Breaking Head

LeeVanCleefStai alla larga dal mio territorio.
Me lo dice con lo sguardo torvo di chi non va fatto incazzare. Ha il fuoco negli occhi, una luce ammonitoria che sa di minaccia, di vendetta, di cattiveria. Stringe in mano i suoi volantini, stropicciati dal pugno chiuso in una morsa nevrotica. Capelli arruffati di chi non chiude occhio da qualche alba. La barba incolta e ingrigita dalle preoccupazioni. Gli occhi puntati su di me, forse si è allenato a lungo per riuscire a non sbattere le palpebre per così tanto tempo. La voce roca, i denti ingialliti, come non avesse neanche il tempo per una sana igiene orale.
Stai alla larga dal mio territorio.
Ma io ho roba più buona della tua.
Mi mordo la lingua, non voglio scatenare una rissa, qui e ora. Ai miei clienti non piacciono le macchie di sangue sul colletto, quindi eviterò accuratamente lo scontro fisico. Io i miei volantini li tengo nella tasca interna della giacca, per evitare che la situazione si scaldi ancora di più. A lui non piacerebbe vedere il mio prodotto che circola “nel suo territorio”. Anche se gran parte della sua clientela ormai non può più fare a meno della mia roba, lui si nasconde dietro la propria convinzione di essere ancora il migliore, come se in questo business si trattasse di essere migliori o peggiori.
Quando invece si tratta di essere semplicemente più liberi o meno liberi.

