roma! – si avventeranno in casa mia come iene e faranno sparire ogni cosa. C’è un mucchio di legna in cucina, troppa per pensare sia utile solo a preparare quel poco che ormai mangio. Sarà il fuoco nel camino a far sparire ogni cosa. Ogni traccia della mia vita e della mia missione. Non è solo interesse dei francesi ma anche dei piemontesi, sbarcati con tutti gli onori a casa del Papa. Voglio essere sepolta a La Spezia, che considero mia città natale, senza funzione religiosa e senza fiori. Non voglio che i giornali siano informati né tanto meno le autorità, civili e religiose. Ho chiesto di indossare la camicia da notte di Compiègne, quella che piacque tanto a Napoleone! Al collo la collana di perle e ai polsi i due braccialetti dono di nozze del Conte, mio marito. Il capo fallo poggiare sul cuscino di velluto che Giorgio ha ricamato quando era bambino.

Ai piedi, nella bara, i due cagnolini che ho fatto imbalsamare, ultimi compagni di questa mia desolata vecchiaia. Prendilo come ultimo desiderio o capriccio di chi hai tanto amato.  Quando si vogliono elencare i padri illustri del nostro Paese la lista è sempre piuttosto lunga: Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele III eccetera. Nessuno scriverà mai che senza di me le cose avrebbero preso altre strade. E tu sai bene quanto le mie gambe fossero un luogo delizioso ove transitare. Concedimi questo vezzo e ora sì puoi sorridere come nei miei ricordi fai sempre. Questo pensiero è carico più di nostalgia che di malizia.

Ti abbraccio, la tua “Nicchia

Gianluca Meis

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