Bones

image(1)Sposta le tue ossa, amore. Togli appena i tuoi denti dalla mia spalla. So che non hai colpa, se ci hanno messo così. Esposti al vento e alle foglie, al sole che ci farà nudi, ancora più nudi di come ci hanno sorpresi. E poi picchiati, e quindi trascinati. Sapevamo che ci avrebbero uccisi. Per questo siamo morti, perché in fondo lo eravamo già, fin dall’inizio. Ci soffiava a morte il caldo della brace dei nostri cuori, dall’età più tenera. La brace consuma. Non dovevamo farlo, no davvero, ma non potevamo farne a meno. E questo è tutto.Siamo arrivati fin qui dicono le tue ossa nel becco del corvo. Siamo arrivati ad avere quarantatre anni in due. E’ abbastanza, io dico. Ma tu sussurri e aggiungi anche i cinque mesi del figlio che si sta seccando in te.

E sia. Quarantatre anni e cinque mesi.

Adesso però spostati. Io così non posso più amarti.

Dove sono i tuoi capelli? Non è come da bambini, io stavo dietro alla tua sedia a spiarteli, neri e lucidi, attraverso il colore dell’aria. Che colore ha, l’aria? Sunita, sunita, sunita mia. Cosa avrei mai potuto risponderti? Avevi sempre domande difficili.

E io che lo sapevo non avevo le parole adatte a spiegartelo.

Siamo nati senza accorgerci. Poi ci siamo abbracciati fino a soffocare. Non ne avevano colpa i nostri corpi, neanche quando si cercavano attraverso le stradine polverose del villaggio che ci ha condannati. La gente non si ama. La gente si combina, si unisce di casta in casta, di patrimonio in patrimonio. Molti sono felici, si dice. Lo annunciano i campanelli degli sponsali!

Invece tra noi non c’erano suoni, ma silenzi e pause. Io in silenzio avevo bevuto i tuoi odori, quando l’età si era decisa a farli più forti. E perciò ti avevo seguito. Ti avevo seguito come un cane affamato e senza denti. Anche se non dovevo. Anche davanti a casa di tuo padre, che mi sputava tra i piedi, e dietro ai panni di tua madre alla fonte, che mi malediceva. Tu ridevi e i tuoi denti parevano fatti di sale.

Un fiore rosso è spuntato ieri tra le tue scapole. La notte lo ha reso nero. I cani se lo sono portato via. Come posso amarti ancora? Come posso amare quello che non c’è più?

Avevamo la giovinezza. Eravamo vivi. Eppure non lo avvertivamo. Anche dentro di te la vita che ci prendeva sapeva di morte. Sapevamo perfettamente ciò che ci attendeva. Non si pecca contro il villaggio, né contro il padre e la volontà di Dio. Ma Dio ci aveva fatti diversi da loro. Noi correvamo verso qualcosa.

C’è una rincorsa che non si può fermare, ed è più importante che avere una buona ragione per vivere. Vale per ogni cosa, e anche per il suo contrario. Come la pelle di un animale, tutto si può girare e cambiare. Ciò che è liscio di pelle tesa può diventare morbida pelliccia. Così credevamo.

Era bello toccarti i piedi.

Non li hai più. Se li è presi tua madre e li ha portati lontano, per baciarli con ferocia, con comodo. Per seppellirli ai lati opposti del vostro giardino e non farti più fuggire. Sei stata sua, prima che mia: questo ti gridò, quando scappasti di casa per uno come me, inferiore alla vostra casta. Uno dello stesso villaggio. Procreatore di mostri. Non è permesso, qui a Balla. Non si può, non si può e basta. A due ore di macchina dalla modernità sconcia di Delhi, qui oggi gli uccelli della malasorte ci beccano gli occhi per un peccato d’onore. Qui nostro figlio si dissecca nel tuo corpo che ho amato e non c’è più.

Venni semplicemente a prenderti, ma non fuggimmo. Dove mai potevamo andare? Questa era la nostra casa. Pochi pezzi di legno e lamiera, come noi.