Tutto è iniziato quando ho cominciato a sintetizzare alcuni elementi nuovi. Sono sempre stato un grande consumatore di queste sostanze, ed esse mi hanno presto indotto una dipendenza, per poi diventare il mio lavoro. Spacciare era la logica conseguenza di un atteggiamento del genere, e così ho iniziato a distribuire la mia formula, ricevendo grande soddisfazione. Sempre più spesso la gente veniva da me per averne altra, in quantità ogni volta maggiore, di qualità sempre più alta. E in fretta il mio prodotto è finito tra le mani degli altri distributori.
Che ingrediente usa?
Qualcuno deve rubargli la formula!
La voce si è sparsa in fretta. La mia roba dava allucinazioni straordinarie, accendeva l’immaginazione, faceva vedere cose che la gente non aveva mai visto! Le sostanze in circolazione invece erano vecchie, concedevano solo qualche piccolo sballo, un paio di illusioni ormai prevedibili, qualche solletico all’ego, alcuni tremori di freddo. Si trattava delle solite miscele: regole decise da chissà chi, tecniche ammuffite che andavano di moda nel 1934, paradigmi vecchi e ridondanti. Si trattava di formule usate sessant’anni fa, quelle che si possono trovare a buon mercato persino nelle università, sotto i banchi di scuola, tra le pagine di manuali rinsecchiti. La gente era stanca, non traeva più alcuno sballo da quelle formule, c’era bisogno di una ventata d’aria fresca, e così sono arrivato io, senza grandi clamori, in sordina, dalla gavetta, e ho sintetizzato alcune cose nuove.
Stai fuori da questo territorio.
Così mi ha detto. Con tono grave, minaccioso, non quello con il quale è riuscito a crearsi il suo giro di clienti. Quello suadente, simpatico, seducente. Quello che vende un’immagine vincente, ma solo perché non ha un contraddittorio col quale fare i conti. Quello insomma che è crollato miseramente, appena ha capito che il monopolio non era più il suo.
Che poi, può esistere un monopolio per le idee?
Diciamocelo: le idee sono la sostanza stupefacente più potente sul mercato. Circolano, si mescolano, spuntano e esplodono. Nella testa, in vena, tra le mani, su una pagina, in bocca, poco importa il dove e il quando. Esse fermentano e provocano, creano nuovi mondi e modificano irrimediabilmente i mondi esistenti, e sono talmente pericolose da essere al tempo stesso colonna portante della società ed elemento fuorilegge per eccellenza! Esse scardinano e svegliano, proprio dove i cardini sedimentano e il risveglio è osteggiato. Le idee sciolgono le solidità incancrenite ed evaporano tutto ciò che è più pesante dell’aria stessa. Non esiste droga più straordinaria al mondo!
Quindi, di che territorio stiamo parlando, amico mio?
Un territorio ha confine, limite, geografia politica. Tu spacci ciò che è il contrario del confine, del limite, della geografia. E invece, guarda che cosa hai fatto: credi che la sostanza che distribuisci sia una tua proprietà, quando sei tu a esserne posseduto; credi di poterla rinchiudere in una gabbia di tuoi interessi personali, e così non ti accorgi che la gabbia è intorno a te, ermeticamente chiusa sulla tua miope autoreferenzialità. Territorio? Le idee non conoscono territorio, lingua, nazionalità o cittadinanza. Esse sono nomadi, ed è proprio questo che le fa essere stupefacenti: il fatto di prenderti il cervello e lanciartelo al di là di ogni confine, ogni limite, ogni gabbia, mostrandoti mondi, universi e quartieri che vanno al di là della tua piccola e rachitica realtà!
Mentre dico queste cose, che non avrei voluto dire, mi accorgo che un sacco di gente si è avvicinata. Ci osservano con gli occhi sgranati, le mani tremano, sono evidenti tossici delle idee in crisi di astinenza.
Ma io continuo.
Dov’è finito l’entusiasmo? Guardati, osservi con sospetto la libera circolazione del nostro prodotto, del quale siamo noi il prodotto, e vorresti creare una giurisdizione che preservi che cosa? Il copyright? Il diritto d’autore? Il tuo finto monopolio territoriale? Ma per piacere, torna in te, cerca di nuovo quella vitalità che è prerogativa dei liberi pensatori! Lascia che siamo noi a scorrere dentro le idee, non il contrario! Liberale, e facendo questo liberati di tutto l’ego, tutta l’invidia, tutto il risentimento di cui ti stai facendo carico!
Come volete che finisca questa storia?
Potrebbe finire bene, nel momento in cui gli occhi del mio rivale si addolciscono, e comprendono l’inutilità dell’atteggiamento ostile mostrato. Potremmo persino scambiarci i nostri prodotti, confrontarli, consumarli sotto il limpido cielo, metterli insieme, trovare una formula migliore superando i limiti che ognuno di noi ha. Ma sapete bene che questo non accade quasi mai.
Nei rari momenti in cui accade, allora qualcosa di straordinario si verifica. In quell’istante, il mondo si disarma dei propri pregiudizi e della cattiveria, e osserva teneramente due creature che trovano una comunione d’intenti, e da quella può nascere solo qualcosa di bello: una nuova idea.
In realtà, in quasi tutte le occasioni capita che gli occhi tradiscano nuovamente invidia e risentimento, acuendo lo sguardo d’odio e rinchiudendosi ulteriormente nella propria piccola stupida gabbia. E, in quel momento, il mondo perde la bella opportunità di quel disarmo di cui parlavo sopra. E ci si disinnamora un po’ dell’universo.
Sta – fuori – dal – mio – territorio.
Questa è la sua ultima parola.
Resterà da solo, amici miei, perché le idee non perdonano colui che le vuole imprigionare. E tornerà a essere un triste tossico solitario, che rubacchierà qua e là qualche idea, tentando di rinchiuderla, e in realtà rinchiudendo se stesso nel rancore degli interessi fasulli.
Le idee non conoscono territorio.
È l’idea a essere il territorio fertile delle nostre vite.
Accorrete. Oggi, distribuisco a gratis.
Buona stupefacenza.

Riccardo dal Ferro

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3 pensieri su “Breaking Head

  1. RobyLepri

    Bella gente, gli spacciatori di parole! Hanno le loro zone, si riuniscono in bande, ognuno ha la sua specializzazione e guai a sconfinare! Rara la comunione di intenti, spesso prevale l’ambizione personale del guitto che vuole farsi boss di qualcosa, unico a decidere, ultimo a dire l’ultima parola, con la pretesa che diventi legge. Bellissima metafora, illudiamoci di riuscire a essere diversi.

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