Quasi amiche

amicheLa pista è piena di gente fino all’inverosimile, in quella notte disco anni ottanta. E’ il 1986, per la precisione, e loro sono schiena contro schiena, la sigaretta in mano, i tacchi alti, i capelli lunghi. Lei è riccia, lei è liscia. Comitive differenti. Figlie bene. Figlie di papà che lavorano un sacco, turismo e servizi, perché loro abbiano i soldi per ballare Kiss We could have a good time. Non devi essere ricca per essere la mia ragazza ma se lo sei pure meglio, pensano all’unisono e ridono, belle. Sono nella frazione di un attimo che durerà per sempre e non si ripeterà più. Il tempo è una bolla, è il fumo delle sigarette, è il Cointreau con ghiaccio che scende in gola e profuma l’alito. Una è bassa e tonda l’altra alta e un po’ cavallina.

Non lo sanno, oh no, loro non lo sanno. Sono destinate a rimanere così, schiena contro schiena e a non riconoscersi pur conoscendosi. I want to be your fantasy maybe you could me mine. Si sorridono voltandosi ma è solo un istante che finirà nell’oblio delle facce che non ha senso ricordare.

Una resterà fidanzata per sempre all’uomo sbagliato, un pugile picchiatore di donne, che cambierà faccia ma mai abito. Una invece sarà sola, ballerà sola, tirerà avanti i figli da sola e non avrà nessuno a consolarla, né una famiglia, né una voce fuori dal coro.

Si rivedranno venticinque anni dopo. E per un lungo periodo continueranno a non riconoscersi, pur vivendo insieme, gomito a gomito, stesso ufficio, una padrona, l’altra al contrario, perché suo padre si è perso tutto al videopoker. Prenderanno perciò il caffè dalla stessa macchinetta ma solo per una sarà dolce. Una avrà continuato a fumare, l’altra aveva smesso la sera stessa al rientro dalla discoteca, sua madre aveva sentito l’alito che puzzava di alcol e fumo e l’aveva detto a suo padre ed era scoppiato un casino.  Per alcuni anni trascorreranno insieme otto ore al giorno, lavorando e parlando male degli uomini, scambiandosi regali per il compleanno e a Natale, provando gioia più o meno per le stesse cose, anche se una prova gioie da padrona e l’altra no. Ed è per questo che si cercherà un ennesimo maschio dominante, dopo che gli altri l’avranno sfruttata e buttata via, uno che la toglierà dalla sua casa di vecchi, via dallo stato di zitellaggio inoltrato, via dalle regole, quando i soldi mancano bisogna prenderli, chi vuoi che se ne accorga, chi vuoi che lo veda, da voi ne passano tanti, dai che arrotondiamo.

Ed è quando la padrona la trova con le mani nel cassetto, quando la vede che ha gli occhi fuori dalle orbite e i capelli ormai stopposi, con i risentimento per quella vita che si è fatta di merda, la vede che arraffa i soldi, ce li ha in mano, è entrata a orario non consentito, ha aperto il cassetto con la chiave nascosta, quella che loro soltanto sanno dov’è, lei che era persona fidata fino a un istante prima, e invece l’altra la vede, ormai l’ha vista, non vorrebbe, le pare impossibile, forse è il suo cervello che ha le visioni, ma è attenta ai dettagli e nota il cassetto aperto con la chiave e lei con i soldi stretti in mano e un cacciavite per fare finta di forzare la serratura, giusto qualche graffio che sia compatibile con la dinamica, e c’è pure la finestra già socchiusa a inscenare un ladro entrato salendo sul balcone.

In quel preciso momento si guardano e creano un’altra bolla. Un altro momento nel tempo in cui cristallizzarsi. Si sentono di nuovo schiena contro schiena, sudate, e si riconoscono.

Kiss.

Teodora Ponti

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2 pensieri su “Quasi amiche

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