Red Carpet

red-carpet_oscar-2013-770x513Sbadiglio stranito dalla luce, e lento emergo dal sonno. Gli occhi, ingannati dai resti di un sogno, faticano a trovare il mondo. Gli occhiali rovinano a terra, spazzati da un gesto maldestro della mano. Nella bocca si agitano sapori di misantropia forzata: ogni muscolo rivendica attenzione e i piedi nudi sul pavimento scaricano brividi fin sul collo.
Appoggiato con una mano al muro, scroscio il dovuto tra il cestello bianco al pino selvaggio e un moscerino feticista: fingendo d’ascoltare un ruscello d’alta montagna, fisso le fughe tra le piastrelle di fronte a me, continuando a fingere anche un’improbabile lista di lavori per la casa, talmente importanti ed ineludibili, d’averli già dimenticati allo scarico dello sciacquone.
Sbattono le finestre della vicina già nervosa. Fischia la caffettiera che spande il profumo del suo prodotto. Le macchine in fila, a turno, rimandano voci di radio giornali e urla fuori posto dal pop di media classifica. Il sordo rantolio di un vecchio aspirapolvere stanco del girare a vuoto per la casa dei vicini, quasi mi impietosisce e mi ispira un attentato a buste di sabbia di mare, tanto per dargli un giorno la soddisfazione di servire!


Il mondo coi suoi isterismi mi aspetta fuori dall’uscio di casa insieme alle bollette nella cassetta delle lettere, con l’ultimo invito a comprare in comodi volumi tutto il sapere: un unico pensiero lo merita l’allegato omaggio da non restituire qualora si rinunci all’offerta; i riflessi del mattino sulle lucide finestre orlate di alluminio mi fanno sentire per un attimo sulla passerella del palazzo del cinema di Venezia. L’assedio delle auto in coda si tramuta nell’acclamazione di una folla adorante.
I vestiti lussuosi, di un nero lucido, si contrappongono al rosso del tappeto già coperto di fiori e sospiri. Circondato dalle attrici del mio film, in rigoroso abito lungo con abbondanti spacchi per lo sguardo, mi avvio a passo studiato verso l’ingresso della sala. I fotografi urlano a turno il nome delle mie accompagnatrici, invocando un sorriso a favore del proprio obiettivo: cercano anche un dettaglio nel mio soffocante sorriso da parata, un ammiccamento da stampare in prima pagina!
In un attimo, dalla folla, un fan delirante si distacca dalla massa informe. Correndo punta il suo divo: io! Strappandosi in un delirio concitato il cappello, riesce ad attirare la mia attenzione, tra il compiaciuto e lo sconcerto. A pochi passi da me, mi aspetto l’abbraccio caloroso, il tentativo maldestro di estorcermi un ricordo, un mirabilia, qualcosa da mostrare agli amici con orgoglio.
Ormai di fronte, allunga la mano: sta per toccare il suo idolo, immortalato nell’istante da migliaia di flash. L’emozione è una luce nel suo sguardo riempito di me! La sua voce mi raggiunge limpida, cristallina: “Favorisca libretto e patente”.

Gianluca Meis

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