Consigli di Marguerite Yourcenar

tumblr_m0m8kpZQ141rqsoodo1_400Si obbedisce prima di tutto a un certo bisogno di esprimersi che è molto misterioso; perché lo si provi, questo bisogno, io non lo so, ma vi sono situazioni, riflessioni, che esigono, inesplicabilmente, di essere scritte, di essere dette.

Ho sempre scritto i miei libri col pensiero prima di trascriverli sulla carta, e a volte li ho perfino dimenticati per dieci anni prima di dar loro una forma scritta. Le abitudini servono alla creazione letteraria perché nelle abitudini c’è un che di rituale.

Quando mi metto alla scrivania so già esattamente quello che devo fare, perché ce l’ho tutto scritto nel pensiero. Naturalmente dà luogo a una sorta di chiaroscuro, mette in risalto errori o dà adito a nuove scoperte, ma i fatti, le idee sono già là. Per un saggio critico, il modo di procedere è molto diverso
Si tratta in questi casi, di una continua verifica: si leggono e si rileggono i testi: “forse mi sbaglio… perché? Come?”. Il mestiere di scrittore è un’arte, o meglio un artigianato, e il metodo dipende un po’ dalle circostanze. A volte prendo un blocco e butto giù il mio testo con una scrittura che sfortunatamente diventa illeggibile in capo a quattro o cinque giorni, che in qualche modo appassisce come i fiori.

Ma succede anche che vada dritta alla macchina da scrivere e batta una versione. In ambedue i casi, per ogni frase, vado di slancio; successivamente, cancello, scelgo la frase che preferisco. Lavoro anche con forbici e colla, ma non sempre.

Alla terza o quarta revisione, armata di matita, rileggo il mio testo, già quasi a posto, e tolgo tutto quello che può esser tolto, tutto ciò che mi pare inutile. E qui, esulto. Scrivo a piè di pagina: abolite sette parole, abolite dieci parole… Sono felicissima: ho soppresso l’inutile. Cerco le frasi più nitide, le immagini più semplici, senza cercare di essere originale a ogni costo.

La capacità di concentrazione della mente nel lavoro è talmente forte, e dunque talmente estenuante, che non credo proprio agli scrittori che dicono di mantenerla ventiquattr’ore su ventiquattro e neppure dodici. E poi, sarebbe come precludersi delle riserve, degli arricchimenti necessari, così come non vedere il sole, non guardare gli alberi significherebbe privarsi dell’ambiente naturale: esiste anche un ambiente umano che ci è essenziale, anche se non gli si accorda sempre un grandissimo valore”.

Marguerite Yourcenar, “Ad occhi aperti

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