Amore Platonico

KAMASUTRAHo fatto l’amore con te mille volte e tu non te ne sei mai accorta. Ogni volta che vedevo il riflesso bianco all’interno della tua pupilla del tuo sguardo sbarazzino. Ogni volta che le tue labbra si aprivano per dire due parole veloci e flatus vocis e niente che rimaneva se non una leggera vibrazione dell’anima. E i tuoi capelli legati alla bell’e meglio con un ciuffo ribelle che ti fa bella che ti ricade sul viso. E i tuoi vestiti che il mio sguardo eretico e pervertito ti toglieva in mille fantasie sprecate in solitari sguardi e sotterfugi alle tre di notte con l’ultimo bicchiere mezzo vuoto sul tavolino di un bar nascosto tra la nebbia e un lampione. E il tuo corpo ormai nudo nei miei pensieri che si affaccia come l’origine del mondo protendendosi in avanti imponendosi come il fusto di colonne gotiche all’interno di spazi vuoti e sacri. E il tuo corpo nudo senza imperfezione che in “streben” di malinconia e pani azzimi ed esilii di piacere in esodi in deserti troppo vacui, fa pensare all’ultima creazione buona di estetica estatica di un demiurgo che lasciò alla fine la parte migliore del suo lavoro.  Ed emigra con me, assieme al mio pensiero in giardini di pensieri dove spogli di ogni impiccio e impedimento e intoppi, tu spoglia e nuda e perfetta con solo il velo di Maya a mantenerti irreale, distesa con me in un triclinio di kamasutra e angeli e diavoli e perdizione e salvezza e luce e tenebra.

Con i capelli sciolti di ogni pudore, scolpiti in rarefatte gocce di sudore che condensano chicchi di sforzi di movimenti di sessualità di ancestrale memoria. E la musica di antichi diademi e di batacchi in campane di cristallo dove capovolte gli dei bevono irrefrenabili coppe di nettare e ambrosia, la stessa che io stacco attimo dopo attimo dalle tue stesse labbra che ricordano il colore e il candore di petali di rose colte di notte in rosari selvaggi di selve scure. E le carezze di mani flebili avvenute nel tempio di Priapo con Eros dalle mille frecce e Afrodite spumeggiante in conchiglie di mille colori salenti dalla spuma di un mare lontano e rumoroso di scogli, che guarda con invidia gli abbracci di teneri amanti consolante solamente di un pomo d’oro che ormai troppo usurato e insanguinato di giorni passati non conta più nulla per lei se non di essere come te, stretta in abbracci di tenero destino invasato di sessualità e follia che dionisiaco e apollineo s’incontrano nel tuo fertile corpo bianco. E i tuoi baci che niente hanno della materia greve e brava e amara, ma sol imbevuta di sole di raggi e di amore. E il tuo ansimare e il tuo amplesso di stella che riduce ad ombra il tutto, che sminuisce a fango e polvere qualsiasi tentativo di opporsi alla tua luce. E il tuo amplesso di regina che tutto stringe e nulla lascia, che vampa lingue di fuoco e ali di smeraldo e braccia esili e corpo aggrappato avvinghiato all’altro col cuore arroccato su alture di piacere troppo ardue da scalare. Ma tutto questo solo nel mio pensiero, poiché è solo fantasia e immaginazione e speranza mescolati assieme laddove nel reale è solo tempesta e fragor di venti e Scilla e Cariddi e bonaccia che arenan le navi in pantani dove nulla succede. Dove di tutto questo io solo possiedo, il vedere quella pallida luce bianca della tua pupilla da dove il mio sogno nasce.

Andrea “Knulp” Roma

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3 pensieri su “Amore Platonico

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