Quando Natale Arrivò sognò l’eternità

testamentoNatale Arrivò aveva un solo sogno nella sua vita: una grande famiglia con la quale tramandare il suo nome. Ma non fu molto fortunato, perché in sorte gli toccarono solo figlie femmine. Allora decise che avrebbe fatto in modo di tenerle tutte vicino a sé. Ma il destino gliele allontanava, una alla volta, e se riusciva ad avvicinare una figlia, ecco che subito l’altra, per lavoro o per amore, se ne andava all’altro capo del mondo. In tutto questo suo architettarsi la vita c’era nascosta la sua ansia di non restare solo. Non aveva grandi possibilità economiche e, a dirla tutta, era anche un po’ stretto di manica, ma non faceva mai mancare alla sua prole qualche piccolo segno del suo affetto. Regali insignificanti, perlopiù, decisamente inutili, tanto che le figlie prima e i nipoti poi, si rassegnarono a dirgli di risparmiarsi quei denari per il suo funerale. E quel giorno venne. Natale Arrivò morì una sera d’estate, senza alcun preavviso e apparentemente in ottima salute.
Trascorsero anni, il tempo necessario alla rassegnazione di fare il suo corso. Una mattina la vedova, le figlie e i nipoti di Natale furono convocati da un signor notaio. Sbigottiti appresero che Natale aveva lasciato una bella eredità che per tutto quel tempo era stata gestita da un collegio di esperti e che, a quel punto, poteva essere ripartita secondo le volontà del defunto. A ciascuno era stata donata una casa e non avevano possibilità di scelta. Le costruzioni si trovavano in un campo poco lontano da lì, una serie di casette nuove nuove, una accanto all’altra, e con la crisi economica incombente gli eredi furono felici di avere un tetto sicuro sulla testa.

Ecco che fine avevano fatto i denari che Natale non aveva mai speso! Si trasferirono tutti in men che non si dica, una piccola comunità variopinta ed eterogenea che, nel tempo, si arricchì di nuove presenze e nuovi edifici. E la famiglia divenne comunità, e la comunità divenne villaggio, e alla fine furono in molti a non conoscersi tra loro. Quando il villaggio diventò città nulla quasi era rimasto del suo nucleo originale. Tranne una storiella che passava di casa in casa, di bocca in bocca, sulle sue origini: si diceva che prima lì ci fosse un campo e che la città nacque il giorno in cui arrivò Natale. Per questo il 25 dicembre si festeggia ancora il compleanno cittadino, e Natale Arrivò sorride di lassù: finalmente il suo nome sarà ricordato in eterno.

Cetta De Luca

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Un pensiero su “Quando Natale Arrivò sognò l’eternità

  1. sedcetta

    L’ha ribloggato su Cetta De Lucae ha commentato:
    La mia prima favola, piccola come una metafora, gentilmente pubblicata da “Tutta colpa della maestra” su Svolgimento.

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