Lysiane e il vento di Brest

315183.1Come sia finita a Brest è materia per romanzieri falliti. A me piace raccontare d’aver inseguito un amore. Uno di quelli di cui finisci per accontentarti. Non amo Nono più di quanto, ora, ami il vento di questa città. Capace di stordire, di impedirti di pensare. Di lasciarti muta a guardare il va e vieni di uomini sconosciuti, qui a la Feria. Il sale nell’aria invecchia i visi come tutti i rimpianti ricamati tra le palpebre e i sorrisi di circostanza. Così le piume non solo mi fanno chiaramente puttana, ma nascondono gli anni spalmati sul collo, sul seno, che ha smesso di cullare uomini stanchi per farsi scrigno di compensi altrui: le mie ragazze, i miei ragazzi. Non chiedo loro il sesso, ma di essere ciò per cui son pagati. Non conto i bicchieri a chi aspetta l’alba ai tavoli del mio locale. Ho smesso di contare anche i miei. Canto spesso che “ogni uomo uccide ciò che ama”. Le donne invece sanno vegliare i cadaveri nella speranza che, da un petto ormai freddo, possa ancora nascere della dolcezza: quella di tutte le carezze che ho donato, togliendole dal conto. E adesso ragazze cantate voi. C’è vento oggi. Vado al porto.

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Gianluca Meis

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