Il Principe Ranocchio

img216Mai sottovalutare la potenza del carnevale. Il carnevale può traumatizzare o determinare il destino di un povero fanciullo. Personalmente a me ha fatto l’uno e l’altro. Ho un fratello maggiore e a me in quanto minore venivano sempre trasferiti gli abiti e le scarpe da lui dismesse. Insomma, vestivo uno chic usato. Mi pesava poco a dire il vero, anzi, le scarpe consunte favorivano meglio i calci al pallone per strada, indi per cui ero più che soddisfatto. Nulla da eccepire, contribuivo così, senza colpo ferire, allo stato economico della famiglia. Avevo un look consunto che mi conferiva, come dire, quel certo fascino di ragazzo vissuto che alle candide fanciulline del rione piaceva tanto. E così, secondo consuetudine, anche per il carnevale, vestivo costumi dismessi, usati dal fratellone negli anni passati o quel che di essi ne era rimasto. Ogni volta ne veniva fuori un travestimento mix di un certo interesse artistico. Rangerzorro, cowboyspaziale, supermangodzilla… mia madre era abile nell’assemblare il tutto ed io ero bello e pronto, confezionato ad arte, per la sfilata del Martedì grasso. Come sempre, io non facevo una piega anche perché, del travestimento in se non ero più di tanto interessato, la cosa assolutamente fondamentale era possedere un’arma. Il mio pensiero fisso è stato sempre, vestitemi anche da scarafaggio ma mollatemi una pistola, un fucile, un bazooka, un lanciafiamme, qualsiasi cosa, purché abbia un’arma personale da usare all’uopo. Per me era essenziale avere un’arma per terrorizzare ragazzine e ragazzini intenti a gettare coriandoli che io detestavo rigorosamente.

Come le lingue di menelik o altre amenità carnevalesche. Le odiavo.  Io dovevo avere un’arma da esibire ed usare a profusione a carnevale; bimbetti fuori dalle palle co’ sti coriandoli…vi fulmino o ben che vada vi ceco un occhio con la fionda laser. Bimbe fate molta attenzione, lo sceriffo è tornato in città! Vi disintegro. Entravo velocemente nella parte. Un maledetto carnevale, segnò la mia vita per sempre, non potrò mai dimenticarlo. Mia madre tirò fuori uno scatolone nuovo e lucente, con un costume nuovo e fiammante per il fratellone che sfiammeggiava per la contentezza. Lanciava urla stridule di gioia. Sembrava un numero pirotecnico in piena esplosione. Dalla mia posizione arretrata, mettevo a fuoco con attenzione. Quello era l’abito che avrei indossato io il prossimo anno. Era un vestito da principino. Principino!?!? Il mio tenero cuore, giuro, si fermò per qualche istante. Ricordo il suono del tonfo…fece punfete, punfete…punf…slang… deglutii con gli occhi sbarrati e, solo dopo un bel po’ riuscì a ripartire. Mai più sano. Mio fratello lo indossò in un baleno fiero ed orgoglioso del nuovo, nobile travestimento. Un abbagliante completino di raso verde, color ranocchio, con una lunga piuma bianca di struzzo infilzata in un basco di velluto in tinta, rigorosamente verde. Uno schifo mai visto! Pizzi e lustrini a iosa corredavano l’orrido. Un cinturone con fibbia dorata lucente, calzamaglia damascata e scarpe di vernice nero petrolio. Basito, assistevo inerme alla trasformazione dell’anfibio paludoso, tracannando meccanicamente un’intera scatola di wafer alla vaniglia, probabilmente, con cellophane annesso; ero disperato. Nulla, il ranocchio principesco non aveva nulla. Ne’ uno spadino, ne’ un coltello, una tronchese, una merda di temperino svizzero. Nulla! Assolutamente nulla! Un ranocchio pacifista verde piumato e basta. Mio fratello, invece, lui sembrava in estasi. Cominciò anche a parlare con una erre moscia, molto fastidiosa, declamava versi dannunziani e saltellava per la casa con una leggiadria mai conosciuta prima. In quell’attimo, nella mia mente di bimbo criminale, pianificai l’unica cosa che avrei potuto fare. La notte stessa raccolsi le vestigia del ranocchio piumato e furtivamente appiccai un rogo all’interno del cortile. Guardare il vergognoso abitino prender fuoco cambiò per sempre il mio destino. Ne ero fiero. Non l’avrei mai potuto indossare. Mai! Il carnevale segna per sempre il destino dei bimbi. E così, care mamme, io vi dico, fate molto attenzione alle scelte carnevalesche per i vostri piccoli. In fondo, un fratello presidente nazionale dell’Arcigay non l’avrei mai desiderato. Ed io? Tutt’altra carriera. Per il momento sono solo un umile latitante in Aspromonte, ma con l’assoluta certezza che molto presto mi conquisterò pure la condizionale.

Roberto Testa

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2 pensieri su “Il Principe Ranocchio

  1. anna wood

    Meraviglierrimo! da rotolarsi dal ridere vestiti da principe mentre si mangia una frittura di ranocchi 🙂 ahahha

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