Per piacere, sposta le ossa delle tue tempie che fino a pochi giorni fa baciavo di olio profumato. Pesano sul mio sterno diviso. Non vedi? Non c’è amore nell’orrore, mia regina. Tuo padre si è preso il mio membro disonorato e lo ha appeso alla sua finestra. Lì verranno animali inconsapevoli, a mangiarsi la nostra giovane gioia. Povero Om Prakash! Povero padre! Quante minacce ha fatto, quante bestemmie per il nostro bene!

Si è fatto prestare i denti dai tuoi cugini, e pugnali dai fratelli, e schegge di vetro da ogni donna della vostra casa, ed è stata una festa per tutti. Tua nonna ha sputato sul coltello che ti avrebbe aperto il ventre. Tua sorella ha pulito per terra il sangue con la veste di nozze che aveva preparato per te, per l’unione consueta. La gente è scesa in piazza a maledirci, e ha maledetto anche questa gente straniera, i giornalisti venuti a vedere i nostri corpi mutilati e a raccontare quello che ci hanno fatto. Ma cosa, in realtà, ci hanno fatto?

Chi siamo noi per giudicare? Non potevamo che amarci. Non potevamo che venire odiati e morire, fatti a pezzi, lacerati e polverosi. Non potevamo che restare qui, davanti alla casa dei tuoi, esposti agli occhi senza lacrime e pieni di orgoglio della nostra gente. Noi volevamo cambiare il mondo. Loro non potevano fare altro che ammazzarci.

Ciò che cambia, muta, è scritto, come il serpente. Ed è dannoso. Ce l’ hanno insegnato, e noi dovevamo saperlo. Ma tu inseguivi lucertole nei campi, e io ti inseguivo. Come sordo, come pazzo. Incurante delle preghiere di mia madre. Delle bestemmie della tua.

E’ stato così facile averti, così naturale. E’ bastato entrare dentro di te.

Come potevo sapere che dentro la carne di una donna le ossa fossero così bianche? Gli umori così aspri e spiacevoli? Sapevi di cose dolci, da viva. Sapevi delle serate indiane passate a giocare con i dadi, e a prometterci con gli occhi.

Ma ce li hanno strappati.

Adesso spostati, mia diletta.

Siamo morti davvero.

E venne il più anziano. Abbracciò il padre della disonorata e disse “Hai fatto bene, Dio è con te”

Venne la venditrice di acqua e lavò i piedi della madre “Non restituirglieli mai, i piedi, a tua figlia” disse “o se ne andrà di nuovo. Anche da morta. Lascia che il suo spirito venga a cercarli da solo”

Roberta Lepri

(English Version)

Shift your bones a little, my lovely. And get your teeth off my shoulder. I know it’s not your fault we were laid out like this, all exposed to the wind, the leaves and the rubbish…and the sun, this awful sun that’s going to strip us naked, a lot more naked than when they caught us in the act, beat the shit out of us, and finally dragged us here.

We knew they’d kill us. We had to die really, because deep down death had always been with us. Yes, my sweet, right from the beginning. Our poor little hearts were smouldering embers eating us up. That’s what embers do you know, they burn out eventually and die. We shouldn’t have done it, we really shouldn’t have, but we couldn’t help it. That’s just the way it was.

We’ve hardly had the chance to live…I think I hear your bones whispering inside that crow’s beak…we hardly make forty-three years between the two of usEnough, I sigh. But you go on whispering and add the five months for the baby withering inside you.

Fair enough. Forty-three years and five months, but now move away a little. It’s hard to love you in your present state.

Where’s your hair now? It doesn’t look like it did when we were small, when I used to creep in behind your chair to stare at it. It looked so black then and shiny in the breeze. But what colour is the air? Sunita, my lovely Sunita. How could I ever have answered that? You always asked such impossible questions.

Actually, I really did know the answer, but I couldn’t find the right words.

We were born knowing nothing; but then we hugged and hugged each other so tightly that we nearly choked.

It wasn’t our bodies’ fault: We were just drawn to constantly seek each other out along the dusty village paths, the same village that condemned us. People don’t just love each other you know. People join forces. They merge; caste joins caste; patrimony aligns with patrimony. Most of them are happy, so they say. It’s proclaimed by the wedding bells.

But between us there were no sounds, only silences and lulls. And I silently drank in your smell, when age made it obvious to me. After that I simply followed you around, like a starving toothless dog, even though I wasn’t supposed to. I even trailed after you down to the front of your father’s house, where he spat at me; and then to the spring where I hid behind your mother’s laundry, while she swore at me. You just laughed and your teeth looked like they were made of salt.

Yesterday, a red flower sprang up near your shoulder blades. The night turned it black. Then the dogs made off with it. How could I ever love you again my sweetheart? How could I go on loving what isn’t there any more?

We were so young. We were so alive, and yet we didn’t have a clue.  Even the new life growing inside you seemed like death. We knew exactly what was ahead of us. We knew you couldn’t sin against your village, against your father and against God’s will.

But God made us different: didn’t he? We were always running after something, and why should we let that kind of energy be stoppered. Isn’t it a better reason to live than any other? And doesn’t it apply to anything—and its opposite? Anything can be turned inside out and back to front. Like an old animal skin, an old tired animal hide: anything can be turned around and become soft and alive again. That’s what we believed in anyway.

I used to like touching your feet.

But they’re not around any longer. Your mother took them away, so she could bestow violent kisses on them at her ease. Then she buried them on opposite sides of your garden so you could never escape again. You are mine, she kept screaming at you, the day you ran away to be with me, me, an inferior nobody from a lower caste. You breeder of monsters. It’s forbidden here at Balla. You just can’t do it, and that’s that.

So here we lie, two hours’ drive from the modern obscenity of Dehli, with birds pecking out our eyes, because we sinned against the law. Here we lie, with our baby drying up inside you, inside that body I loved so much, inside this dead thing.

I came by and picked you up, but we didn’t run away. Where would we run? This was our home, a few pieces of wood and some chattels. Just like us.

Please, ease my bones off your temples can’t you, these poor temples I used to love to kiss and anoint with perfume just a few days ago. They weigh so heavily on my breastbone.

Don’t you get it? There’s no love in horror, my pretty one. Your father took away my dismembered dick and hung it over his window. And now unknowing animals are coming to peck at our secret joy.

Poor Om Prakash! Poor father! Those endless threats he kept making, the way he cursed us—all for our own good!

He borrowed some teeth from your cousins, some daggers from his brothers, some glass slivers from every woman in your house, and then what a party they had! Your grandmother spat on the knife they would use to slit your gut. Your sister mopped the blood off the floor with the wedding dress she had made for you, for your future official wedding.

People took to the streets to curse us and they also cursed all the foreigners, the journalists who had come to see our mutilated bodies and to report on what had been done to us. But what had actually been done to us?

Who are we to judge what they did? We couldn’t help loving each other, could we? We couldn’t avoid being hated, being torn to pieces, being left in the dust to die. We couldn’t avoid ending up lying here, in front of your parents’ house, exposed to our neighbour’s tearless, pitiless eyes. We wanted to change the world, and for that they had to kill us.

Anything that changes, it is written, transmutes like a snake and causes devastation. So we have been taught. We should have known better.

But you would go chasing lizards in the fields, and I just had to follow you. You were deaf; you were mad, heedless of my mother’s prayers and curses.

Having you was so easy, so natural, it was so right to get inside you.

How could I know that inside a woman’s body the bones would be so white? And the body fluids so sour and unpleasant? When you were still alive, you tasted of sweeter things. You tasted like the Indian nights we used to spend playing dice, when our eyes promised each other love forever.

But then they scratched our eyes out.

Now, please, my beloved, please move over a little bit.

We’ve really had it now you know.

And in the end the wise man came. He hugged the dishonoured girl’s father and said: “You did well. God is with you”.

Then the water vendor came and washed the mother’s feet. “Never give her feet back to her, to your daughter”, she said, “or she will escape again. Even if she’s dead. Let her spirit come and seek them on its own”.

traduzione Arabella  Bertola/Bea Ary

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